LAURA ROCCA.
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IL REGNO DELL'ARIA
Serie: Le Cronistorie degli Elementi. 2. Il mondo che non vedi.
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2016.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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TRAMA.
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«I limiti dimorano nella testa di chi li ha, nelle azioni di chi se li impone, negli occhi di chi li vuole vedere e nelle parole di chi non vuol sperare.»
Celine è convinta di essere una ragazza insignificante e invisibile, ma il destino ha in serbo altri piani per lei: non solo scopre un mondo di cui non conosceva l’esistenza, ma ne è persino a capo.
Purtroppo questo dono inaspettato le preclude l’amore dell’unico ragazzo che le abbia mai fatto battere il cuore in diciotto anni. La profezia, infatti, lega il suo destino a quello dell’altro Prescelto, e il suo amato Aidan è irremovibile: non infrangerà le loro leggi perché non vuole esporla ad alcun pericolo.
Celine non può crogiolarsi nel dolore, non ha più tempo. I nemici stanno colpendo duramente i Quattro Regni, Fàs ha deciso di attaccare e il popolo si sente talmente abbandonato da aver perso ogni speranza. Le protezioni attorno al Regno dell'Aria stanno cedendo e, mentre il male si avvicina, Celine deve ritrovare la Lama d’Aria, dispersa da quasi vent’anni. La sopravvivenza del Regno dipende dalla riuscita della sua missione. L’unica possibilità di salvezza è nelle sue mani.
Alla scoperta di un mondo nuovo, immerso tra i ghiacci della Finlandia, Celine si appresta a sciogliere le fila di un antico mistero.
In questo libro sono presenti parole di uso non comune. Troverete in fondo al libro un breve dizionario, non è forzatamente necessario alla comprensione del testo poiché, nel corso del libro, sarà possibile comunque dedurre chiaramente il significato delle parole. Sarà presente anche l’elenco dei personaggi. Se ne sconsiglia la lettura, prima di aver terminato il libro, poiché potrebbe essere fonte di spiacevoli anticipazioni.
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L'AUTRICE.
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Laura Rocca è autrice di libri young adult, fantasy e romance.
Nasce a Genova sul morire dell’estate. Forse è per questo che ama tanto l’autunno; o forse perché colori, profumi e suoni autunnali alimentano la sua indole fantasiosa. Fin da piccola vive avventure fantastiche, eludendo la realtà. Ricorda ancora con gioia le scuole elementari, quando immaginava, insieme alla migliore amica, che un grosso chiodo bitorzoluto fosse la porta segreta per il Paese delle meraviglie. Crescendo dirotta la sua apertura mentale nella scrittura, dando libero sfogo  all’immaginazione. Pomeriggi interi spesi a dipingere, tramite una penna e un vecchio diario, realtà incantate che solo lei può vedere, nelle quali si rifugia. Pur conseguendo un diploma non umanistico, continua ad assecondare la sua passione, perché crede fermamente nella realizzazione dei sogni, con determinazione e spirito di sacrificio.
Dal 2005 al 2011 cura un blog su Splinder, piattaforma ormai dismessa, nel quale racconta le sue vicissitudini lavorative, con ironia e sarcasmo. Nel frattempo continua a scrivere poesie, piccoli racconti e fiabe, ma non ha il coraggio di mostrarli a nessuno. Nel settembre 2013 decide che è ora di provare a realizzare uno dei suoi più grandi sogni: pubblicare un romanzo fantasy. 
Inizia così, nel giorno del suo trentatreesimo compleanno, la stesura del primo volume de Le Cronistorie degli Elementi: Il mondo che non vedi. Ama incontrare i suoi lettori, sia virtualmente sia di persona. Ama viaggiare perché adora l'incognita che rappresenta scoprire un nuovo posto. Ama la fotografia e fotografa di tutto: paesaggi, foglie, cibo, attimi di vita. Non esiste un soggetto particolare, conta solo l'emozione.
Nel gennaio 2015 apre un blog nel quale si concentra sull’epoca vittoriana – un’altra sua grande passione – e pubblica romanzi a puntate ambientati nell’Inghilterra del 1800. Nel 2015 pubblica il primo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il mondo che non vedi. A dicembre dello stesso anno pubblica il relativo Spin-off Aidan. Nel 2016 pubblica il secondo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno dell’Aria. Nel gennaio 2017 pubblica il terzo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno del Fuoco. Nel maggio 2017 pubblica il romanzo rosa storico Un mistero per lady Jessica. Nel luglio 2017 pubblica il quarto volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno della Terra.
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IL REGNO DELL'ARIA.
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Possono il ghiaccio e il freddo uccidere un amore,
esistono poteri più grandi così forti da sopprimere
una luce inestinguibile? A chi ha fatto tesoro del
mio sogno e ha voluto condividerlo con me.
Siamo una sola anima tu ed io
In verità siamo una sola anima,
tu e io.
Appariamo e ci nascondiamo,
tu in me, io in te.
Ecco il significato profondo
della mia relazione con te.
Poiché fra te e me non esistono
né tu, né io.
Siamo al tempo stesso
lo specchio e il volto.
Siamo ebbri della coppa eterna.
Rumi.
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PROLOGO.
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Celine era andata via da poco più di venti minuti e sembrava che il tempo si fosse fermato.
Stava malissimo all'idea di ciò che le aveva detto, ma non poteva fare diversamente: fingere davanti a
tutti sarebbe stato impossibile, specialmente perché sarebbero stati a stretto contatto per troppo tempo.
Gli faceva male aver messo in ridicolo i loro sogni e averle restituito il medaglione, ma era importante
che lo avesse lei, che lo portasse per entrambi. Lui si sarebbe arrangiato, se la cavava sempre, ma
Celine non poteva rischiare. Certo, gli faceva paura pensare a ciò che poteva aver sognato lei, ma
restituirglielo era l’unico modo per convincerla. Sminuire il loro legame non sarebbe servito a niente se
avesse continuato a portarlo: Celine doveva pensare che lui non dava valore alle strane coincidenze che
li legavano.
Fu sorpreso quando sentì dei sonori colpi alla porta. Si accostò all'uscio della sua stanza,
chiedendosi se Celine fosse tornata. Auspicava così non fosse, e al contempo il suo cuore accelerò nella
speranza di rivederla.
Non poté fare a meno di sentirsi deluso quando ascoltò Mavi dire: «Kaina, entra, accomodati».
Si chiese cosa volesse quella serpe. Pensò che forse avesse visto Celine andare via da casa loro
e fosse venuta a dire la sua. Aidan sperò che volesse solo fare due chiacchiere con Mavi, ma la sua
aspettativa fu presto infranta.
«Aidan, vieni giù per piacere, abbiamo visite», sentì urlare sua sorella dal piano di sotto.
Si fece forza e scese giù. Kaina si era già accomodata: come suo solito era vestita in modo
eccessivo e volgare, la scollatura la copriva a malapena.
"Pensa ancora che basti così poco?" si chiese Aidan, e si sedette al capo più distante del tavolo
rispetto a lei.
«Che sorpresa», disse sarcastico.
«Aidan... », lo rimbeccò Mavi imbarazzata. «Scusalo, oggi è di cattivo umore», proseguì sua
sorella a beneficio dell'ospite.
«Ci sono giorni in cui è di buon umore?» domandò Kaina, ridacchiando.
Mavi finse di assecondare la battuta e rise con lei. Se quel teatrino fosse andato avanti ancora a
lungo, le avrebbe buttate fuori, insieme, a calci. Si chiese perché Mavi non avesse detto anche a lei che
non c'era, come aveva tentato di fare con Celine.
Kaina raccontò varie banalità e si vantò del corso che stava facendo per migliorarsi, ad Aidan
non sfuggì una nota velenosa nella sua voce. Era risentita con Celine perché aveva scelto Buonia, ma
soprattutto era arrabbiata per essere stata esclusa dai viaggi.
«Così domani sarà il gran giorno...» sputò all'improvviso. «La contadina che sposa il nobile.
Originale!».
«Io non mi permetterei certe osservazioni, Kaina», la fulminò Aidan. «Buonia non è una
contadina da tempo, né tantomeno una cameriera, e il suo valore lo ha dimostrato. Non credo debba
dimostrare qualcos’altro a te».
«Certo, ma mio zio mi ha detto che alla prova è stata aiutata dalla nostra cara regina fantoccio»,
disse, sfidandolo a difendere Celine.
Aidan strinse i pugni sul tavolo, il tempo di Kaina era davvero scaduto, stava per volare fuori
dalla porta. Poi si accorse che Mavi gli stingeva un ginocchio sotto il tavolo. Probabilmente lo stava
provocando appositamente: non vedeva l'ora che si mettesse a difendere Celine, per poterne poi andare
a parlare con Davios.
«Kaina, mi rendo conto che per te sia difficile accettare che Celine sia ciò che è, visto il modo
in cui l'hai trattata alla villa, ma devi farlo», si limitò a osservare.
«Mi rendo conto anch’io che deve essere difficile per te rassegnarti a ciò che è, dopo il modo in
cui l'hai trattata tu», proferì, inarcando le sopracciglia e scoppiando a ridere.
Non si era mai reso conto che fosse una persona così sgradevole, ma in fondo non si era mai
spinto molto in là con lei, non l'aveva mai conosciuta davvero, se non in un letto.
«Immagino che ci sia un motivo se sei qui», disse, stufo di ascoltare quegli sproloqui.
«Sì, certo», annuì Kaina.
«Dunque?» domandò Aidan, che non vedeva l'ora se ne andasse.
«Sono venuta a fare ciò che speravo facessi tu. Immagino che domani non accompagnerai
nessuno al matrimonio e volevo chiederti di andarci insieme a me. Sarebbe un buon modo per
riprendere la nostra amicizia...» buttò lì , sorridendo maliziosa.
Aidan non aveva nessuna intenzione di riprendere un bel niente e chiarì immediatamente la
cosa. «Non ne ho la minima intenzione, Kaina, pensavo fosse chiaro. Non intendo andare al
matrimonio di Buonia con te, né con nessun'altra. Ora, se mi vuoi scusare, torno di sopra», rispose in
malo modo, mentre si alzava per lasciare la stanza.
«Allora non c'è più motivo di trattenersi», disse Kaina, alzandosi a sua volta.
Arrivata alla porta, si voltò con un’espressione sorridente, ma il suo ghigno aveva il sapore del
veleno. «Andrò da qualcuno che ancora non è diventato una donnicciola, sono certa che Brian sarà più
che felice di accompagnarmi alla festa e di tenermi compagnia anche dopo».
Quando la porta si chiuse alle spalle della ragazza, Aidan guardò la sorella. Il suo volto era il
ritratto della tristezza.
«Perché gliel’hai detto?» chiese sgomento.
«Non gliel'ho detto, deve averlo capito. Quella ragazza è una vera serpe», disse Mavi,
lasciandosi sfuggire una lacrima.
Aidan aprì la porta.
«Dove vai?» chiese allarmata.
«La raggiungo...» rispose Aidan.
«Non lo fare», tentò di fermarlo, «non servirà a nulla, ne abbiamo già parlato».
«È vero, ma tra poco partiremo, almeno la terrò lontana da lui per un po', e sarà utile anche a
me», rispose Aidan, che ormai aveva deciso.
Senza pensarci due volte prese la porta e si mise a cercare Kaina in mezzo alla neve. Non fu
difficile trovarla, stava camminando lentamente: era arrivata in fondo alla strada, ma la sua mantella
viola spiccava in quel bianco accecante. Quando la raggiunse si accorse che lei non ne era affatto
sorpresa.
«Ci hai messo meno del dovuto», disse, prendendosi gioco di lui.
«Sei davvero una...» iniziò furioso.
«Fermati prima di dire qualcosa di cui ti potresti pentire», lo interruppe Kaina. «Domani verrai
con me? Sei venuto a dirmi questo?» domandò.
«Sì, verrò con te al matrimonio», rispose Aidan, che nemmeno la stava guardando in faccia.
Kaina, per tutta risposta, lo abbracciò. La cosa gli diede un fastidio immediato. Non era giusto,
era sbagliato. Il suo profumo gli dava fastidio, la sua testa sul petto era un peso sul cuore e le sue
braccia strette attorno al corpo erano una gabbia che lo soffocava.
«Sei così rigido...» osservò lei. «Una volta sapevi cosa fare».
Aidan non si dette neppure la pena di rispondere.
«Non dirai niente a Brian, mai!» le intimò. «Se lo farai avrai di che pentirtene, te lo giuro
Kaina. Se ferirai mia sorella, riferendo a Brian ciò che prova per lui, non avrò pietà».
«Calmati! Non era mia intenzione dirgli nulla, non ho niente contro Mavi; Brian non mi
interessa per niente, era solo un modo per averti tutto per me», rispose Kaina, confermandogli quanto
aveva sempre sospettato. Andava a letto con Brian solo perché sperava che lui se ne infastidisse.
«Be', se ti accontenti di avere la mia compagnia con il ricatto, ti accontenti di ben poca cosa.
Come ti ho già detto non ci sarà mai nulla tra noi», mise in chiaro.
«Oh, Aidan, ultimamente sei davvero poco arguto», attaccò lei, «non mi accontento di averti
con il ricatto, alla fine ti stuferai della tua bambolina perfetta. Quando incontrerà il Prescelto non ti
degnerà più di uno sguardo e allora verrai da me, come sempre, come tutte le volte che qualcosa non
andava e cercavi qualcuno con cui sfogarti. Per ora, ciò che m’interessa è vedere la sua faccia domani:
credimi se ti dico che non sarà contenta. Io posso andare in giro con ciò che lei più desidera sotto gli
occhi di tutti, persino i suoi», terminò Kaina con un sorriso maligno.
«Anche se volessi trovare una parola per definirti, temo che farei fatica».
«Aidan smettila di cercare di offendermi, potrei perdere davvero la pazienza e spiattellare molto
più di quanto non abbia fatto», lo minacciò Kaina. «Domani passerai a prendermi, voglio che ci
presentiamo lì insieme», ordinò e, non soddisfatta, si sporse per baciarlo, ma Aidan fu lesto a scansarla.
«Ho detto che ti accompagnerò al matrimonio, non che sto con te», affermò.
«Va bene, ma se domani sera cambierai idea, sappi che in casa mia, per te, ci sarà posto»,
rispose Kaina per nulla turbata dai suoi modi.
Quando rientrò a casa tirò dritto e andò in camera sua. Non aveva voglia di parlare con nessuno.
Kaina aveva ragione: Celine non avrebbe preso bene la sua partecipazione al matrimonio, ma forse era
ciò che ci voleva per convincerla a lasciarlo perdere. Se avesse pensato che lui aveva ripreso a vivere
come prima, si sarebbe rassegnata e avrebbe smesso di mettere in pericolo se stessa.
Avrebbe recitato la sua parte, la maschera dell’arroganza e della strafottenza stava per calare di
nuovo sul suo volto. Agli altri sarebbe sembrato la persona di qualche mese prima. Molti sapevano,
compreso Davios, del suo rapporto con Kaina. Sarebbe stato un ottimo modo per dimostrare a tutti che
le cose erano esattamente come pensavano. Finita la festa l'avrebbe riaccompagnata a casa e sarebbe
entrato, in caso qualcuno stesse guardando, dopodiché sarebbe uscito dalla porta sul retro e si sarebbe
smaterializzato. Non aveva intenzione di toccare Kaina più di quanto non fosse necessario, ma agli
occhi di Celine anche quel poco sarebbe stato troppo.
Si chiese come sarebbe stato vedere la delusione attraversare il suo sguardo, osservarla mentre
lo classificava come quella dannata sera nel labirinto, quando era fuggita. Ma era così che doveva
essere, solo così si sarebbe rassegnata a stargli lontano e, forse, sarebbe stato un bene per entrambi.
La sera stava calando lentamente su Gallaibh, quando Celine giunse al castello. Dùil, la sua
puledra, era inquieta, sembrava percepire il suo umore. La portò nel suo box e le porse una carota,
parlandole con dolcezza, sottovoce. Sapeva che la cena sarebbe stata servita a breve, ma non vi avrebbe
preso parte: non voleva, con il suo cattivo umore, rovinare la serata ai suoi cari. Avrebbe mandato a
dire che accusava la stanchezza e preferiva riposare. Aveva preferito fingere in quei giorni poiché non
voleva impensierire Buonia, ma quella sera non ce la faceva. Non dopo quello che si erano detti lei e
Aidan.
Ormai conosceva bene il castello e, per raggiungere la sua stanza, passò da corridoi secondari:
se avesse incontrato la nonna, avrebbe dovuto fornire un’infinità di spiegazioni. Giunta nella sua ala,
incontrò una cameriera, cui chiese di avvisare gli altri della sua assenza per cena. Prese un cuscino e
una coperta, e si mise nella sua postazione preferita: per terra a fianco alla finestra.
Stava nevicando nuovamente in modo copioso, tutto era ammantato di bianco e il silenzio la
abbracciava. Al buio, nella sua stanza, continuava a pensare ai momenti trascorsi con Aidan. Lui le
aveva reso il medaglione e, considerato il sogno, la cosa la terrorizzava. Come poteva credere che
fossero solo sciocchezze? Che quei sogni non volessero dire nulla?
Era tentata, per ripicca, di toglierselo anche lei, certa che la cosa lo avrebbe fatto andare fuori di
testa, ma non poteva. Portarlo in tasca, e doverlo spostare di continuo, avrebbe aumentato le probabilità
di perderlo. Non voleva smarrire l’unico oggetto tangibile che le rammentava il suo amore, nonostante
ciò che aveva detto e il modo in cui aveva agito. Aveva deciso che avrebbe portato anche il medaglione
di Aidan, voleva averlo con sé, sempre: lo avrebbe indossato al contrario, lasciandolo cadere sulla
schiena, così sarebbe sembrato che si fosse avvolta la sua catenina intorno al collo e nessuno lo avrebbe
notato.
Presa da quei pensieri sussultò, quando avvertì un tocco morbido che le accarezzava il braccio.
Nel buio della sua stanza incontrò due occhi gialli e luminosi che la fecero quasi spaventare. Un gatto
faceva le fusa e la osservava.
«Zio lo so che sei tu», lo salutò Celine, lasciandosi sfuggire una risata.
«Immaginavo che non ci saresti cascata», rispose Caswyn, riprendendo la forma umana.
«È tanto che volevo chiederti una cosa, ma con tutto quello che è accaduto è sempre passato in
secondo piano», disse Celine, osservando suo zio. «Questa cosa dell’animale proprio non l’ho capita.
Quando dissimuliamo il nostro aspetto per passare inosservati agli umani, io lo vedo. Quando eravamo
in cima alla collina, vedevo l’illusione dello strapiombo sul mare e dietro essa il nostro Regno. Ma
quando tu sei trasformato, non vedo te nelle spoglie del gatto, e credo neppure gli altri, o sbaglio?».
«No, non sbagli. Questa non è un’illusione, è distorsione della materia. Ho scelto il gatto,
adesso, perché eri molto affezionata a Mercurio e volevo metterti di buon umore, ma avrei potuto
benissimo essere un uccellino, un bruco, un ragno o un coccodrillo», rispose Caswyn, assumendo un
aspetto diverso per ogni animale che nominava.
Celine lo guardava sbalordita e Caswyn decise di proseguire. «È un dono che hanno pochi
illusionisti, quello di poter plasmare la materia. Anche la casetta nel bosco, quella nel giardino
d’inverno, segue lo stesso principio. Non è una capacità che si può studiare o acquisire, si nasce con
questo dono. Molti maestri hanno provato a documentare questa capacità e a stilare casistiche, hanno
tentato di capire quali fossero le caratteristiche che accomunavano le persone nate così, ma non sono
venuti a capo di molto. È un talento che possiedono solo gli illusionisti, probabilmente poiché siamo i
più dotati in immaginazione e visualizzazione», spiegò Caswyn nel dettaglio.
«È un vero peccato che non sia una capacità acquisibile, se in battaglia potessimo essere capaci
di plasmare la materia e creare barriere dal nulla, quando i nemici ci accerchiano, un rifugio improvviso
o altri tipi di aiuto potrebbero essere molto utili», osservò Celine.
«In questo non posso che darti ragione, ma non è così semplice. Ci vuole calma e grande
concentrazione, stati d’animo che difficilmente in battaglia si riescono a conservare. È meglio che in
pochi abbiano questo dono, credimi Celine: per quanto possiamo essere d’animo più puro dei comuni
esseri umani, ci sono cose che sfuggono anche al nostro controllo», rispose Caswyn, rabbuiandosi.
«Che cosa intendi?» chiese perplessa.
«Questo...» rispose semplicemente, mutando aspetto.
A Celine balzò il cuore in gola. Davanti a lei, nella sua stanza, c’era Aidan. Sapeva che era suo
zio e, nonostante ciò, non poté impedirsi di sentire aumentare i battiti del cuore. Non riusciva a
guardarlo senza desiderare di abbracciarlo e sentirsi contemporaneamente disgustata da se stessa,
poiché sapeva di stare osservando Caswyn.
«Scusa, Celine. Era il modo più efficace per farti capire», disse con la stessa voce di Aidan.
Un altro bagliore invase la stanza e Celine comprese che suo zio era tornato se stesso, quindi si
azzardò a guardarlo nuovamente. Non riusciva a parlare e la sua espressione doveva essere il ritratto
dello sconcerto.
«Per quanto possiamo essere retti, per quanto ci venga imposto di usare i nostri poteri solo per
appoggiare la nostra causa, senza fare mai del male a nessuno, saprai che ci sono forze ben più potenti
che possono spingerci a sbagliare. Una di queste è l’amore. Potrai immaginare quanto sia grande la
tentazione, per chi ama qualcuno che non lo ricambia, di prendere forma e aspetto della persona che
interessa l’altro. Questo si chiama inganno e ci avvicina alle creature d’ombra che combattiamo. Molti
plasmatori di materia non scoprono mai una tale capacità ma chi, come noi, ha questa possibilità, ha il
dovere e l’obbligo di non divulgarla e proteggerla. Ora tu sei la nostra regina e hai il diritto di sapere,
ma non devi dirlo a nessuno. Meno persone scoprono questo talento, meno possibilità ci sono che i loro
cuori possano essere ghermiti dalle tenebre e allontanati dal giusto. Questo potere è molto più forte
della dissimulazione: nessuno potrebbe mai capire se un illusionista prende il posto di un’altra persona,
mentre le dissimulazioni funzionano solo per gli umani».
«Quanti sono a conoscenza di questo dono e quanti lo possiedono?» domandò Celine,
desiderosa di sapere.
«Il Sovrintendente Nudd, capo di maestri e illusionisti, occupandosi della loro istruzione, è
tenuto a conoscerne e documentarne le abilità; Cambéul, il curatore della biblioteca, perché deve
registrare tutta la nostra storia; i quattro capi del Consiglio per questioni di sicurezza e soprattutto
perché, prima di te, erano loro a guidare il popolo. Quanti siano davvero non te lo so dire: dichiarati
una decina in tutto il mondo, ma potrebbero essercene di più», rispose incerto.
«Spiegati meglio», lo sollecitò Celine.
«Il Sovrintendente, messo a conoscenza di questo particolare dono, quando un illusionista
dotato di poteri sulla materia rivela le proprie capacità durante l’istruzione, lo rende edotto di una
particolare clausola. Sarà obbligo dell’illusionista dichiarare ogni nuova capacità che acquisisce, ma
non possiamo essere certi che tutti i plasmatori di materia abbiano avuto l’onestà di comunicarlo.
Quando succede, spiegano che non bisogna usarlo mai, salvo per scopi puramente inerenti alla lotta
contro i nemici, e rivelano i nomi degli altri portatori. Viene sempre chiarito che non bisogna parlarne
con nessuno, perché meno persone lo sanno e meno rischi ci sono», spiegò Caswyn.
«Com’è possibile che non siate tutti a conoscenza di questa capacità?» domandò Celine, che
non si spiegava la cosa.
«Perché per riuscire a prendere le sembianze di qualcuno bisogna desiderarlo davvero
intensamente, con tutto il proprio essere. Potrebbe, quindi, esserci una motivazione sbagliata di
partenza, che porta alla scoperta del dono, proprio per questo sono quasi certo che non tutti quelli che
lo sanno fare lo abbiano dichiarato. Le motivazioni più forti sono due: voler prendere le sembianze di
qualcuno per proteggerlo, o voler sembrare qualcuno che non si è per prenderne il posto. I più forti di
noi sono anche in grado di proiettare il dono su altre persone e mutarne l’aspetto, ma solo per breve
durata. Io lo feci e quella, prima di oggi, fu l’ultima volta in cui usai il dono».
Celine era sconvolta da queste scoperte, soprattutto era turbata dal non esserne stata messa a
conoscenza prima. Attribuiva una tale mancanza alla moltitudine di nozioni da imparare:
probabilmente le avevano spiegato le basi, e ringraziò la sua testardaggine nell’aver voluto studiare per
conto proprio.
«So che è una domanda che magari preferiresti non ti facessi, ma come hai scoperto il dono?»
domandò incerta.
«Nel modo sbagliato, anche se la mia motivazione di fondo non era malvagia, ma solo spinta
dalla curiosità. Ho sempre amato tuo padre, mio fratello. Tra noi c’è sempre stato un bel rapporto, non
ero geloso di lui, ma quando tuo fratello è il primogenito e un potente guerriero, mentre i tuoi poteri
non sono nemmeno paragonabili, ti chiedi come sarebbe essere lui. Ero solo curioso. Un giorno nostro
padre lo chiamò per parlargli e io fui escluso. La sera, in camera nostra, chiesi a mio fratello cosa
volesse nostro padre e lui non me lo volle dire, disse che non poteva. Il giorno dopo ci pensai talmente
tanto, e con talmente tanta intensità, da trasformarmi in lui. Ero nella mia stanza da solo e mi venne
quasi un colpo. Ero deciso ad andare a cercare mio padre per scoprire cosa si fossero detti, la mia
curiosità era potentissima. Uscii da casa e passeggiai per le strade, tutti erano convinti fossi Urien, tuo
padre. Era quasi ora di pranzo e le strade erano poco affollate, mi diressi verso il centro: volevo testare
il mio aspetto con altre persone. Improvvisamente, da una stradina laterale, spuntò Nimue, tua madre,
e, senza che avessi il tempo di fermarla, mi buttò le braccia al collo dandomi un bacio. Mi ritrassi
immediatamente, vergognandomi nel profondo. Così tornai me stesso, spaventandola a morte. Le
spiegai cosa potevo fare, pregandola di non dirlo a nessuno, nemmeno a mio fratello. Persi subito la
curiosità che nutrivo verso il segreto di mio padre e andai dritto dal Sovrintendente d’illusionisti e
maestri a raccontare ciò che avevo scoperto. Tua madre mantenne per sempre il segreto e io non mi
trasformai mai più fino alla notte della fuga. Quella notte mutai il mio aspetto in quello di un fattore,
Nimue e Urien in sua moglie e suo figlio. Non volevo rischiare ci riconoscesse nessuno», raccontò
Caswyn.
«Adesso capisco cosa intendi. Certo, tu eri spinto dalla curiosità, ma altre persone potrebbero
voler mutare il proprio aspetto per gelosia o altri sentimenti poco onorevoli. Grazie per la tua
sincerità», rispose Celine, che adorava lo zio proprio perché non le taceva nulla, neppure le cose che
riteneva potessero turbarla maggiormente.
«Per quanto riguarda la manipolazione dei ricordi, che cosa puoi dirmi? È una cosa che può
essere usata impunemente?» domandò Celine preoccupata.
«È assolutamente vietato far uso di questo potere su altri Custodi, a meno che non sia un atto
dovuto per qualche motivo straordinario. È un potere che esercitiamo solo sugli umani per evitare che
sappiano, quando le nostre vite s’incrociano con le loro. Se qualcuno lo facesse su un altro Custode
sarebbe un abuso imperdonabile. E comunque servirebbero determinate condizioni: in primo luogo la
persona dovrebbe esserne favorevole, se non lo fosse bisognerebbe farlo trovare in un particolare stato
di assenza mentale con l’ausilio di pozioni di difficilissima realizzazione. È altamente improbabile che
qualcuno possa farlo a discapito di altri impunemente», la rassicurò Caswyn.
«Questo mi rincuora», rispose sollevata Celine.
«Bene, mia cara, adesso vado a letto perché domani, come ben sai, sarà la mia giornata, spero di
aver allietato la tua serata, come tu hai saputo fare in tutti questi giorni con me e Buonia, nonostante il
tuo cuore non fosse affatto felice. A tal proposito, vuoi dirmi che cos’è accaduto tra te e Aidan?».
Celine gli spiegò com’erano andate le cose quel pomeriggio, dopotutto suo zio sapeva ciò che
aveva chiesto ad Aidan la notte di capodanno.
«Sapevamo che poteva tirarsi indietro, Celine, nonostante tutto penso non avresti dovuto
rivolgergli quelle parole. Credo che quel ragazzo ti ami nello stesso modo in cui tu ami lui, ma è
difficile lasciarsi alle spalle ciò che sei. Credimi, forse, al suo posto, faresti lo stesso anche tu. Vuoi un
consiglio?», concluse Caswyn con garbo.
«Certo, altrimenti non ti avrei raccontato come stavano le cose», rispose Celine.
«Non insistere, non cambierà idea adesso. Fai quei viaggi, scopri di più su te stessa, concentrati
sulla missione: forse le risposte alle tue domande sono lì, forse quando completerai il percorso avrai le
tue risposte», suggerì Caswyn.
«Penso che tu abbia ragione: insistere nuovamente con Aidan non servirebbe a nulla, se non
posso dimostrare a tutti qualcosa che renda normale ciò che sentiamo l’una per l’altro».
Quando Caswyn la lasciò, Celine cercò di dormire. Doveva riposare ed essere in forma per il
giorno seguente. Caswyn e Buonia lo meritavano.
CAPITOLO 1 ~ IL MATRIMONIO
Venerdì 5 gennaio
Buonia aprì gli occhi, frastornata, nella stanza illuminata da un bianco accecante. Celine era
entrata in camera sua e aveva spalancato i pesanti tendaggi, facendo entrare la luce del mattino.
«Avanti, pigrona, è ora d’indossare questa fantastica creazione di Kerra e di farla conoscere a
tutti!» esordì allegra, dandole il buongiorno.
«Ieri sei sparita, che cos’è successo?» chiese lei preoccupata. Non la convinceva l’esagerato
buonumore di Celine.
«Nulla di cui tu debba preoccuparti, davvero. Aidan non ha accettato la mia proposta e mi ha
restituito il medaglione che gli avevo regalato. Non discutiamone adesso: questo è il tuo gran giorno»,
la blandì Celine.
«Celine, così non va bene, siamo amiche, perché ieri sera non sei venuta a parlarmi? Perché
fingi di star bene anche con me?».
«Buonia, io non voglio e non posso essere sempre al centro dei pensieri di tutti. Stai per sposarti
e coronare il sogno di una vita, ti pare il momento opportuno per parlare dei miei problemi? Dopo ci
saranno le selezioni del personale per i viaggi e dovremo partire, non posso mettere me stessa davanti a
tutto», rispose Celine, ponendo fine al discorso.
Buonia non se la sentiva d’insistere, quando l’amica faceva così, non c’era verso di smuoverla e
aveva anche ragione: purtroppo non era un momento in cui si poteva soffermare a pensare a se stessa.
«Come preferisci, ma sappi che se hai bisogno di me puoi contare sul mio aiuto, in qualunque
momento», si limitò a risponderle, uscendo dal letto.
«Molto bene. Se vuoi fare colazione andiamo: dopo che ti avrò aiutata ad entrare nel vestito,
non ti avvicinerai a nessuna fonte di cibo fino al banchetto», la ammonì Celine.
«Non credo che riuscirei a far entrare nulla nello stomaco questa mattina. Non insistere, ti
prego, sono troppo agitata», rispose decisa.
Celine la scrutò, ma non insisté perché la sua agitazione doveva essere palpabile.
«Va bene, mettiamoci all’opera, allora!» disse, aprendo la sacca bianca dov’era custodito
l’abito.
Buonia si guardò allo specchio incredula, Celine e Kerra avevano fatto un lavoro eccelso dando
vita a un vestito da sogno. Kerra lo aveva trasformato in realtà, dandogli forma, e Celine le aveva
suggerito tutte le modifiche che lo avevano reso perfetto. Il corpetto era un piccolo bustier con scollo a
cuore di tulle velato e stecche in vista, sul retro vi erano i lacci che lo tenevano fermo; la gonna era una
moltitudine di strati in pizzo e tulle, applicati come impalpabili fiocchi di neve, sembrava l’abile
dipinto di un pittore espressionista. Tenendosi il matrimonio all’aperto, avevano dovuto ovviare al
problema del freddo con una bellissima mantella a pipistrello in tessuto trasparente, che aveva un
lunghissimo strascico e lasciava intravedere la meraviglia del vestito sottostante. Kerra, seguendo gli
ordini di Celine, aveva fatto un’eccezione, altrimenti per l’abito avrebbero dovuto usare tessuti molto
più pesanti: aveva trattato le stoffe come le speciali divise dei laoich, che garantivano la giusta
temperatura alla presenza di qualunque clima.
Una volta vestita, Celine la affidò alle abili mani di cameriere esperte per il trucco e
l’acconciatura, e si andò a preparare. Quando tornò per verificare il lavoro svolto, Buonia fu certa che,
pur non essendo la sposa, sarebbe stata bellissima. Il suo abito da damigella era verde smeraldo,
seguiva una linea semplice ma sensuale: era a collo alto con una serie infinita di bottoncini sulla
schiena e accarezzava le linee del suo corpo fino alla metà delle cosce, dove si apriva in una gonna a
balze. Abbinata all’abito, indossava una mantella con cappuccio.
Il suo nervosismo era alle stelle. Avrebbe incontrato suo padre all’ingresso del giardino
d’inverno e lui l’avrebbe accompagnata all’altare, per raggiungere l’uomo con cui avrebbe condiviso
tutta la vita. Oggi sarebbe diventata la moglie di Caswyn, ancora non riusciva a crederci, ma il
meraviglioso anello che portava già al dito era la testimonianza del loro eterno legame.
Era arrivato il momento di raggiungere Caswyn. Celine e una schiera di cameriere l’avevano
aiutata a uscire dal palazzo e a raggiungere il limitare del giardino, la vista era sbarrata da un muro di
ghiaccio con una porta centrale, davanti a quella porta l’attendeva suo padre. La fissava emozionato e
con gli occhi ricolmi d’amore: Buonia poté sentire i battiti del suo cuore accelerare ulteriormente.
Quando le porse il braccio, Celine prese posto dietro di loro.
«Fai un bel respiro, è ora», le sussurrò piano.
Suo padre bussò tre volte alla porta e, dall’interno, due guardie la aprirono.
Ciò che vide le tolse il fiato. La radura era stata isolata creando un piccolo corridoio chiuso da
rami intrecciati, dai quali sbocciavano innumerevoli fiori di ghiaccio. Una musica delicata di arpe
pervadeva l’ambiente. Suo padre iniziò a camminare e Buonia adattò l’andatura alla sua, il suo cuore
stava per esplodere dall’emozione quando, dopo una curva, il sentiero si aprì sulla radura preparata da
Caswyn. File e file di panche di ghiaccio intarsiate con i simboli dei loro due elementi, e al fianco di
ogni ospite era posata una piccola pietra che recava le stesse incisioni. Dai rami degli alberi innevati,
tutt’intorno alla radura, pendevano luccicanti sagome indistinte che sembravano tante piccole fate di
neve. Tutto attorno scorreva un fiumiciattolo che confluiva in un laghetto al limitare della radura. In
fondo alla navata, ricavata tra le file di panche, si ergeva un piccolo tempio: era anch’esso di ghiaccio e
riluceva di varie tonalità tra il blu e il celeste.
In piedi, al centro, l'aspettava Caswyn che la guardava con tenerezza. Gli ultimi passi verso di
lui le sembrarono infiniti, non vedeva l’ora di raggiungerlo, ma non poteva certo mettersi a correre.
Non sentiva una voce, un sospiro, null’altro oltre il suo cuore che batteva furioso. Finalmente suo padre
prese la sua mano e la unì a quella di Caswyn, che la fissava con un sorriso radioso stampato in viso. In
quel momento Buonia si sentì realmente rinascere. Tutte le paure, le ansie, i dubbi di non essere
abbastanza, di non essere all’altezza, vennero come spazzati da una ventata fortissima: aveva superato
le prove, si era impegnata, aveva studiato, si era elevata a un rango notevolmente superiore a quello di
pochi mesi prima e ora stava per sposare l’uomo che amava da tutta la vita. Forse Celine aveva ragione,
forse lei valeva davvero.
Si voltarono insieme verso Cambéul, curatore della biblioteca e più anziano tra i maestri.
Quando ebbero raggiunto la loro posizione, Celine prese posto al loro fianco e invocò la falce. «Is
Urrainn do Beatha na Talamh».
A questa invocazione, tra le sue mani, apparve la riproduzione di una delle quattro Armi Sacre,
la Falce del Destino della Terra. Con la sua lama Celine iniziò a tracciare un cerchio sul terreno attorno
a loro. Il cerchio simboleggiava la totalità e la continuità.
Mentre Celine lo tracciava, Cambéul iniziò a recitare la Caim1. «Possa la strada venirvi
incontro, possa il vento sospingervi dolcemente, possa il mare lambire la vostra Terra e il Cielo coprirvi
di benedizioni. Possa il sole illuminare il vostro volto e la pioggia scendere lieve sul vostro tempo.
Possano i nostri quattro Sacri Spiriti tenervi sul palmo della loro mano, fino al vostro prossimo
incontro»2.
«Da questo momento regni il silenzio, impugnate la pietra3 posta sulle vostre panche e
caricatela con i vostri auguri di felicità e sentimenti benevoli per gli sposi», proseguì in direzione degli
invitati.
Poi rivolse la sua attenzione alla pietra, leggermente più grande di quella degli ospiti, posta ai
piedi di tre candele4. Le due candele ai lati erano più piccole, una era bianca con inciso il simbolo
dell’Aria - rappresentava Caswyn - l’altra era azzurra, con inciso il simbolo dell’Acqua - rappresentava
lei. Quella al centro era più grande e univa i due colori e i due simboli a rappresentanza di entrambi.
«Spiriti, proteggete la loro unione da ogni energia del male, nutrite il loro amore reciproco con i
vostri doni affinché sia un pegno nei loro cuori, un drappo d'amore che unisce i loro corpi e un diadema
che fonde le loro menti», invocò Cambéul solenne.
Lei e Caswyn presero ognuno la propria candela e la accesero dai due bracieri posti ai loro lati,
poi, insieme, accesero quella più grande.
«Ora che avete acceso queste due candele, a rappresentanza della sacra fiamma del vostro
amore, con le quali avete acceso quell'unica che testimonia la vostra unione, porgetemi le braccia»,
proseguì Cambéul.
Sia lei che Caswyn scoprirono il braccio destro e lo porsero al Maestro. Egli brandì un pugnale
dalla foggia antica, con l’impugnatura tempestata di rodolite rosso rosata, la stessa pietra presente
sull’anello di fidanzamento che le aveva donato Caswyn. Con esso incise il polso a entrambi,
tracciando il simbolo del rispettivo elemento, fino a far sgorgare il sangue5, li unì legandoli con un
nastro bianco e celeste a rappresentanza di Uisge e Adhar, gli Spiriti dell’Acqua e dell’Aria.
Formò con le loro mani una piccola conca in cui depose la Sacra Pietra. «Pongo tra le vostre
mani la Sacra Pietra della vostra unione e invito gli ospiti a infondere nelle loro i rispettivi pensieri e
preghiere per voi. Ora vi esorto a esporre il vostro voto nuziale su di essa. La Pietra simboleggia i
nostri Quattro Spiriti e porterà su di voi la loro approvazione e benedizione, unendo le sacre energie
con lo scambio della vostra promessa».
«Ora siamo reciprocamente legati con un laccio non facile da spezzare. Ti prometto il primo
taglio della mia carne e il primo sorso del mio vino. Da oggi invocherò solo il tuo nome di notte e nei
tuoi occhi sorriderò ogni giorno; sarò lo scudo per la tua schiena, così come tu lo sarai per me; nessuno
potrà mettere in dubbio il nostro amore poiché il nostro matrimonio è consacrato
da Talamh, Adhar, Te?net e Uisge. Avrò cura di te e ti onorerò fin quando la nostra eternità ci sarà
concessa», recitarono insieme.
«Davanti ai nostri Sacri Spiriti e a tutti i vostri congiunti, ho udito la vostra promessa e, con il
benestare dei nostri avi, dichiaro le vostre eternità congiunte», disse Cambéul solennemente.
«Thabharfainn fuil mo chroí duit», disse Caswyn, guardandola negli occhi.
(Ti dono il sangue del mio cuore.)
«Tugaim mo chroí duit go deo», rispose Buonia tra le lacrime.
(Ti dono il mio cuore per sempre.)
«Gráim thú», dissero insieme.
(Ti amo.)
«Adesso potete suggellare le vostre promesse con un bacio», li autorizzò Cambéul.
Tutti i partecipanti esplosero in un applauso, anche Kaina applaudiva con un sorrisino
sarcastico. Aidan ne detestava la vicinanza, aveva già intuito tempo prima quanto potesse essere
sgradevole, ma non si era mai reso conto di quanto fosse cattiva.
Aveva visto Celine sfilare dietro Buonia, ma lei non lo aveva notato, probabilmente a causa
della moltitudine di persone. Adesso, però, dovevano completare il rito e di certo si sarebbero
incontrati; sapeva già come lo avrebbe guardato e gli faceva male solo il pensiero, ma era stata una sua
scelta, nessuno lo aveva obbligato.
Cambéul guidò gli sposi verso il laghetto, affinché potessero buttarci la pietra della loro unione.
Quando Caswyn e Buonia, con le mani ancora congiunte, la lanciarono nell’acqua, Cambéul fece cenno
a Beli di avvicinarsi. Il Sovrintendente di alchimisti e pozionisti recise il laccio che teneva unite le loro
braccia e consegnò una metà di esso ad ognuno degli sposi, poi mise una pozione sulle ferite e le bendò
rapidamente, facendosi da parte appena terminato.
«Che gli ospiti vengano a unire le loro pietre a quella degli sposi!», esclamò Cambéul.
La prima fu Celine che era già lì a fianco, purtroppo, come sospettava non si spostò ma rimase
insieme a Buonia e suo zio. Tutti gli ospiti iniziarono a mettersi ordinatamente in fila per raggiungere il
laghetto.
«Be', ti sei addormentato?» lo pungolò Kaina impaziente. «Ora viene il meglio della cerimonia.
Vuoi, forse, farmelo perdere?» domandò, tirandolo per un braccio.
«Se non fosse per il rispetto che nutro per Buonia e Caswyn lancerei questa pietra qui in terra e
me ne andrei privandoti del tuo divertimento», la aggredì Aidan.
Ciononostante Kaina ignorò il suo malumore e raggiunsero la fila che s’incamminava verso il
laghetto. Aidan incontrò lo sguardo di Aengus che si era appena messo in fila davanti a lui con la
moglie, Bhirginia. L’amico gli lanciò un’occhiata perplessa, ma non disse nulla. Aidan non vedeva
l’ora vi fossero le selezioni per accertarsi che Aengus e la moglie potessero prendere parte al viaggio:
sperare nella presenza dell’amico lo confortava.
Mentre camminavano lentamente verso il laghetto, ripensò a com’era stato facile farlo rientrare
nella sua vita. Ad agosto Aengus era stato colpito in battaglia e trasferito aGallaibh per essere curato,
considerata la gravità delle ferite. Aidan sentiva molto la sua mancanza alla Divisione ed era riuscito a
convincere Erskine ad accordargli il permesso di andare a trovarlo. Durante la visita, però, le cose
avevano preso una piega diversa da quella che si aspettava: Aengus gli aveva confidato di essersi
innamorato di una guaritrice, non sarebbe tornato a Venezia alla Divisione. Aidan non aveva ancora
conosciuto Celine, non sapeva cosa fosse l’amore e lo aveva aggredito in malo modo, ponendo fine alla
loro amicizia. I mesi erano trascorsi, sapeva che si era sposato, ma non aveva avuto più modo di
vederlo, né di parlargli. Con il passare del tempo il disagio per le cose che gli aveva detto era cresciuto
e, quando aveva conosciuto Celine, i motivi dell’amico gli erano stati finalmente chiari.
La sera di capodanno lo aveva rivisto tra la folla e, dati i problemi irrisolti con Celine uniti a
tutti i misteri che si celavano dietro il legame che li univa, aveva messo da parte l’orgoglio e la paura di
una porta sbattuta in faccia. Si era recato a casa di Aengus per avere un consiglio da colui che era
sempre stato il suo più caro amico. Con sua grande sorpresa Aengus lo aveva accolto, non era
arrabbiato con lui. Avevano parlato a lungo e lo aveva stupito dicendogli che sia lui sia Bhirginia
desideravano trovare il modo per contrastare le forze di Fàs. Così Aidan aveva pensato d’inserirli nella
spedizione, considerata la ricerca di personale fidato, e sperava di riuscirci. Voleva aiutare l’amico e la
moglie, e desiderava avere Aengus al suo fianco.
Perso in quei pensieri aveva avuto a malapena il tempo di rendersi conto che Aengus e
Bhirginia si erano appena congedati. Era davanti a Celine che lo fissava sconvolta. Avvertiva la mano
di Kaina che gli artigliava il braccio: avrebbe voluto scrollarsela di dosso, si sentiva come intrappolato.
Lo sguardo di Celine mutò, dall’espressione di shock iniziale si trasformò in uno scintillio di rabbia, e
infine disgusto. Il grigio dei suoi occhi lo stava inghiottendo, lame di ghiaccio affilate gli trafiggevano
il petto, ma non riusciva a interrompere quel contatto per quanto gli facesse male.
«Aidan! Che cosa fai lì imbambolato?» lo riscosse Kaina, intensificando maggiormente la
stretta sul suo braccio. «Scusatelo, ma dopo questa notte è ancora stanco», proseguì con un risolino
diretto agli sposi.
Lanciarono la pietra nel laghetto e porsero gli auguri, Aidan non vedeva l’ora di andarsene,
persino lo sguardo di Buonia grondava disprezzo. Quando presero congedo e furono fuori dalla vista
degli altri invitati, Aidan si liberò della stretta al braccio e la trascinò dietro il tronco imponente di un
grande albero.
«Che cos’era quella frase idiota che hai tirato fuori? Come ti è venuto in mente?» la fulminò.
«Che cosa avrei dovuto fare? Continuavate a guardarvi in silenzio come due statue: eri a fianco
a me, ma in realtà ti stavi scusando con lei. Tu non hai idea del modo in cui la stavi fissando. Come
puoi essere così innamorato di quell’inutile bambolina leziosa?» rispose Kaina arrabbiata.
«Questo non ti riguarda, ricordati che sono qui con te solo dietro ricatto, ma che non mi
interessa starti vicino nemmeno in quel senso. Ora che so davvero come sei, mi disturba la tua sola
presenza».
«Io sono così per colpa tua, se tu ti sforzassi di vedere davvero come stanno le cose capiresti
che sono io la persona giusta per te, noi potremmo...».
«Sta' zitta!» la bloccò Aidan, che aveva sentito delle voci. Non voleva farsi certo sorprendere
dietro un albero con Kaina, dandole modo di dire che le era anche saltato addosso durante la festa.
«Mi sembrava di averli visti venire in questa direzione», sentì dire dalla voce di Mavi.
«Anche a me, ma non ci sono, forse hanno già raggiunto il banchetto o forse si sono appartati»,
udì rispondere Brian malizioso.
«Ne dubito caldamente», rispose Mavi seccata.
«Fino a ieri anch’io avrei risposto così, non mi sarei mai aspettato che tuo fratello facesse da
cavaliere a Kaina ma, quando ieri sera sono andato da lei per invitarla e mi ha informato che sarebbe
venuta con lui, ti confesso di essermi irritato, e non poco», disse Brian che dalla voce pareva davvero
seccato. Sperava che l’amico ci passasse sopra alla svelta, in fondo anche per lui Kaina non era altro
che un divertimento occasionale.
«Sai che perdita, capisco che tu voglia andare la sera a casa sua, ma di certo non è la compagnia
ideale per fare due chiacchiere a un matrimonio, a meno che tu non voglia ascoltare qualcuno che sputa
veleno su chiunque», rispose Mavi, ignara che anche Kaina stava ascoltando. Aidan la udì inspirare
furiosa, ma con lo sguardo le ricordò di tacere.
Brian proruppe in una risata tonante. «Voi donne siete davvero pessime quando dovete parlare
l’una dell’altra, ma non ti nascondo che in realtà l’avrei voluta come compagna al matrimonio, per
poterla accompagnare a casa questa sera. Invitare qualche altra persona significherebbe creare
aspettative e io non ho voglia di avere tra i piedi una ragazza che pensa di poter accampare strane
pretese su di me. Pazienza, mi rassegnerò a rischiare che qualche vecchia nobile prenda posto di fianco
a me e inizi a raccontarmi tutta la sua vita, facendomi cadere a terra addormentato».
«Senti, giacché siamo entrambi soli, se vuoi, possiamo farci da accompagnatori a vicenda», udì
Mavi proporre.
Aidan era incredulo, non si sarebbe mai aspettato che la sorella trovasse un tale coraggio. Pregò
mentalmente che Brian accettasse, se avesse rifiutato Mavi ne avrebbe sofferto moltissimo. Il silenzio
lo opprimeva, a che cosa stava pensando Brian? Perché non rispondeva?
«Certo, va bene, almeno con te potrò spassarmela, ridendo degli abiti più stravaganti e bevendo
in compagnia. Hai ragione, nessuna aspettativa tra noi. Siamo due guerrieri, combattiamo insieme, in
battaglia sei una tra quelli che apprezzo di più», accettò Brian.
A Kaina sfuggì un risolino silenzioso e Aidan la fulminò con lo sguardo. Brian aveva accettato,
ma aveva ferito Mavi. Era come se le avesse detto che la vedeva come un uomo.
Aspettò di sentire i loro passi allontanarsi e concentrò nuovamente la sua attenzione su Kaina.
«Un’altra battuta di cattivo gusto o un solo commento a Brian su Mavi, e giuro che te ne
pentirai. Adesso raggiungiamo il banchetto, prima che qualcun altro noti la nostra assenza».
Kaina gli prese il braccio in silenzio, evidentemente doveva aver compreso che le sue minacce
erano reali. Quando raggiunsero il padiglione destinato al pranzo, nonostante il suo pessimo umore,
Aidan non poté fare a meno di ammirare il magnifico lavoro svolto dagli illusionisti. Avevano ricreato
un salone di ghiaccio: imponenti colonne delimitavano tutto e rami intrecciati ricoperti di neve
ornavano l’ambiente. Tanti piccoli globi luminosi davano luce nei punti giusti e ogni tavolo era
adornato da piccole sculture di ghiaccio.
Si diresse a passo svelto verso il tavolo cui avevano preso posto Mavi e Brian: non ce la faceva
a sopportare ulteriormente la presenza di Kaina senza un sostegno morale. Si stupì, notando al tavolo
anche Murchadh che aveva al suo fianco Adraste, la cugina di Buonia. Gli lanciò un’occhiata
incuriosita e vide l’amico stringersi nelle spalle. Murchadh era un bravo ragazzo, non com’era stato lui
in passato, quindi non aveva motivo di sentirsi in pena per Adraste. Sapeva che la ragazza conduceva
una vita molto solitaria, tutta dedita al lavoro, ed era contento che finalmente qualcuno le avesse
prestato l’attenzione che meritava.
Quando il banchetto iniziò riuscì a toccare poco e niente del cibo che gli misero di fronte, non
era neppure in grado di ricordare la sequenza delle innumerevoli portate. Nonostante Celine fosse al
tavolo d’onore e non lo avesse minimamente degnato di uno sguardo, continuava a sentire i suoi occhi
che lo trafiggevano.
Fu riscosso quando i camerieri portarono nel padiglione un’incredibile torta a strati. Anch’essa
rispettava il tema del matrimonio: era decorata con piccolissimi fiocchi di neve e la glassa che la
ricopriva sembrava ghiacciata.
Dopo il taglio della torta, gli sposi, aprirono le danze. Il primo ballo era riservato solo a loro
due, che volteggiarono felici per tutto il padiglione. Quando tornarono al loro posto per assaggiare la
torta, che contemporaneamente i camerieri avevano servito a tutti gli ospiti, la musica si fece più
vivace, e il suono delicato delle arpe fu sostituito da quello pieno e allegro delle cornamuse. Diverse
persone si alzarono per ballare, Murch invitò Adraste, che accettò allegra. Aidan sperò che Brian
chiedesse a Mavi di ballare, ma l’amico non sembrava propenso a invitarla.
«Non mi fai ballare?» gli chiese Kaina, prendendogli la mano.
«Non ho intenzione di alzarmi, mi spiace, se lo desideri puoi ballare con qualcun altro», si
sorprese a ribattere in malo modo, senza pensare alle conseguenze.
«Kaina, se lo desideri, posso farti ballare io», si propose lesto Brian, alzandosi in piedi.
Aidan si maledisse mentalmente per non aver preso in considerazione quell’evenienza.
Ovviamente Kaina, sapendo di farlo arrabbiare, accettò immediatamente.
Quando si furono allontanati si rivolse mesto a sua sorella. «Mi dispiace, avrei dovuto
immaginare le conseguenze della mia risposta», si scusò.
«Non ti preoccupare, so di non aver speranze: se avesse voluto ballare con me non sarebbe stato
lì fermo e imbronciato, era evidente che aspettasse una tua mossa falsa», rispose Mavi tristemente.
«Mavi, tu sei bellissima, sono certo che se lo volessi troveresti altre mille persone. Perché
proprio Brian? Lui è molto più anziano di me, non so se cambierà mai...».
«Perché proprio Celine?» lo interruppe sua sorella. «Non possiamo scegliere chi amare. Non
parliamone ti prego. Piuttosto... ho visto la scena al laghetto e ho udito cos’ha detto Kaina. Per l’amor
del cielo, Aidan, di la verità a Celine, non m’importa che sappia che sono innamorata di Brian...».
«Come? Non eri tu la prima che volevi mi stesse lontana? Proprio ieri tu stessa le hai detto che
ero con Kaina per non farla entrare in casa, adesso mi chiedi di dirle che è tutta una messa in scena?»
rispose Aidan brusco.
«Non immaginavo tutto questo squallore, credimi. È vero, voglio che tu le stia lontano, ma non
è giusto che lei ti disprezzi in questo modo, non mi piace pensi che tu già ieri sera fossi nel letto di
un’altra. Ti prego raccontale la verità, dille che lo hai fatto per me. Questa situazione è surreale», lo
implorò Mavi.
«Mavi, è l’unico modo per allontanarla da me. Per quanto io mi sforzi ogni volta che mi si
avvicina cedo, non riuscirò mai a costringerla a dimenticarmi. Se pensa io mi sia già distratto con
Kaina, il suo disprezzo la terrà alla larga da me».
Mavi fece per dire qualcos’altro, ma quando Aidan vide Caswyn invitare Celine per un ballo,
lasciando Buonia da sola, si alzò lesto per presentarle Bhirginia. Immaginava che Buonia fosse adirata
con lui, ma era una persona gentile, con la moglie di Aengus sarebbe stata cortese.
Quando si avvicinò, trascinandosi dietro Bhirginia, lei lo guardò malissimo. «I tuoi auguri mi
sono già bastati, se avessi saputo che avresti accompagnato quella poco di buono avrei evitato
d’invitarvi entrambi, almeno questa mattina avreste potuto continuare il vostro divertimento a letto», lo
investì Buonia, incurante della sconosciuta che stava ascoltando tutto.
Aidan incassò le parole di Buonia senza rispondere, se lo meritava. «Buonia, vorrei farti
incontrare una persona che desidera conoscerti: è una guaritrice e moglie di un valoroso guerriero,
desidererebbe prendere parte alla spedizione. Ti presento Bhirginia», disse, facendosi da parte per
permettere alle due donne di parlare.
Raggiunse Davios, che scrutava gli ospiti ballare. «Cugino mi sembra strano vederti fare da
tappezzeria», lo prese in giro.
«Grazie a te e al tuo invito: ero convinto di venire insieme lei ma, ieri sera, si è presentata a casa
mia per dirmi che l’avevi invitata tu. Adesso la cedi a un altro. Come mai?», chiese Davios sarcastico.
Aidan decise di non raccogliere la battuta e di dirgli ciò che lo interessava realmente,
conoscendo Davios lo avrebbe di certo trovato un buon motivo per mollare una donna durante una
festa.
«L’ho lasciata con Brian poiché volevo parlare con te di una cosa molto più importante di un
ballo con una donna», rispose diretto.
«Sentiamo, sono tutto orecchi».
«Il nome “Aengus Loisgeach” ti dice nulla?» domandò a bruciapelo.
«Certo, uno dei guerrieri più bravi e più anziani di cui ci siamo fregiati, so che era alla
Divisione di Venezia con te e che si è ritirato dopo le nozze con una guaritrice», rispose Davios, senza
nascondere il suo disprezzo per la scelta dell’amico. Davios poco tollerava i laoich che si fermavano
a Gallaibh, fosse stato per lui lo avrebbe impedito.
«Proprio lui. Be', non ci crederai, ma desidera riprendere a combattere, verrà alle selezioni per
la spedizione, ed anche sua moglie che sta parlando proprio adesso con Buonia, per ottenere un posto
tra i guaritori», disse Aidan, indicandogli con la testa Buonia e Bhirginia che parlavano.
«Molto interessante. Sicuramente metterò una buona parola per lui: era uno dei migliori ed è
inaccettabile che si sia ritirato. Se può essere utile a farlo tornare al suo posto, cercherò di fare in modo
che sia scelto», rispose Davios, realmente interessato a quanto gli stava dicendo.
«È tutto, ora torno ad attendere che Brian mi renda la dama, questa sera non me la lascio
scappare», lo salutò Aidan, strizzandogli l’occhio.
Non era certo che Davios fosse stato impressionato dalle sue parole su Kaina, ma sperava
servissero ad allontanare i sospetti che nutriva su un suo eventuale legame con Celine.
Caswyn era in pena per la nipote, stava cercando di rallegrarla con battute spiritose sugli
invitati, ma sembrava che Celine fosse impermeabile a qualunque cosa. Mentre volteggiava con lei,
aveva notato una donna che non conosceva prendere posto al fianco di Buonia, e si chiese chi fosse e
cosa volesse.
«Senti, secondo te come mai Aidan è seduto di fianco a sua sorella e Brian sta ballando con
Kaina?» domandò, sperando di riscuotere la nipote dal torpore in cui sembrava sprofondata.
Celine si guardò intorno per accertarsi che non mentisse, ma la sua rabbia era troppo grande
perché un semplice ballo con un altro potesse tacitarla.
«Probabilmente si stanno preparando per la serata, magari avranno un incontro congiunto»,
rispose acida.
«Celine, che pensieri... Io non credo proprio che Aidan sia realmente interessato a Kaina, sarà
venuto al matrimonio con lei solo per tenerti alla larga come si è ripromesso di fare», tentò di blandirla
Caswyn.
«Certo, anche ieri sera è stato a letto con lei per tenermi a distanza, non è vero?» domandò
Celine furente.
«Magari è una menzogna...».
«Zio, non ho voglia di parlarne, oggi è il vostro gran giorno e tu sprechi il tuo tempo ballando
con me, parlando di Aidan e di quella serpe. Lasciamo stare. Torniamo da Buonia, ho notato che sta
parlando con qualcuno che non conosco».
Caswyn non poté fare a meno di accontentarla. Celine di certo non desiderava essere compatita
e dopotutto era curioso anche lui di sapere con chi stesse parlando Buonia. Quando si avvicinarono,
però, la sconosciuta, dopo essere stata presentata, prese immediatamente congedo.
«Chi era?» chiese Caswyn curioso.
«Si chiama Bhirginia, è una guaritrice, desidererebbe prendere parte alle spedizioni. Le ho detto
di presentarsi alle selezioni, sono certa che sia un’ottima persona», rispose Buonia allegra.
Caswyn buttò uno sguardo alla sala e vide la donna tornare verso un uomo che conosceva.
Quello era Aengus Loisgeach, uno dei guerrieri più valorosi che avesse conosciuto. Era stato persino
amico dei genitori di Aidan, lo ricordava bene. Quando aveva raggiunto Celine alla Villa, era rimasto
sorpreso di non vederlo tra i guerrieri presenti, ma poi gli era passato di mente. Ora se ne spiegava il
motivo, avendo sposato una guaritrice si era ritirato. Prese mentalmente nota di raccogliere qualche
informazione supplementare su di lui.
La festa proseguiva in allegria e tutti gli ospiti sembravano divertirsi molto. Caswyn era felice,
aveva ricevuto un sacco di complimenti per l’allestimento del giardino e Buonia ne era stata entusiasta.
Anche sua madre era stata in grado di apprezzare l’originalità della cerimonia, se l’avessero svolta al
Tempio, come ormai molti nobili facevano, avrebbe perso parte della magia e dell’unione che, solo
tramite la natura, si creava con gli Spiriti.
Morwenna aveva stretto lui e Buonia in un caloroso abbraccio e per sua madre, davanti a tutti
quegli ospiti, era un gesto estremo. Non amava mostrare i propri sentimenti e la propria debolezza,
Caswyn non era stupito che fosse stata l’unica così vicina a loro a non dire parole d'incoraggiamento
agli sposi. Conosceva bene sua madre, manifestare le proprie emozioni le era pressoché impossibile,
ma bastava guardarla negli occhi per vedervi brillare la luce della felicità.
Quando levarono il calice per il brindisi finale, fu contento che la festa fosse giunta al termine.
Non vedeva l’ora di rimanere solo con la moglie. I camerieri posarono di fronte a loro il Quaich, detto
anche coppa dell’amore: era un calice con due manici da cui avrebbero brindato, bevendo insieme. Su
di esso erano stati incisi il simbolo dell’Aria e quello dell’Acqua. Quando ebbero inviato gli ospiti a
brindare, un altro applauso pervase l’area. Poco dopo gli invitati iniziarono il rito dei saluti e se ne
andarono alla spicciolata.
Quando finalmente rimasero soli, Caswyn guidò la sua sposa verso la piccola baita nascosta nel
giardino d’inverno. «Ho pensato che, non potendoci permettere un vero e proprio viaggio di nozze,
potremmo trascorrere il nostro tempo qui», disse incerto. Temeva che Buonia potesse essere delusa
dalla semplicità della sua proposta.
«Ne sono felicissima, non potevi avere idea migliore di questa», lo travolse Buonia con
entusiasmo, «amo questa piccola casetta, è come se il nostro amore fosse nato qui», concluse,
sporgendosi per baciarlo.
«Lo penso anch’io», disse Caswyn, guidandola all’interno.
Chiuse la porta e prese in braccio la sua amata Buonia, portandola direttamente nella stanza da
letto. Non potevano concedersi una luna di miele vera e propria, ma quei momenti sarebbero stati solo
loro, il mondo per due giorni non sarebbe esistito, le preoccupazioni sarebbero state messe da parte,
sarebbero esistiti solo lui e lei. Questa era l’unica cosa importante.
CAPITOLO 2 ~ SELEZIONI E DISPOSIZIONI
Lunedì 8 gennaio
Celine era stata presente a ogni prova svolta dalla rosa di candidati che aveva proposto Davios e
dal gruppo di guaritori selezionato da Buonia. Inizialmente aveva deciso di portare un numero
maggiore di persone ma, pensando che avrebbero dovuto accamparsi e dormire in tenda, aveva
considerato che un numero più esiguo, ma più capace, sarebbe stato l'ideale. Sua nonna aveva
protestato insistendo sul numero di guerrieri da portare, ma lei era stata irremovibile, e alla fine anche i
membri del Consiglio le avevano dato ragione. Troppe persone sarebbero state d’impiccio e i nemici li
avrebbero notati maggiormente. In fondo avevano già raggiunto il Regno dell’Aria i guerrieri inviati a
dare supporto prima di Natale.
Terminate le sessioni di allenamento, Davios le si era avvicinato per dirle che approvava i
potenziali candidati finali. «Appoggio le tue scelte, sono tutte persone molto in gamba, alcune giovani
ma sicuramente dotate», aveva iniziato sorridente, «spero che mio cugino domani si ricordi di
presenziare per darti i suoi consigli», concluse poi sarcastico.
«Non vedo perché non dovrebbe venire, sicuramente tu e lui siete più esperti di me sulle tattiche
di combattimento e saprete consigliarmi su chi sono davvero i migliori», rispose Celine, tentando di
arginarlo.
«Ma certo, scusami, era solo una battuta. Purtroppo con una ragazza come Kaina è facile
perdere la testa e il senso del tempo. La sera del matrimonio l’ha accompagnata a casa e da allora non
l’ho più visto in giro. Dubito che sia uscito da lì in questi due giorni. Si staranno divertendo anche loro
prima della partenza», disse Davios, che evidentemente sperava di provocarla.
«Allora non desidero interrompere il divertimento di nessuno. Avvisa Erskine di presentarsi qui
domani, sostituirà lui Aidan. Sono certa sarà felice di darmi il suo aiuto. Manderò qualcuno a casa di
Kaina per avvisare Aidan di non venire», rispose mantenendo una calma che non aveva.
Quando finalmente era rimasta sola si era rifugiata nella sua stanza. Poteva contare solo su se
stessa. Non riusciva a credere che Aidan avesse ripreso immediatamente le abitudini e le frequentazioni
di un tempo. Non con Kaina. Dopo quello che le aveva fatto, dopo il modo in cui l’aveva derisa e
umiliata. Non riusciva a pensare ai viaggi e ai suoi doveri: in quel momento era solo una ragazza delusa
e con il cuore a pezzi. Non aveva nessuno con cui parlare. Buonia era la sua migliore amica e
confidente, ma adesso c’era Caswyn al suo fianco e lei non aveva nessun diritto di turbare la loro
felicità.
Dopo aver speso buona parte della serata a piangere si era riscossa, dandosi dell’egoista. Il
destino di un popolo e del mondo pesava sulle sue spalle, non poteva permettersi certe distrazioni.
Scese in biblioteca e si rimise a consultare il libro sul Regno dell’Aria: molto presto sarebbe partita per
raggiungere quel luogo e documentarsi su tutto era uno dei modi migliori per essere preparata. Aveva
studiato fino a tarda notte, raggiungere la sua stanza quando ormai stava crollando dal sonno era
l’unico modo per impedire alla sua mente di rimandarle continuamente le immagini di Aidan a letto
con Kaina.
Arrivò il mattino delle selezioni finali e Celine raggiunse il centro di addestramento in carrozza,
con Buonia e sua nonna. L’amica sembrava raggiante e lei ne era davvero felice. Avevano chiesto di
presentarsi lì sia ai guaritori sia ai laoich. Quando raggiunse la sua postazione, trovò Erskine insieme a
Davios pronto ad attenderla. Con la coda dell’occhio vide Aidan entrare nella stanza. Evidentemente lui
e Kaina erano troppo impegnati a spassarsela anche per leggere un messaggio. Non aveva chiesto alla
cameriera se vi fosse stata risposta, non le interessava.
«Aidan, la tua presenza non è necessaria, ho chiesto a Erskine di sostituirti, ti avevo fatto
recapitare un biglietto, ma evidentemente non hai trovato il tempo per leggerlo», disse freddamente,
senza nemmeno guardarlo.
Si stava comportando proprio come faceva lui, lo fissava senza vederlo, proprio come gli aveva
visto fare innumerevoli volte.
«Non ho ricevuto nessun biglietto, in ogni caso sarei ben felice di dare una mano», rispose
Aidan.
«Non ce n’è bisogno, tra poco partiremo: torna pure ai tuoi svaghi, qui c’è da lavorare
duramente. Goditi questi giorni liberi», lo bloccò Celine glaciale.
Si rese conto che lui era rimasto male dalla sua presa di posizione, ma finalmente si fece da
parte. «Come desiderate», disse rivolgendosi in modo formale, poi fece un inchino e lasciò la stanza.
Non ebbe tempo di soffermarsi su Aidan poiché, appena lui se ne andò, fecero il loro ingresso i
probabili partecipanti alla spedizione. Celine si alzò in piedi per dare il benvenuto a quel gruppo
stranamente assortito. Due ragazze si somigliavano molto, pensò che fossero sorelle. Fino a quel
momento non aveva voluto conoscere nomi e casati di nessuno, almeno non ci sarebbero state voci su
scelte pilotate.
«Benvenuti!» esclamò salutandoli. «In questi due giorni ho assistito alle vostre prove e tra voi
ho visto i potenziali partecipanti alle spedizioni. Vi chiedo ancora una volta di dar prova delle vostre
capacità, dopodiché potremo passare alle presentazioni».
I partecipanti si misero ordinatamente in fila, dividendosi tra guerrieri e guaritori, e si
sottoposero a nuove prove. I guerrieri sfidarono i maestri e, avvalendosi di un illusionista, affrontarono
corrotti e guerrieri ombra. Celine era certa di aver fatto centro e dalle espressioni di Erskine e Davios
era sicura che anche loro approvassero.
Quando giunse il turno delle due guaritrici che avrebbero affiancato Buonia, si sporse verso di
lei. «Le due candidate mi sembrano molto qualificate, ma la parola finale la lascio a te», sussurrò
piano.
Buonia le sorrise di rimando, volgendo l’attenzione alle persone selezionate. Celine notò che le
prove sostenute dalle guaritrici somigliavano molto all’esame di Buonia, cui aveva assistito qualche
settimana prima.
Quando anche loro ebbero finito, si alzò in piedi nuovamente. «Vi esorto ad andare nella stanza
a fianco e a servirvi dal rinfresco. Noi ci riuniremo per qualche minuto per consultarci, a breve vi
faremo entrare nuovamente», disse loro.
Appena i candidati lasciarono la stanza, Celine si rivolse ai presenti.
«Come vi sembrano?» chiese, curiosa di conoscere la loro opinione.
«I laoich mi sembrano molto ben addestrati e posso garantire per la bravura di Aengus, il
guerriero più adulto», rispose Erskine.
«Lo conosci?» lo interrogò Celine
«Certo che lo conosce, è stato per anni alla Divisione, fino a poco prima che arrivassi tu»,
interferì Davios.
«Come mai è andato via dunque?» domandò Celine perplessa.
«A questo quesito forse posso rispondere io», s’intromise Buonia.
Celine la guardò interrogativa.
«Ho avuto modo di conoscere la moglie al matrimonio, è una delle guaritrici che abbiamo
appena visto...».
«Ecco spiegato perché il suo volto mi sembrava così familiare: era la donna che parlava con te
mentre stavo ballando con Caswyn!» esclamò Celine, che rammentò il motivo per cui le sembrava di
averla già vista.
«Esattamente. Bhirginia è una guaritrice motivo per cui Aengus si è ritirato a fare la guardia
qua, a Gallaibh, ma ora inizia a sentire il peso dell’inattività. La moglie, quando ha visto che anche io
mi sono potuta rigenerare, ha iniziato a prendere in considerazione la cosa. Lei mi ha fatto un’ottima
impressione ed è molto competente», spiegò Buonia.
«Molto interessante, ne vorrei parlare con loro. Direi di far entrare il gruppo dei più giovani, mi
sembrano perfetti, ma mi piacerebbe conoscerli», disse Celine.
Davios si alzò per andare a chiamare il gruppetto. I ragazzi entrarono leggermente intimiditi e si
posizionarono davanti a Celine.
«Dunque», iniziò lei, leggendo finalmente la pergamena con i nomi dei partecipanti, «Ailie, tu
hai il potere dell’Aria e tu, Hewie, dell’Acqua. Sembrate anche molto in sintonia oltre che ottimamente
addestrati».
«Ci conosciamo da quando eravamo bambini, si può dire che i nostri poteri sono cresciuti
insieme, al momento siamo fidanzati ufficialmente, ci alleniamo sempre insieme e siamo abituati a
essere complementari», rispose la ragazza. «I poteri di mia sorella purtroppo non sono altrettanto forti,
per questo è diventata una guaritrice, ma posso assicurare che le sue competenze in quel campo sono
ottime», proseguì, facendo cenno con la testa verso l’altra ragazza.
Celine vide che il suo nome era Acheflow e che si era candidata come guaritrice, la ragazza era
in visibile imbarazzo, sembrava volersi ripiegare su se stessa. Avendo saputo che erano sorelle
comprese perché avesse notato subito una forte somiglianza tra loro. Non le erano chiari i legami
all’interno di quel terzetto. Ailie sembrava esuberante e piena di vita, quasi quanto la sorella appariva
riservata e schiva. Hewie invece si limitava a un silenzio impacciato. Parevano andare d’accordo
all’apparenza, ma Celine aveva la sensazione che tra loro aleggiasse qualcosa d’irrisolto. Ciononostante
le sembravano tutti e tre molto bravi, il resto lo avrebbe scoperto approfondendo la conoscenza.
«Vieni avanti, Acheflow», disse. «Se non sbaglio i tuoi poteri sono legati all’elemento della
Terra. Sai che è il primo con cui io mi sono sentita affine? Non temere, anche se non sei una guerriera
sei altrettanto importante: i guaritori spesso ci salvano la vita, non potremmo intraprendere questo
viaggio senza qualcuno con le tue capacità», la incoraggiò Celine.
La ragazza si fece avanti timidamente, quasi spaventata di togliere un po’ di luce alla sorella.
«Non vi deluderò, mia signora», disse, facendo un profondo inchino.
«Non ne dubito e sono certa avremo modo di conoscerci meglio», rispose Celine.
Dopo poco il terzetto prese congedo e vennero invitati ad entrare Aengus e Bhirginia.
«Benvenuti», esordì Celine, «sono molto colpita dalle vostre capacità e dalla vostra candidatura,
non credevo avrei avuto il piacere di avere tra le mie reclute una guaritrice affermata e un laoch dalla
grande esperienza. Sarei felice di sapere cosa vi spinge ad abbandonare la pacifica vita di Gallaibh».
«Come sicuramente saprete, io ho prestato servizio per lunghi anni alla Divisione di Venezia,
dopo aver conosciuto Bhirginia ho deciso di ritirarmi, ma nonostante tutto c’è qualcosa che mi manca.
Sento di non fare il mio dovere, mia moglie è concorde con me e desidera fare quest’esperienza»,
rispose Aengus.
«Ma c’è di più vero?», indagò Celine. «Avanti, Bhirginia, spiegami la tua posizione», la esortò.
Notò Bhirginia lanciare uno sguardo indagatore al marito, quasi a chiedere se poteva parlare e
lui le fece un impercettibile segno d’assenso. Celine in realtà non pensava stesse chiedendo lui il
permesso di esprimersi, bensì quello di dire i veri motivi che la spingevano.
«Sono rimasta molto colpita dalla prova di Buonia l’ultimo giorno dell’anno. Amo molto mio
marito e so che la scelta di fermarsi a Gallaibh, senza poter combattere, gli pesa. Dopo aver assistito
alla sua rigenerazione, ho pensato a quanto cambierebbero le nostre vite se, allenandomi e partecipando
a queste spedizioni, riuscissi ad avvicinarmi alla possibilità di sostenere la rigenerazione io stessa. Il
nostro tempo insieme muterebbe in infinito e non mi sentirei costantemente come un’assassina che ha
posto fine alla vita del proprio compagno», rispose sinceramente la donna.
«Dovete sapere che non tutti sono in grado di raggiungere i livelli di Buonia e poter accedere
alla rigenerazione», s’inserì Davios, «è bello essere ambiziosi, ma non vorrei che domani tutti
i saoranaich possano pensare di rigenerarsi, si scatenerebbe un pandemonio».
«Davios», lo richiamò duramente Celine. «Innanzitutto non è questa la sede per affrontare
questa questione, né mi sembra che tutti i saoranaich del Regno abbiano preso in considerazione questa
opzione, ma anche fosse non vedo quale sarebbe il problema. Poter contare su una vita più lunga per il
nostro popolo sarebbe solo un aiuto contro le schiere di Fàs», concluse, fulminandolo con lo sguardo.
«Bhirginia, sono lieta che l’esempio di Buonia abbia scosso le vostre vite, abbiamo bisogno di
persone come te. Determinate e desiderose di apprendere e migliorarsi. Sono certa che, dopo i viaggi,
sarai pronta per prepararti alla prova, hai il tipo di carattere di chi si pone un obiettivo e lo persegue
fino all’ultimo. Vi dico con piacere che partirete con noi», gli comunicò Celine, prima di congedarli.
Quando rimasero soli, però, non poté fare a meno di esplodere con Davios.
«Che problema c’è? Ti comporti come se la rigenerazione sia un diritto che spetta solo a noi,
non è così. Tutti loro hanno il diritto di migliorare le loro esistenze, se lo desiderano».
«Solo i guerrieri possono rigenerarsi di diritto, se gli Spiriti avessero ritenuto che fosse diritto
anche dei guaritori non avrebbero fatto questa distinzione», rispose Davios altero.
«Non vi è scritto da nessuna parte, mi pare, che sia vietato ai saoranaich il tentativo di elevare
se stessi, quindi, se qualcuno ha le capacità per poterlo fare, non vedo perché dovrebbe rinunciarvi. Ti è
chiaro che noi non siamo un gruppo elitario e loro la plebe? Hanno i nostri stessi diritti e, se le loro
capacità lo consentono, io li sosterrò», lo rimise al suo posto Celine.
Pareva che Davios avesse ingoiato un rospo gigante, ma non si azzardò a contraddirla. Sapeva
bene che diceva cose giuste.
«Celine, devo parlarti di un altro punto», s’inserì Morwenna, «ritengo più opportuno sia fatto
adesso piuttosto che domani, davanti a tutta la squadra. Almeno avremo già deciso».
«Di che cosa si tratta?» domandò Celine guardinga.
«Si tratta del viaggio. Non è possibile farlo tramite i portali, è troppo pericoloso per la tua
stabilità».
«Nonna, avevamo già deciso, è molto più rapido e veloce, Posso farcela!» tenne duro Celine.
«Non possiamo saperlo, se arrivassi là stremata e non riuscissero a passare tutti quelli che ti
devono seguire o qualcuno adatto a prestarti cure? Come puoi essere certa che, essendo tu il fulcro
della connessione, una volta dentro il portale essa non s’interromperà?» fece presente Morwenna.
«Vorrà dire che prima farò passare gli altri e poi passerò io», rispose Celine decisa a non
mollare.
«E se svenissi e Buonia fosse già passata oltre e dovessimo affidarti alle cure di qualcun altro?
La spedizione senza di te che senso avrebbe? O se arrivassi dall’altro lato stando malissimo e non vi
fossero le risorse necessarie per rimetterti in sesto?» insisté Morwenna, facendo perno sul suo senso di
responsabilità verso la missione.
«Penso di potercela fare...» tentò di ribattere Celine, sempre meno convinta.
«Non possiamo affidarci a supposizioni. Devi rassegnarti a viaggiare con i mezzi. Prenderete
l’aereo e poi noleggerete delle macchine», disse pratica Morwenna.
«Raggiungere l’aeroporto e poi viaggiare in macchina allo scoperto potrebbe essere molto più
pericoloso», fece presente Celine.
«Non con le dovute precauzioni. Compreremo i biglietti il giorno stesso. Non sono in molti a
viaggiare ora che le festività sono terminate, specialmente in settimana. Inoltre non avviseremo la
Divisione prossima al confine di venirvi a prendere. Noleggerete delle macchine una volta giunti lì. In
questo modo non c’è nessun rischio di spie o di fuga di notizie. Quando arriverete in Finlandia, ci
chiamerete per confermarci che state partendo, Erskine ha il numero della guardia sul confine delle
nostre terre e loro si premureranno di avvisarci subito. A quel punto noi contatteremo il Sovrintendente,
affinché venga ad accogliervi sul limitare del Regno. Potrete fermarvi alla Divisione sul confine e
lasciare loro le macchine da restituire», spiegò Morwenna.
Celine era a corto di obiezioni, sua nonna aveva pensato a tutto. Non poteva continuare a
opporsi, non era un piano irragionevole. Era vero che lei non sapeva come e per quanto la sua energia
sarebbe stata in grado di alimentare i portali ma, soprattutto, se sarebbe stata in grado di tenerli aperti
una volta dentro.
«Ebbene, accetto il tuo suggerimento», disse.
«Molto bene. Così domani ne metteremo al corrente il resto della squadra, senza dover discutere
davanti a loro», approvò Morwenna.
Nonostante avessero deciso di partire due giorni dopo il matrimonio di Buonia, le incombenze
si erano protratte, portando loro via qualche altro giorno. C’erano miriadi di dettagli da verificare e
l’indomani ci sarebbe stata l’ultima riunione collettiva, in cui Morwenna avrebbe comunicato loro i
dettagli salienti sul Regno dell’Aria.
Celine schiumava di rabbia all’idea di dover tollerare la presenza di Aidan facendo finta di
niente, ma doveva comportarsi in modo obiettivo. Si chiese se gli dispiacesse partire e separarsi dal
letto di Kaina. Era certa che, quando lo aveva allontanato dalla riunione, fosse tornato diritto a casa sua.
Si domandò come avesse fatto a dirle di amarla nel pomeriggio per poi tornare da quella poco di buono.
Addirittura presentarsi con lei al matrimonio.
Buonia dopo l’incontro con le reclute le aveva proposto di passare la serata con lei, ma Celine si
era inventata un mal di testa come pretesto. Non voleva che l’amica si privasse del poco tempo
rimanente per stare con suo zio.
Con quei pensieri cupi si addormentò, piombando in un turbine di strani incubi dai contorni
sfocati.
Il mattino seguente Aidan raggiunse la sala del Consiglio molto presto. Questa volta Celine non
avrebbe potuto metterlo alla porta. Il giorno precedente era rimasto male quando lei lo aveva escluso e
ancora più impressione gli aveva fatto il sorrisino stampato sul volto di Davios. Avrebbe scommesso
tutto quello che possedeva sul fatto che avesse rincarato la dose sulla storia tra lui e Kaina.
Di fatto la sera del matrimonio l’aveva accompagnata a casa, premurandosi di entrare, ma una
volta entrato era uscito dal retro smaterializzandosi. Non avrebbe mai e poi mai avuto una storia con
Kaina, né con nessun’altra, ma se era quello che Celine doveva credere per stare lontana da lui, allora
aveva imboccato la strada giusta. Non l’aveva mai vista tanto fredda. Aveva aspettato che finisse la
riunione fuori dalla casa di Aengus per sapere com’erano andate le cose: aveva appreso con gioia che
erano stati accettati e che Celine approvava la decisione di sua moglie di tentare una rigenerazione. Suo
cugino Davios, come sempre, aveva saputo solo suscitare antipatia, ma Aidan ormai non se ne stupiva
più. Bhirginia aveva insistito perché lui restasse a cena con loro e così si era ritrovato a dover
rispondere alle domande di Aengus sul suo coinvolgimento con Kaina. All’amico aveva detto la verità,
ovviamente, ma non gli era sembrato approvasse più del dovuto la sua scelta.
Aidan si riscosse da quei pensieri quando vide le persone che riempivano la sala del Consiglio
alla spicciolata. Mavi prese posto a fianco a lui. Quando vi furono tutti, entrò Celine seguita da
Morwenna. Per la prima volta si rese conto che lei non lo stava cercando con lo sguardo, non aveva
nemmeno verificato che ci fosse prima d’iniziare la riunione, sembrava non lo vedesse neppure. Si rese
conto di quanto le avesse fatto male, quando lui si era comportato nella stessa maniera. La fissava
bruciandola con lo sguardo, quasi sperando che si voltasse verso lui, ma neppure una volta si girò a
guardarlo.
Mavi, che evidentemente doveva essersi accorta di tutto gli accostò la bocca all’orecchio. «Non
era questo che volevi?» gli chiese sottovoce.
Aidan guardò la sorella senza risponderle. Che cosa avrebbe potuto dirle? Aveva ragione. Era
stato lui a voler fare in modo che Celine lo detestasse per tenerla alla larga: ci era riuscito e doveva
stare al suo posto. Iniziò a prestare attenzione alla riunione giusto in tempo per sentire Morwenna che
cominciava a elencare i luoghi di maggior interesse del Regno dell’Aria.
«Purtroppo sappiamo bene che le barriere si sono ristrette e molti luoghi potrebbero essere al di
fuori di esse. Vi invito pertanto a verificare nei luoghi sicuri e, se non vi fosse nulla, di tentare in quelli
esterni alle barriere protettive», iniziò, focalizzando il suo sguardo su Celine. Era davvero come una
madre apprensiva. Sapeva bene quanto Celine fosse incline al rischio e, anche se la regina era lei, stava
cercando comunque di imporle il suo volere come nonna.
«Quando entrerete nelle terre del Regno dell’Aria, giungerete dopo poco alla prima area
protetta. Lì sorge il castello di ghiaccio e dietro di esso si estende il villaggio. Non vi sto a descrivere il
territorio nel dettaglio, passo direttamente a parlarvi dei luoghi da prendere in considerazione. Il primo
da visitare, poco distante dal villaggio, è Cladh Trèigte, il cimitero abbandonato. Vi consiglio di
andarci poiché si tratta di un posto remoto, dove gli avi dell’attuale Sovrintendente sono stati sepolti».
«Dubito che troveremo riscontro così vicino al castello, ma ci proveremo senz’altro», disse
Celine, senza celare il suo palese disinteresse.
«Il territorio è diviso a metà da un fiume che lo taglia verticalmente, esso sorge a Nord-Ovest;
ai piedi del Mullach a Dh'àirde, l’Alta Vetta, si trova il lago ghiacciato Loch Reòta, da quello parte il
nostro fiume, il Abhainn a Sàmhchair. Sia Mullach a Dh'àirde sia Loch Reòta sono luoghi antichi,
dove la presenza dello Spirito dell’Aria potrebbe essere forte, non è escluso che la Lama d’Aria sia
penetrata nei ghiacci del lago», continuò a spiegare Morwenna, mentre tutti la ascoltavano in silenzio
prendendo appunti. «Purtroppo entrambi sono al di fuori dell’area protetta, v’invito pertanto a lasciarli
come ultima risorsa. Sempre a Ovest del Regno abbiamo la Riserva Abbandonata Uir Fuachd, essa si
trova all’interno delle protezioni. In quella Riserva trovavano rifugio gli animali e vi risiedeva
regolarmente qualcuno. Adesso è disabitata poiché le temperature sono divenute ancora più fredde, e
ben pochi animali vivono nella zona. Gli Spiriti hanno sempre sollecitato un rapporto stretto con la
natura che ci circonda, è quindi possibile che ciò che cerchiamo possa trovarsi lì o quantomeno che la
presenza di Adhar sia più facilmente evocabile».
«Credo che, prima di giungere fin là, sarebbe meglio esplorare le zone più vicine al castello»,
suggerì Erskine, che stava già guardando la cartina allegata al plico d’istruzioni che ogni membro della
spedizione aveva ricevuto.
«Condivido il tuo punto di vista», disse Aidan che fino a quel momento era rimasto in silenzio.
Era certo che Celine pensasse che nei territori protetti non vi fosse sicuramente nulla, come ne
era sicuro pure lui: figurarsi se poteva essere così semplice, ma aveva appoggiato la prudenza, nella
speranza che lei lo degnasse di una risposta. Non sapeva neppure perché tentava di stuzzicarla in quel
modo. In realtà aveva desiderato che lei iniziasse a dimostrargli indifferenza, ma ora che lo faceva
davvero si rendeva conto di quanto gli pesasse. Mavi al suo fianco si agitò sulla sedia. Quasi
certamente aveva intuito i suoi motivi.
Celine però non raccolse e continuò a ignorarlo, restando in silenzio.
Vedendo che non vi erano altri interventi, Morwenna riprese la spiegazione. «Nella parte a
Sud-Ovest della mappa troverete altri due luoghi estremamente importanti. All’interno di un bosco
molto fitto si erge la Grande Quercia Tomadach Darag Aonaranach, è l’albero più alto del Regno. Da
lontano lo si vede torreggiare su tutto ciò che lo circonda, non viene scalfito dalle tempeste di neve né
dal freddo intenso, si dice sia stata Adhar stessa a far piantare quell’albero. Andando ancora più a
Ovest si trova la miniera Mèinn an Doimhneachd. Non è un luogo particolarmente spirituale, ma vi
abbiamo scavato per secoli, estraendo i metalli preziosi che utilizziamo. Tale profondità potrebbe
essere favorevole all’evocazione di Adhar».
«Che cosa c’è invece nella parte a Nord-Est?», chiese Celine che, come aveva pensato, non era
molto interessata ai luoghi circoscritti alle aree protette.
«Poco più a Nord del Castello si erge una collina. Il suo terreno, sebbene sia perennemente
flagellato dal freddo, si è sempre dimostrato il più ideale per le nostre serre e colture. Almeno fino a
questo terribile momento in cui, come ben sapete, sta morendo tutto», riprese Morwenna, partendo da
un luogo ancora all’interno dell’area protetta. «A Est della collina, leggermente più a Nord, troviamo il
pozzo. Di questo luogo non so molto, si chiama Fuaran a Aisling, Pozzo del Sogno», Morwenna si
fermò un attimo per saggiare l’attenzione dei presenti. Scrutò tutti per verificare che nessuno si fosse
distratto a causa della lunga spiegazione e, quando si fu sincerata di leggere la massima concentrazione
nel loro sguardo, riprese.
«Poco più a Nord della collina, nell’area priva di protezioni, troviamo l’altissima Torre Tùr an
Crùn: si tratta di un edificio al cui interno si è sempre svolta la cerimonia di passaggio tra il
Sovrintendente padre e il figlio, in caso il primo si volesse ritirare, o la presentazione del nuovo
Sovrintendente, in caso di morte del padre. Ancora più a Nord-Est troviamo il tempio Teampall an
Gaoth Comhartaich. Non ho molte notizie su questo luogo, vi si tenevano antiche cerimonie nei tempi
remoti: nei libri di storia, le uniche spiegazioni relative sono queste, ma non vi è né una figura né una
sua rappresentazione».
Tutti adesso confrontavano in silenzio le spiegazioni fornite da Morwenna con le loro cartine.
Aidan scorse Erskine già intento a tracciare un percorso ideale; Ermer, al suo fianco, attribuiva numeri
ai luoghi a seconda dell’importanza. Sollevò gli occhi di scatto, poiché aveva avvertito come un vento
gelido che lo trapassava, e scorse lo sguardo di Celine. Inutile direi che vi si leggeva il più profondo
disprezzo: era una situazione orribile e ci si era messo da solo, doveva solo imparare a sopportarne le
conseguenze.
Morwenna richiamò l’attenzione di tutti spiegando loro che avrebbero usato mezzi di trasporto
comuni per recarsi nel Regno dell’Aria. Non conoscendo quanto dispiego di energie fosse richiesto a
Celine per tenere i portali aperti, consideravano meno rischioso viaggiare in quel modo.
Poco dopo la riunione si sciolse e furono tutti invitati a riposare, poiché la partenza era prevista
per l'alba del giorno dopo.
CAPITOLO 3 ~ PARTENZA
Martedì 9 gennaio
Al suo risveglio Celine scorse il sorgere del sole. Stava per andare a chiamare Buonia nella
stanza accanto, quando si bloccò con la mano sulla maniglia dandosi della sciocca. Buonia non
dormiva più lì e di certo non sarebbe stata una buona idea piombare nella stanza che condivideva con
Caswyn all’alba. Era indubbiamente felice per l’amica, ma si rendeva conto di quanto le mancasse la
sua figura. Tra loro due non vi era stato nessun distacco, ma era innegabile che qualcosa fosse
cambiato.
Si preparò rapidamente indossando la sua divisa, non aveva voglia di vestirsi differentemente
per via del contatto con gli umani, avrebbe usato la dissimulazione per apparire diversa ai loro occhi.
Le dispiaceva lasciare Gallaibh, era come aver vissuto in una bolla protetta, ma era anche curiosa e
impaziente di visitare il Regno dell’Aria. Non vedeva l’ora di mettersi all’opera per aiutare il suo
popolo.
Scese nel salone grande per fare colazione e vi trovò sua nonna. «Nonna, tutto a posto?» chiese,
notando quanto fosse tesa.
«Sai bene quanto fossi contraria a questi viaggi, ma avevi ragione, non c’era altra scelta. Ti ho
aiutato a preparare tutto e adesso che stai per partire continuo a chiedermi se c’era altro che potevamo
fare», rispose Morwenna impacciata. Celine sapeva quanto le costasse mostrare le proprie emozioni.
«Come hai detto non c’era altro da fare, non ti preoccupare, sono certa che andrà tutto bene»,
rispose, accarezzandole un braccio per rincuorarla.
In breve arrivarono tutti i membri della spedizione e quando furono al completo giunse un
servitore ad avvisare che erano pronte le carrozze fuori dal castello. I membri del Consiglio erano fuori
dalle porte pronti a salutarli, e sua nonna aveva ripreso la sua aria pratica e imperturbabile. Celine si
domandò quanto le costasse fingere di essere così calma, ma non ebbe tempo per rifletterci più del
dovuto poiché le carrozze si misero presto in marcia, dirette verso il limite che divideva Gallaibh dal
mondo reale.
Il viaggio si rivelò rapido e in men che non si dica avevano attraversato il confine invisibile
all’occhio umano, passando per la casetta dove si trovava la prima guardia. Fuori, come concordato,
trovarono alcune macchine con cui avrebbero raggiunto l’aeroporto. Si stava sedendo sulla stessa
vettura su cui erano montati Buonia e Caswyn, quando notò che Aidan stava per mettersi al volante.
Non desiderava assolutamente averlo vicino, anzi, se non avesse rischiato di rendersi ridicola e di
alimentare sospetti inutili, lo avrebbe volentieri esonerato dalla spedizione, almeno avrebbe potuto
restare al fianco della sua fiamma.
«Aidan, per piacere vai su un’altra macchina, sulla mia vettura vorrei avere Ermer ed Erskine,
contribuirà a farmi sentire più sicura», disse, sfidandolo con lo sguardo a contraddirla.
Per un momento ebbe il timore che non lo facesse e si chiese il perché dell’espressione ferita
che gli attraversò il viso, ma fortunatamente si fece da parte di buon grado. In breve furono
nuovamente pronti a partire in direzione dell’aeroporto di Inverness.
Celine s’impose di svuotare la mente, osservando il paesaggio che mutava fuori dal finestrino.
Doveva riprendere il contatto con la realtà poco per volta o all’aeroporto sarebbe stata frastornata,
inoltre avvertiva la tensione che c’era in macchina e desiderava estraniarsene. Erskine guidava ed
Ermer era vigile e attenta, sembrava temesse che potessero attaccarli da un momento all’altro. Sapeva
bene che l’eventualità esisteva, ma era certa che il nemico desiderasse che lei giungesse a
destinazione. Fàs di certo sapeva che i loro attacchi ai Quattro Regni non sarebbero passati inosservati,
altrimenti si sarebbe mosso in modo più sottile, Celine era certa che il loro nemico volesse proprio che
lei varcasse le porte di quelle terre, qualcosa le diceva che non erano in grado di arrivare alle armi sacre
senza il “suo aiuto”. Certo avrebbero potuto rapirla e portarcela loro, ma non credeva che i nemici al
momento fossero concentrati sulla Scozia quanto lo erano sui Quattro Regni.
Il ritorno alla civiltà fu davvero brusco: vedere i centri abitati che si facevano via via più grandi,
incontrare altre macchine e persone comuni che non sapevano nulla del pericolo che correvano, la
faceva sentire scombussolata. L’aeroporto era piccolo, ma pieno di gente e Celine si rese
immediatamente conto che tutti i laoich si erano piazzati, senza dare nell’occhio, in modo che lei
camminasse al centro. Quando giunsero all’imbarco, Erskine scherzò con l’addetta, raccontando che
erano una comitiva diretta al Nord per vedere il fenomeno delle aurore boreali.
Il volo fu rapido e non accadde nulla di strano, sbarcarono a Oulu, l’aeroporto più vicino al
confine con il Regno dell’Aria. Un vento gelido ne spazzava il piazzale.
«C’è pochissima luce». osservò Celine, mentre si dirigevano verso un’agenzia di noleggio auto.
«È normale mia cara, siamo nel mezzo della notte polare», le rispose Caswyn.
«Che sciocca, avevo letto qualcosa in merito, ma credevo che non esistesse nulla di così diverso
dai concetti di giorno e notte a cui siamo abituati», rispose Celine.
«Entro io ad occuparmi di tutto?» domandò Erskine, quando giunsero davanti alle porte.
«Certo, sei sicuramente più abituato a trattare senza destare nessun tipo di curiosità e sospetto»,
rispose lesta Celine, «nel frattempo io telefonerò alla guardia sul confine, per chiedere loro di avvisare
Morwenna che siamo imminenti alla partenza».
Celine estrasse da una tasca il cellulare che le aveva lasciato sua nonna, aveva vissuto con
oggetti come quello in mano negli ultimi diciotto anni e ora le sembrava alieno. Chiamò la casetta sul
confine, attenendosi a dare le informazioni necessarie. Purtroppo non vi era modo per
raggiungere Gallaibh con una telefonata diretta da dove si trovavano.
Erskine tornò vittorioso con le chiavi di diverse macchine, si divisero rapidamente e ripresero il
viaggio. Celine si guardava intorno stupita, non aveva mai visitato la Finlandia, ma da amante dei paesi
nordici aveva sempre desiderato andarci. Peccato non si trattasse di una bella vacanza, ma di un viaggio
ad alto rischio, anche se era sicura che tutto sarebbe andato per il meglio. Doveva convincersi a vederla
in quei termini o avrebbe rischiato di mettersi in pericolo senza motivo, e di mettere in pericolo anche i
suoi compagni.
Il paesaggio, fuori dal finestrino, la incantava. Tutto era ricoperto da una coltre bianca, i pochi
centri abitati che incontravano, andando verso Nord, erano sempre più piccoli e non si vedevano in giro
molte persone, mentre non era raro vedere qualche renna che camminava tranquilla a bordo strada.
Anche Buonia sembrava incredibilmente colpita dal paesaggio, probabilmente era la prima
volta anche per lei e suo zio, notando l’interesse con cui la compagna si guardava intorno, iniziò a
parlarle del territorio.
«La Lapponia è caratterizzata dalla foresta boreale di conifere, chiamata anche Taiga, e dalla
Tundra artica; gli animali che si vedono più spesso da queste parti sono le renne, come avrete
sicuramente notato, ma vi sono anche orsi, lupi e ghiottoni».
Stavano seguendo il percorso del fiume Muonio, che tracciava il confine tra Finlandia e Svezia;
a breve avrebbero raggiunto l’ultima città umana sul confine, Kaaresuvanto. Una volta superato quel
punto si sarebbero lasciati alle spalle la civiltà, raggiungendo la Divisione in prossimità del Regno
dell’Aria. Lì avrebbero consegnato le macchine da rendere all’auto noleggio e avrebbero proseguito.
Quella terra aveva un fascino glaciale e ammaliante: si avvertiva la solitudine che impregnava i luoghi
scarsamente abitati, ma la natura faceva da contraccolpo, mostrando che quel luogo era comunque ricco
di vita. Le foreste finlandesi erano ricamate da corsi d’acqua ghiacciati e puntellate dai laghi brinati. Il
sole era sorto alle undici del mattino, per tornare a nascondersi poco dopo. La luce irradiata era stata
uno spettacolo incredibile, le aveva dato l’idea di provenire di traverso, rendendo l’ambiente ancora più
surreale.
Erskine fermò la macchina davanti a una struttura in legno, sembrava una baita enorme, il tetto
era ricoperto di neve e dal comignolo usciva del fumo. Si vedeva una tenue luce dietro alcune finestre,
ma non vi era nessuno fuori ad accoglierli.
«Mi sembra molto strano non sia ancora uscito nessuno» disse Erskine sospettoso, mentre
scendeva dalla macchina.
Celine si guardò intorno, a parte il cottage non vi era nulla, solo una landa desolata spazzata
dalla neve. Notò gli altri laoich avvicinarsi a Erskine con espressione circospetta, anche loro
sembravano trovare la situazione strana.
«Entriamo», disse Erskine scambiandosi uno sguardo con Brian, «Celine, tu resta indietro per
piacere», aggiunse rivolto a lei.
Celine rimase nel piazzale antistante il cottage con Buonia, Acheflow e Caswyn; i guerrieri
erano entrati da pochi secondi quando un grido soffocato le fece rizzare i capelli. Era Mavi. Entrò di
corsa, contravvenendo alle regole, per vedere cosa stesse accadendo. I laoich della Divisione erano tutti
morti. Giacevano a terra in posizioni scomposte, notò Erskine chino su uno di loro. Riconobbe anche
alcuni dei guerrieri mandati anzitempo da Gallaibh, avevano la gola tagliata ed erano riversi in un lago
di sangue.
«È successo da poco, tutti fuori immediatamente!» urlò.
Celine si sentì prendere di peso e trascinare, guardando alle sue spalle si accorse che si trattava
di Aidan.
«Piantala di trascinarmi come se avessi cinque anni», gli disse in malo modo.
«Non saresti nemmeno dovuta entrare», la rimbeccò lui, senza mollare la presa fin quando non
furono all’esterno.
L’aria fredda la fece sentire meglio, la vista di tutti quei corpi senza vita l’aveva distrutta. Non
conosceva neppure quelle persone, ma sapeva che sicuramente erano morte per lei, i nemici dovevano
essere entrati nel cottage per cercarla, riuscendo a eludere in qualche modo le protezioni.
«Dobbiamo prendere le macchine e andarcene subito di qui», disse Erskine che era uscito a sua
volta. «Potrebbero tornare o essere ancora nei paraggi».
Aveva appena terminato quella frase quando dalla casa alle sue spalle uscì un’altra persona che
non conoscevano. «Aspettate!» urlò alla loro volta.
Doveva essere un sopravvissuto che non avevano notato. Era pallidissimo, sembrava avere un
aspetto molto strano. Quando furono abbastanza vicini all’ingresso del cottage, tirò fuori dalla tasca
una specie di corno e se lo portò alla bocca. Il fischio acuto e maligno che ne uscì spinse tutti loro a
tapparsi le orecchie. Adesso Celine vedeva chiaramente sul volto del ragazzo un sorriso malefico. In
pochi attimi furono circondati da alcuni dubhar laoich, i guerrieri ombra. Sembravano apparsi dal
nulla, ma dovevano essere sempre stati lì, pronti ad attaccare al segnale concordato, e il ragazzo era
quasi sicuramente un corrotto, anche se Celine si stupì del fatto che era abbigliato come un guerriero.
Sentì l’ansia montarle nel petto, un conto erano gli allenamenti un conto una battaglia vera.
Vide Aidan atterrare e trapassare immediatamente il ragazzo che aveva suonato il corno, e uno strano
malessere la travolse. Aveva sempre provato sensazioni contrastanti per i corrotti, essi non erano
ancora guerrieri ombra, conservavano fattezze umane, uno scampolo di ciò che erano stati prima di
essere irretiti dal male.
I dubhar laoich si scagliarono su di loro, non appena Aidan trafisse il ragazzo.
Vide Mavi saettare al fianco del fratello, scagliava intorno pugnali viola elettrificati che quando
andavano a segno producevano dei piccoli lampi; Caswyn tentava di fare in modo che non si
avvicinassero in troppi, producendo delle illusioni strabilianti. Celine vide parte dei nemici circondati
dagli ambienti più impensabili: le strade di New York, una foresta equatoriale, la cima di un
grattacielo. Ogni dieci secondi cambiava illusione per destabilizzarli ulteriormente, ma alcuni
riuscivano, tra un incantesimo e l’altro, a scagliarsi su di loro, erano troppi da tenere a bada tutti
insieme per un solo illusionista.
Ermer ed Erskine stavano già fronteggiando un essere a testa, quando se ne aggiunse un terzo.
Celine voleva provare a intervenire, ma si sentiva d’impiccio, temeva di non fare la cosa giusta, era
come bloccata. Si rese conto di quanto fosse inutile. Lei, quella con i poteri più forti di tutti, non stava
facendo nulla per aiutare i suoi compagni.
Erskine si stava occupando di due nemici insieme: uno lo fronteggiava in un serrato duello,
l’altro lo teneva imprigionato in un cerchio di fuoco; Ermer stava tenendone a bada un terzo,
lanciandogli addosso raffiche che sembravano piccoli tornado. Brian cercava di tenerne distanti alcuni
producendo piccoli terremoti che facevano aprire la terra ai loro piedi, purtroppo erano abbastanza agili
da passare oltre e scavalcare il fossato. Due di loro stavano correndo a rotta di collo verso di lui, se non
si fosse spostato rapidamente lo avrebbero travolto. Celine vide arrivare, rispettivamente da destra e
sinistra, Murch e Aidan. Aidan, impugnando una spada di fuoco, trafisse uno dei due mostri, mentre
Murch imprigionò la testa dell'altro in una grossa sfera d’acqua e lo pugnalò con una daga al centro del
petto.
Mavi impugnava una lunga frusta di lampi e saette con cui ne trascinava uno per il collo e
Hewie, una delle due reclute, lo uccise con una spada di ghiaccio. Erano talmente tante le invocazioni
che si coprivano l’un l’altra, Celine non riusciva neppure a distinguerne le parole. I nemici erano
sempre meno, ce l’avevano quasi fatta.
Non fece in tempo a formulare quel pensiero che, dal cottage alle sue spalle, uscirono in massa
almeno una ventina di corrotti. Poi l’orrore. Celine li riconobbe. Non sapeva spiegarsi come fosse
possibile. Quei corrotti, erano i guerrieri che aveva visto poco prima dentro, a tutti erano sembrati
morti, ma evidentemente non era così. Si guardò intorno, notando lo sconcerto dipinto sulle facce degli
astanti, nessuno sembrava avere il coraggio di uccidere qualcuno con le sembianze di un laoch. Uno di
loro si scagliò verso di lei urlando, ma non le arrivò mai nemmeno vicino. Una freccia di Fuoco gli
aveva trapassato il collo. Aidan.
La battaglia riprese violentissima, ma i corrotti si potevano uccidere più facilmente. Mentre per
sterminare un guerriero ombra bisognava trapassargli la cavità dove una volta era posizionato il cuore, i
corrotti erano ancora in parte umani e come tali potevano essere uccisi. Eppure Celine non si sentiva
bene, la strana sensazione di prima la travolse di nuovo. Sentiva come un fremito dentro sé che le
diceva di dover far qualcosa per quelle creature, quelli erano fratelli, laoich, che erano incredibilmente
mutati in corrotti:  doveva salvarli non poteva permettere che li uccidessero. Qualcosa le urlava che
doveva rimettere le cose a posto, anche se non sapeva come.
Mentre la battaglia infuriava ne notò uno più in disparte e gli si avvicinò da dietro, non sapeva
nemmeno bene lei per far cosa. Lui si girò all’improvviso e la guardò con un’espressione carica d’odio,
per poi lanciarsi su di lei. Celine, presa dal panico, invocò le radici per intrappolarlo, ma lo mancò di
parecchio e l’essere le si abbatté addosso, scagliandola a terra con uno sguardo trionfante. La salvò
l’urlo di Buonia, che aveva assistito inorridita alla scena. Il corrotto venne sbalzato via, la frusta
elettrificata di Mavi aveva colpito ancora e stava trascinando via quella creatura. Brian lo finì
trapassandolo con poderose radici.
Celine si sentì sollevare da terra, era Aidan e la guardava furioso. «Pensavi di farti
ammazzare?» la investì. «Caswyn, prendi Celine e tienila d’occhio, non farla allontanare da te!» urlò,
richiamando l’attenzione di suo zio.
Si rituffò nella battaglia senza darle nemmeno il tempo di controbattere. Celine era frastornata,
oltre ad essere d’impiccio non si dava pace per la morte di quei corrotti: non sarebbe dovuta restare
inerte mentre li uccidevano, avrebbe dovuto riportarli indietro. La neve si macchiava del sangue di
quelli che fino a poco prima erano stati loro fratelli, era uno spettacolo terribile. Non provò nemmeno a
ribellarsi, avrebbe rischiato di mettere in pericolo la vita degli altri. Prima di tentare di avvicinarsi
nuovamente a una battaglia, avrebbe davvero dovuto esserne capace. Ora sapeva che tutto quello che le
avevano insegnato durante la sua permanenza a Gallaibh non era niente in confronto a ciò che erano
costretti ad affrontare.
I guerrieri ombra, una volta trafitti, sparivano implodendo dall’interno, ma i corrotti no. Vide
Erskine e Brian ammucchiarli e Aidan dargli fuoco. La battaglia era finita, eppure lei si sentiva
totalmente assente.
Quando vide Aidan avvicinarsi, la rabbia la riscosse. «Non permetterti mai più di rivolgerti a
me in quel modo, come se fossi una bambina o una tua sottoposta!» lo aggredì in malo modo.
«E tu stai in disparte durante i combattimenti, siamo qui per proteggerti non per farti
ammazzare!» rispose lui, incenerendola con lo sguardo.
«Io non mi stavo facendo ammazzare», lo contraddisse subito Celine.
«No?» fece Aidan sarcastico. «A me sembrava di sì. Non sai cosa sia una battaglia, stanne
lontana e lascia fare a noi, non sei capace, sei solo d’intralcio!».
«Certo, hai ragione, probabilmente ero d’intralcio anche quando Matteo ti aveva catturato e ti
ho salvato, vero?» lo rimbeccò Celine sarcastica.
Aidan stava per rispondere nuovamente, quando venne strattonato da Erskine. «Adesso basta!
Gli altri sono ancora scossi, ma presto noteranno la vostra lite e non mi sembra il caso. Smettetela
subito. Aidan non ti è permesso rivolgerti a lei in questo modo, qualunque rapporto aveste prima.
Celine, ti pregherei di cercare di stare in disparte durante le aggressioni, capisco il tuo desiderio di
sfruttare il tuo potere, ma ci siamo noi per proteggerti».
Aidan non sembrava deciso a mollare, ma Erskine lo trascinò via in malo modo. Le parole del
Maestro le avevano fatto ancora più male delle cattiverie che le aveva detto Aidan. Erskine era stato
gentile, ma il messaggio era chiaro: “I tuoi poteri sono più grandi dei nostri, ma non sai come
usarli”, e purtroppo aveva ragione.
Si guardò intorno notando Buonia intenta a curare una ferita al braccio di Brian e Acheflow che
bendava una gamba ad Ailie, sua sorella. Si concentrò sulle due poiché l’avevano incuriosita già
durante le selezioni e, soprattutto, per non pensare al suo fiasco durante il combattimento. Avevano
entrambe lineamenti delicati, labbra piccole e grandi occhi celesti con ciglia folte. Ailie portava i
capelli, biondissimi, legati in una lunga treccia, mentre Acheflow aveva un caschetto dorato corto e
ordinato. Quando finì di medicare la sorella, si guardò intorno per vedere se qualcun altro avesse
bisogno delle sue cure, ma non essendoci nessuno prese a sistemare il contenuto della sua borsa. Celine
notò con sorpresa una figura avvicinarsi a lei. Hewie era alto e slanciato, aveva i capelli castani
leggermente mossi e profondi occhi neri, ma anziché avanzare verso la fidanzata, che era stata ferita,
stava andando verso Acheflow. Non era ancora riuscita a capire le dinamiche di quello strano terzetto.
A quel punto la curiosità di sapere cosa le stava per dire ebbe la meglio e tentò di usare i poteri
che aveva usato quando, la sera di capodanno, aveva spiato Aidan. Si accorse con sgomento che non
l’era possibile. Non riusciva assolutamente a percepire cosa si dicessero. Provò con altre persone, ma
nulla. I suoi poteri si stavano indebolendo? Alla fine si fece forza, vide Aidan parlare in disparte con la
sorella e tentò di carpire la loro discussione, ma nulla nemmeno in quel frangente, non si capacitava di
cosa stesse accadendo. Era vero che sino a quel momento l’unica persona che aveva percepito da
lontano era Aidan, non aveva mai provato con altri, ma ora non funzionava nemmeno con lui. Non
aveva parlato di quel potere per non allarmare nessuno, temeva che le persone potessero pensare che lei
le spiasse, ma adesso avrebbe tanto voluto averlo fatto per poter chiedere consiglio a qualcuno.
Buonia le si avvicinò, dopo aver terminato di sistemare i materiali nella sua borsa. «Stai bene?»
le chiese, abbracciandola.
«Sì, benissimo, non mi sono fatta nulla», rispose Celine per tranquillizzarla.
«Non mi riferivo alla caduta, ma ad Aidan», le fece notare l’amica.
«Hai sentito tutto?» domandò Celine imbarazzata.
«Sì, ma solo perché ero ancora vicina, penso che gli altri non abbiano notato nulla», la rincuorò
Buonia.
«Se non fossimo nel mezzo di un disastro, lo manderei indietro seduta stante!» disse Celine
stringendo i pugni.
«No, non lo faresti, nonostante tutto hai bisogno della sua presenza e lo sai meglio di me. Non
sopporteresti di averlo lontano, di non sapere cosa gli accade...».
«Ti garantisco che al momento vederlo mi provoca attacchi di rabbia», la interruppe Celine in
malo modo.
«Questo per via di Kaina, ma sai, Celine, a volte le cose non sono come sembrano...».
«Certo, infatti l’ho immaginato che sia venuto al matrimonio con lei. Senti non parliamone,
avrei dovuto capire che, quando ha deciso di rinunciare a me, sarebbe tornato subito alle sue vecchie
abitudini. Ecco perché sono stata sempre e solo io quella che voleva tentare di far sopravvivere il nostro
rapporto, mentre lui trovava solo scuse. Non credo abbia mai provato le stesse cose che sentivo io».
Buonia stava per ribattere, ma Erskine si stava avvicinando e si fermò.
«Dobbiamo andarcene subito, non è sicuro stare qui. Nella stalla dietro il cottage ci sono ancora
dei cavalli. Prenderemo quelli e raggiungeremo il Regno. Spero che la Divisione li abbia allertati prima
di essere distrutta, in caso contrario giungeremo al castello a sorpresa», disse conciso come sempre.
Celine era d’accordo con lui. Meglio allontanarsi in fretta da quel luogo. Fortunatamente vi
erano cavalli a sufficienza per tutti e quelli in più li legarono al seguito, lasciarli lì, abbandonati a loro
stessi, avrebbe voluto dire condannarli a morte.
La neve aveva ripreso a cadere copiosa, in pochi minuti i resti carbonizzati dei nemici erano
stati totalmente ricoperti, presto anche le macchine con cui erano arrivati si sarebbero confuse con il
paesaggio circostante. Erskine era preparato e sapeva guidarli in mezzo a quella tempesta di ghiaccio,
le divise li tenevano al riparo dai morsi del freddo, ma nonostante la protezione era dura adattarsi a quel
clima: dovevano esserci almeno venti gradi sotto lo zero. Celine notò che fortunatamente, anche i
cavalli, erano bardati con gli speciali tessuti dei loro tessitori.
Stavano procedendo da diverso tempo quando finalmente Erskine disse: «Ci siamo».
Celine sollevò lo sguardo, notò l’illusione e ciò che vi era dietro. L’occhio umano avrebbe visto
l’immagine di un fiordo a picco su un mare in tempesta, mentre alle loro spalle si estendeva una
magnifica terra innevata, adornata di boschi fittissimi. Erskine li invitò a passare attraverso una specie
di grotta. Come a Gallaibh vi era la casetta sul confine per non passare direttamente attraverso
l’illusione, qui vi era questa specie di tunnel scavato nella roccia. Agli umani sarebbe sembrato un
passaggio per uno scorcio sul mare, ma difficilmente sarebbero andati oltre a meno di non avere istinti
suicidi. Celine dubitava che in un luogo così remoto e sperduto potesse esservi qualche persona che li
spiasse, ma come ben sapeva la prudenza non era mai troppa. Fu stupita dal fatto che non vi fossero
guardie a presidiare il posto, poi rammentò che in quel punto le protezioni erano crollate e il rischio di
essere attaccati dai nemici era elevato.
Giunsero dall’altra parte della grotta ritrovandosi finalmente nella terra di Adhar.
CAPITOLO 4 ~ RÌOGHACHD AN ADHAR
La foresta che li accolse era silenziosa e ammantata di neve anche se, in alcuni punti, si poteva
scorgere dell’erba. La parte più bassa degli alberi era verde, la neve ricopriva solo la metà più alta. Il
sottobosco era talmente fitto che in alcuni punti non vi era neve neppure a terra.
Procedevano spediti poiché, nonostante l’illusione per tenere distanti gli umani, quel luogo
ancora non rientrava nella parte protetta del Regno dell’Aria. A un tratto il sottobosco si aprì davanti a
una grande valle, che toglieva il fiato per la sua glaciale bellezza. Era talmente concentrata su quello
spettacolo sfavillante, da non notare il drappello di persone a cavallo che li attendeva. Celine realizzò in
quel momento che, uscendo dal bosco, erano entrati nell’area protetta e si trovava di fronte al
Sovrintendente del Regno dell’Aria.
«Benvenuti a Rìoghachd an Adhar, io sono Maheloas, Sovrintendente di questo Regno, onorato
di fare la vostra conoscenza», l’accolse un ragazzo bellissimo, andandole incontro a cavallo.
Maheloas era abbigliato con una divisa che rappresentava perfettamente la sua appartenenza ai
guerrieri del potere dell’Aria: il suo mantello nero era ricoperto da saette viola e blu che, quando si
muoveva, sembravano prendere vita; portava sul capo una tiara d’oro bianco con al centro il simbolo
d'appartenenza. Aveva i capelli neri come l’ebano, leggermente ondulati, che gli arrivavano sin sulle
spalle e incorniciavano un viso dai tratti spigolosi ma belli, labbra piene e due occhi blu come la notte
che risaltavano, in contrasto con il nero della chioma e il pallore della carnagione.
«Grazie per esserci venuti ad accogliere, purtroppo portiamo cattive notizie», lo informò subito
Celine.
«Siete stati attaccati?» chiese Maheloas, guardando alle loro spalle con circospezione.
«Non qui, alla Divisione. Purtroppo i laoich sono stati tutti sterminati, compresi i rinforzi che
avevamo inviato da Gallaibh, ad attenderci abbiamo trovato solo guerrieri ombra» disse Celine,
omettendo il fatto che i laoich fossero stati trasformati in corrotti, qualcosa le diceva che prima avrebbe
dovuto parlarne con Erskine. L’occhiata che il Maestro le lanciò con discrezione confermò la sua
ipotesi.
«Quanto mi dite è terribile, adesso non ci sono nemmeno più loro nelle vicinanze, spero che la
vostra venuta ci aiuti a cambiare qualcosa o non so cosa faremo», rispose Maheloas, rivolgendo uno
sguardo alla valle.
«Sono certa che insieme risolveremo ogni problema», lo rincuorò Celine, «un luogo così bello
merita di essere protetto, non ho mai visto uno spettacolo altrettanto meraviglioso», terminò,
rivolgendo uno sguardo al cielo. Desiderava distrarre la mente di Maheloas, in modo che non facesse
altre domande.
«Mia splendida regina, Adhar non poteva che accogliervi con le luci del Nord», abboccò
immediatamente il Sovrintendente.
In effetti era uno spettacolo di una bellezza da togliere il fiato. Se non fosse stata provata
dall’esperienza appena vissuta, sicuramente lo avrebbe goduto con il cuore più leggero. Celine aveva
posato il suo sguardo incantato sul castello, esso brillava nel buio, non era infatti di pietra ma di
ghiaccio. Le sue mura riflettevano i colori della notte, lampi baluginanti di blu, e a volte di viola. Poi vi
fu una cascata di luci nel cielo, altri colori intensi e brillanti, quelli di una revontulet, come la
chiamavano i finlandesi, più semplicemente conosciuta come aurora boreale. La totalità del cielo, fino
all’orizzonte, era satura di luci brillanti: esplosioni di verde con sfumature cremisi giravano attorno a
un punto invisibile, nel buio della notte artica. Ampi raggi si spandevano, cambiavano, brillavano, il
loro sfolgorio a volte era più forte, altre s’indeboliva per riprende poi intensità in una nuova fulgida
cascata di luci. In quegli ipnotici nastri increspati, che solcavano i cieli come una danza ben coordinata,
le sembrava anche di avvertire il soffio del respiro degli Spiriti, in quelle mistiche luci che si
aggrovigliavano nella volta celeste c’era un benvenuto speciale per lei. Era come guardare in un
caleidoscopio che riproduceva infiniti disegni meravigliosi, ma la mano della natura era qualcosa che
l’uomo non avrebbe mai saputo riprodurre del tutto.
In breve si misero in marcia verso il castello, era ormai sera e tutti erano stanchi.
«Sono molto spiacente per il nostro ritardo, purtroppo la battaglia non era prevista», disse
Celine per scusarsi.
«Non c’è problema, siamo talmente onorati e felici della vostra visita che anche l’attesa è stata
un piacere», rispose Maheloas galante.
«Siete molto gentile», rispose Celine garbata.
«La mia non è gentilezza, dico solo la verità. Ci eravamo già visti tramite le tele luminescenti,
ma vedervi di persona è abbagliante», proseguì Maheloas, scoccandole un sorriso impertinente.
«Sovrintendente, così mi mettete in imbarazzo», tentò di tenerlo a bada Celine.
Lui si limitò a un sorriso e per un po’ rimase in silenzio, concedendole la possibilità di
ammirare il paesaggio. Osservare le montagne innevate in lontananza, o quello che s’intravedeva del
villaggio dietro il castello, la deliziava. Sembrava di essere in un mondo ricoperto di glassa. Il palazzo
visto da fuori era un incanto: le mura di ghiaccio erano brillanti e gli conferivano una luce particolare.
Rispetto al castello di Gallaibh era più stretto e lungo, vi erano numerose torri e pinnacoli ornamentali,
il ghiaccio sui tetti era di un colore più intenso, quasi blu-violetto. Balconate e sculture
di Adhar ornavano la facciata. Le finestre erano bifore o trifore, in stile neogotico: sicuramente la
visuale dai piani alti doveva essere incredibile. Man mano che si avvicinavano, si potevano anche
notare le pareti di luce: magnifiche vetrate con incredibili mosaici colorati che raffiguravano Adhar.
Quando il sole le colpiva, nei mesi estivi, all’interno sicuramente si riversavano incredibili giochi di
luce. Le torri sembravano solcare il cielo, sviluppandosi in verticale, ed erano ornate da guglie
merlettate. Celine, dopo aver letto il libro dedicato al Regno dell’Aria, sapeva bene che l’interno in
realtà era come quello di un normale palazzo in pietra: l’aspetto del ghiaccio esterno era conferito dagli
abili poteri degli illusionisti, che avevano fatto sembrare quel castello scolpito nella neve.
«Più ci avviciniamo e più riesco a cogliere la meraviglia di questo splendido palazzo», si
complimentò Celine.
«Io invece non ho occhi che per voi stasera», rispose Maheloas, incurante degli altri attorno a
loro.
Celine stava per ribattere in modo secco, per rimetterlo al suo posto. Quelle attenzioni stavano
iniziando a metterla in forte imbarazzo, ma rammentò della presenza di Aidan sul cavallo dietro al suo
e decise di approfittare della situazione. «Be', siete fortunato, io purtroppo non ho ancora avuto la
fortuna di conoscere il Prescelto, il mio futuro compagno, e come ben sapete non sono in grado di
provare nulla se non per lui», rilanciò.
«Dite? Io trovo che sicuramente l’amore eterno tanto declamato in riferimento ai Clann na
Solus sia una cosa di sicuro valore, ma non posso credere che non abbiate mai sperimentato
l’attrazione, dopotutto venite dal mondo umano. Prima di diventare una di noi avete vissuto una vita
totalmente diversa, cosa rispondete a questo?» domandò Maheloas curioso.
«Avete ragione, ma sebbene abbia subito l’influenza di alcune persone che mi circondavano
non posso certo dire di essermi mai davvero sentita attratta da nessuno», rispose calcando bene
l’accento sulla parola “mai”.
«Probabilmente tra gli umani non avete mai conosciuto qualcuno di davvero interessante»,
glissò il Sovrintendente, «non metto in dubbio che quando il Prescelto entrerà nella vostra vita tutto
cambierà, ma fino ad allora è un vero peccato che una bellezza come la vostra sia sprecata».
«Forse avete ragione, non l’ho mai vista in questi termini, anzi quando ho scoperto di essere una
dei Prescelti ho trovato anche risposta alle mille domande che mi assillavano. Mi sembrava impossibile
non aver mai provato un vero interesse per qualcuno, cominciavo a pensare di non essere normale o di
avere qualcosa che non andasse. Certo, mi piacerebbe sperimentare questa emozione senza il mio
status, a volte sembra quasi una forma d’obbligo, il che priva quasi del tutto di romanticismo la cosa.
Non dovrei parlare così, se mi sentissero i Consiglieri non sarebbero contenti», si schermì, infine.
«Qui non vi sono i Consiglieri, vi assicuro che nessuno dei miei uomini direbbe alcunché e sarei
molto lieto di approfondire la vostra conoscenza», rispose Maheloas malizioso.
«Ci sono molte cose di cui dobbiamo parlare in privato e penso, se lo desiderate, che potremmo
cenare da soli stasera, così avremo anche modo di approfondire la nostra conoscenza e stabilire quali
misure adottare per questa spedizione», rispose Celine, civettando.
Quanto avrebbe voluto voltarsi per spiare la faccia di Aidan... Sapeva di essersi comportata in
modo puerile, ma se l’era cercata lui. Non le sarebbe mai venuto in mente di mettere in piedi un simile
teatrino ovviamente, ma il Sovrintendente gliel'aveva offerto su un vassoio d’argento.
Aidan ascoltava sempre più irritato la conversazione che si stava svolgendo vicino a lui. Si
chiese che cos’era saltato in mente a Celine per mettersi a dire tutte quelle sciocchezze al
Sovrintendente, addirittura gli aveva proposto di cenare da soli. Per lui non era un problema che lei
fosse una dei Prescelti, forse semplicemente la stava mettendo alla prova per vedere cosa diceva.
Com’era possibile che una persona nella sua posizione non trovasse sconveniente corteggiare in quel
modo una dei Clann na Solus? Si accorse di stare stringendo le briglie in modo eccessivo e il suo
cavallo mandò un nitrito seccato. Colse alla sua destra Erskine che gli lanciava sguardi ammonitori,
quasi temesse che s’intromettesse nella conversazione. In effetti ci aveva anche pensato, ma non
avrebbe potuto riprendere Celine davanti a tutti, né mancare di rispetto al signore di quel posto. Cercò
di concentrarsi sulle discussioni degli altri, onde evitare di agire senza pensare.
«Acheflow, hai visto com’è bello il Sovrintendente?» stava domandando Ailie a sua sorella.
«Sono molto stanca, sinceramente non ci ho prestato attenzione», rispose Acheflow schiva.
“Finalmente una con il cervello sulle spalle”, si ritrovò a pensare Aidan.
«Be', dovresti», continuò Ailie, «penso sia libero, magari potresti farti avanti, pensa se potessi
restare qui per sempre. Sarebbe ora che ti trovassi un fidanzato anche tu!».
«Certo, di sicuro il Sovrintendente sarebbe interessato a una guaritrice che non può rigenerarsi e
con poteri scarsi. Per giunta non posseggo nemmeno l’elemento di questa terra», rispose seccata
Acheflow.
«Fate silenzio!» le sgridò Brian. «Potrebbe sentirvi qualcuno, mentre dite queste stupidaggini, e
la figura che ci ricavereste non sarebbe delle migliori».
«Sognare è permesso!» esclamò Ailie, facendo oscillare la lunga treccia bionda.
«E allora sognate in silenzio! Mi sembra che il Sovrintendente abbia già scelto su chi mettere
gli occhi», l’ammonì Brian.
«Sta solo scherzando, è ovvio che sa benissimo che i Prescelti non possono interessarsi ad altre
persone», rispose Ailie puntigliosa.
«Già, lei no, ma lui non è mica uno dei Prescelti, può interessarsi a chi crede. Ora piantatela con
questi discorsi sciocchi, non voglio più sentire una parola», le mise definitivamente a tacere Brian.
"Che strazio", pensò Aidan. Si era concentrato sulla loro conversazione per sfuggire al rito di
corteggiamento che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi e, invece, anche gli altri stavano parlando
di quello. Ne aveva abbastanza.
«Vado un istante nella fila in fondo», disse rivolto a Erskine, «devo parlare con Buonia».
Buonia e Caswyn cavalcavano fianco a fianco in silenzio. Non dubitava che anche loro avessero
carpito la conversazione tra Celine e Maheloas. Sapeva di avere il loro biasimo per la sua comparsa al
matrimonio in compagnia di Kaina, ma ne andava della faccia di Celine, Buonia non gli avrebbe
rifiutato quel favore.
«Buonia, devi parlare con Celine», disse a mezza voce diretto.
«A quale proposito?» domandò lei con freddezza.
«Senti, lo so che ce l’hai con me, ma si sta mettendo in una situazione pericolosa. Maheloas
magari la sta semplicemente prendendo in giro per avere qualcosa da raccontare al Consiglio, non può
davvero cedere a questo tipo di lusinghe, è una dei Prescelti, si metterebbe in seriamente in ridicolo».
«Ah, sì? E sei realmente preoccupato si metta in ridicolo lei o forse temi ci sia qualcuno che
non ha paura di esternare i propri sentimenti?» rispose Buonia tagliente.
«Buonia, ha ragione. Quando sarete in privato parla con Celine. È libera di fare ciò che
desidera, ma non dovrebbe dare tutta questa confidenza», s’inserì Caswyn, ponendo fine al battibecco
tra di loro.
Aidan, compiaciuto che almeno uno dei due si fosse dimostrato ragionevole, tornò al suo posto.
Erano quasi arrivati al castello.
Quando giunsero nel piazzale antistante il castello, Maheloas l’aiutò a scendere da cavallo
porgendole la mano. Celine si era divertita a comportarsi in quel modo per indispettire Aidan, ma
davvero non capiva i suoi modi. Avrebbe dovuto essere ferreo come sua nonna verso il proprio status.
In ogni caso, in privato, avrebbe parlato con lui solo di cose inerenti alla loro missione, di certo non gli
avrebbe permesso di proseguire con quello smaccato corteggiamento.
Guardie schierate sugli scalini fecero un inchino al loro passaggio. Varcata la soglia non poté
che restare nuovamente a bocca aperta. Nel libro sul Regno dell’Aria aveva letto anche di questo, ma
trovarsi realmente lì dentro era tutta un’altra cosa. L’interno del castello seguiva la stessa linea gotica
dell’esterno e l’atrio era incredibile, sembrava quasi di trovarsi in una maestosa cattedrale. La volta era
a ventaglio, le coste erano tutte della stessa curvatura, spaziate in maniera equidistante. Le nervature si
slanciavano dai pilastri, senza confluire verso un'unica chiave di volta e creando un reticolo geometrico
che terminava lungo una linea centrale.
«La servitù vi accompagnerà alle vostre stanze, immagino vorrete cambiarvi dopo il viaggio, vi
manderò a chiamare quando la sala da pranzo sarà pronta», si congedò il Sovrintendente, facendole un
inchino.
Salirono ai piani superiori, tramite uno scalone che passava a fianco di un finestrone: fuori la
neve cadeva vorticando, in lontananza s’intravedevano le luci del villaggio.
Quando giunsero davanti alla porta della stanza a lei riservata, fermò Erskine.
«Torna da me appena puoi, voglio parlarti di quanto è accaduto alla Divisione prima della
cena», gli disse sottovoce.
Erskine si limitò a un cenno d’assenso.
Celine varcò la soglia della sua stanza, certa che Buonia l’avrebbe raggiunta a breve. La camera
aveva le mura in pietra, le pareti erano abbellite da alcuni arazzi, il letto era ornato da un bellissimo
baldacchino intarsiato. Aprendo l’armadio trovò gli abiti che erano stati mandati anzitempo, insieme a
tutte le altre provviste. Considerando i disagi che erano loro capitati, era stata una grande fortuna che
viaggiassero senza bagaglio alcuno. La finestra della sua stanza si affacciava sulla facciata principale
del castello e, come aveva immaginato, la vista era spettacolare. Poteva distinguere nitidamente la
collina dalla quale erano sbucati.
Ora che era sola si trovò di nuovo a pensare a quanto era accaduto alla Divisione. Era terribile
che i laoich si fossero trasformati in corrotti e si chiese come fosse potuto accadere, ma soprattutto si
chiese cos’era quel forte istinto che la spingeva a provare un’immensa pietà verso di loro. Sembrava
che gli altri li avessero uccisi senza pensarci, come se fossero solo nemici, ma la vista di quei poveri
corpi straziati l’aveva devastata. Quei guerrieri non sarebbero dovuti morire, non uccisi dalla loro
stessa gente. Aveva timore a parlare con altri del suo desiderio di salvare quelle creature, temeva
pensassero che avesse qualcosa che non andava.
Ripensò alla discussione che aveva avuto con Aidan: la cosa che le faceva più male era sapere
che lui aveva ragione. Durante la battaglia era stata solo in mezzo ai piedi, un peso, e per giunta una
fonte di preoccupazione per loro che dovevano proteggerla. Doveva imparare a combattere, per
davvero, non all’acqua di rose come le avevano insegnato a Gallaibh, ma non sapeva a chi chiedere.
Erskine non si sarebbe messo nella posizione di aiutarla davvero, tantomeno Ermer. Erano troppo ligi
al loro lavoro di protettori, non avrebbero mai fatto nulla per metterla in pericolo, avrebbero preferito
che lei fosse un’inetta nei combattimenti per tenerla mille miglia lontano dalla prima linea.
CAPITOLO 5 ~ A CENA
Buonia poco dopo aveva bussato alla porta. Anche lei si era cambiata, sostituendo la tenuta
indossata durante il viaggio con un comodo vestito celeste dalla linea delicata. Celine aveva già posato
sul letto l’abito che voleva indossare e non le piacque per nulla lo sguardo ammonitore che le aveva
rivolto Buonia. Si trattava del vestito che aveva messo durante la riunione del Consiglio tenutasi alla
Villa, la stessa in cui avevano scoperto che era una dei Prescelti. Lo aveva fatto fare Aidan per lei e lo
aveva scelto apposta per farlo indispettire, usandolo per cenare da sola con un altro. Non aveva nessuna
intenzione di provocare il Sovrintendente o di mettersi in mostra, semplicemente voleva ferire Aidan,
come lui aveva fatto con lei.
«Perché proprio quest’abito», chiese Buonia, mentre l’aiutava a infilarselo.
«Perché è molto bello e il verde mi dona, l’ho usato solo una volta e non vedo perché non
dovrei rimetterlo, è uno dei miei preferiti», mentì Celine, ma solo in parte.
Non erano veri i motivi per cui lo voleva indossare, ma era vero che adorava quel vestito.
Aveva indossato un’infinità di abiti stupendi, ma nulla che la facesse sentire meravigliosa come quello.
«Celine, se vuoi punire Aidan non è questo il modo di farlo», rispose Buonia, che la conosceva
ormai bene.
«Non capisco perché ogni mio comportamento debba per forza essere imputato a lui», rispose
Celine, che stava iniziando a innervosirsi.
«Celine, ci siamo sempre dette tutto, io credo tu stia esagerando, questo comportamento che hai
tenuto con Maheloas non ti giova, rischi di metterti in cattiva luce. Penso tu sia stata eccessivamente
espansiva, oltretutto sono certa non t’interessi neppure realmente esserlo», proseguì Buonia.
«Non vedo cosa ci sia di male a scherzare un po’, almeno ho trovato una persona che la pensa
come me. Se il famoso Prescelto dovesse saltar fuori fra trecento anni dovrei viverli tutti in questo
tormento?» argomentò Celine, cercando di tener fede alla posizione presa in precedenza.
In realtà le costava, la pensava esattamente come Buonia. Non avrebbe voluto comportarsi in
quel modo, trovava ridicolo il corteggiamento del Sovrintendente e soprattutto non le interessava per
nulla, ma il fatto che lui non si curasse del suo stato la faceva sentire felice: se Aidan l’avesse pensata
come lui non sarebbero arrivati al punto cui erano giunti.
«Io non credo tu abbia torto, sono la prima che avrebbe sostenuto il tuo rapporto con Aidan, e lo
sai bene. Trovo solo che potrebbero iniziare a girare voci sulla tua serietà. Se fossi riuscita a vivere la
tua storia con lui lo avresti fatto con discrezione, non certo flirtando davanti a tutti. Potrebbe essere un
inganno di Davios per metterti in cattiva luce», tentò Buonia.
«Senti, Buonia, siamo appena arrivati, abbiamo fatto un viaggio lungo, c’è stata la battaglia,
non ho davvero voglia di pensare a questo tipo d’intrighi questa sera. Stai tranquilla, non accadrà nulla
di male», tagliò corto Celine.
Buonia stava per replicare, ma qualcuno bussò alla porta. Era Erskine. «Ben arrivato», lo
accolse Celine, «io e Buonia abbiamo appena terminato, volevo parlarti di quanto è successo oggi
prima della mia cena con Maheloas. Buonia, tu puoi pure andare se vuoi», congedò infine l’amica. In
realtà non era sua intenzione mandare via Buonia, ma se anche Erskine avesse tentato una sorta di
predicozzo non avrebbe retto la situazione.
Appena Buonia lasciò la stanza Erskine si accomodò su una poltroncina vicino al camino.
«Trovo che tu abbia fatto bene a non dire nulla prima», si complimentò.
«Non trovavo opportuno dare una notizia simile davanti a tutti quei guerrieri che nemmeno
conoscevo, al contempo penso che ne dovrei parlare con Maheloas. Ha il diritto di sapere cosa sta
accadendo, soprattutto se rischiamo che la cosa si ripeta. Inoltre abbiamo bisogno di riferirlo al
Consiglio e sarebbe opportuno che tu potessi usare la stanza per le comunicazioni senza nessuno
intorno. Dobbiamo far sapere loro che i rinforzi precedentemente inviati non ci sono più. Inoltre
dovranno essere avvisate le famiglie della loro morte, ma in quel caso sarà meglio non specificarne i
dettagli», spiegò Celine.
«Condivido il tuo pensiero. Maheloas lo deve sapere, se hanno intenzione di trasformare gente
del nostro popolo in corrotti potrebbero tentare di farlo anche con gli abitanti del villaggio. In queste
terre le protezioni non sono ovunque, qualcuno potrebbe uscire dalla linea senza rendersene conto»,
osservò Erskine.
«Esattamente. Al contempo dobbiamo prima comprendere il fenomeno, non possiamo lasciar
trapelare questa notizia senza sapere come facciano a trasformare la nostra gente in corrotti. Si
spargerebbe il panico. Sarebbe meglio prima scoprire qualcosa in più e dire a Maheloas di vietare a tutti
di varcare i confini delle protezioni».
«Anche su questo punto ci troviamo d’accordo. Domani studieremo meglio come procedere,
stasera non mi sembra il caso d’indire una riunione».
«No, siamo tutti troppo stanchi. Direi che ci siamo detti tutto. Puoi andare e grazie per i
consigli» lo congedò Celine.
Buonia comprendeva lo stato d’animo dell’amica, la cosa che la faceva stare male era il modo
in cui si era rivolta a lei. L’aveva trattata quasi come un’impicciona. Non capiva cosa le stesse
succedendo, sembrava quasi che il loro rapporto fraterno si fosse improvvisamente frantumato.
«Ho tentato di mettere in guardia Celine sul suo comportamento con Maheloas, non pensavo si
tirasse indietro, ma speravo che almeno me lo avrebbe confidato», disse rivolgendosi a Caswyn.
«Forse avrei dovuto parlarle io, magari si sarebbe sentita più in soggezione», rispose Caswyn.
«Non è di quello che mi lamento, non credo che nessuno le avrebbe fatto cambiare idea, a
questo punto, solo non mi spiego perché non mi parli. Anche quando abbiamo fatto la riunione per
scegliere le reclute è successa la stessa cosa: sapevo che avrebbe dovuto esserci anche Aidan, non ho
mai saputo perché Celine lo abbia mandato via e al suo posto sia intervenuto Erskine. Non mi dice più
nulla», continuò a lamentarsi Buonia.
Caswyn le si avvicinò, cingendola con le braccia. Gli dispiaceva vedere Buonia così infelice,
sapeva quanto fosse legata all’amica, al di là del suo ruolo. Aveva capito che per Buonia il problema
non era il comportamento di Celine verso il Sovrintendente, ma il comportamento dell’amica verso di
lei.
«Credo che i motivi possano essere due. La tua vita è cambiata, non dormi più in stanza con lei,
non vivete più in simbiosi, credo dobbiate trovare il giusto equilibrio, un nuovo equilibrio. In secondo
luogo penso ci siano cose sulle quali a volte è difficile aprir bocca. L’umiliazione che ha subito al
matrimonio non credo sia un argomento di cui desidera parlare e neppure di quello che è accaduto
dopo. Credo siano cose per le quali ci vuole tempo...», spiegò Caswyn, che si era fatto un’idea piuttosto
chiara di com’erano andate le cose.
«Quali cose?» domandò Buonia perplessa.
«Davios, il giorno prima della riunione cui hai preso parte anche tu, ha detto a Celine che Aidan
aveva passato tutti i giorni dopo il matrimonio chiuso in casa con Kaina. Celine ha reagito
esonerandolo dalla riunione e facendo partecipare Erskine».
«È vero? Come mai non ne sapevo nulla e tu sì?» domandò Buonia sconcertata.
«Non so se sia vero o no - pare di sì - ma è davvero difficile crederci. Capisco che sia molto più
facile prestare orecchio alle cose brutte, ma al nostro matrimonio non mi sembrava affatto felice. Per
rispondere alla tua seconda domanda: tranquillizzati. Io lo sapevo solo perché Davios, allo scopo di
spettegolare, ha ritenuto opportuno informare anche me di quanto aveva detto a Celine, non è stata lei a
dirmelo», raccontò brevemente Caswyn.
«Non capisco comunque perché non me ne abbia parlato», osservò Buonia delusa.
«Perché quando è accaduto noi stavamo vivendo la nostra luna di miele, Celine si è trovata da
sola ad affrontare quella realtà, tu non c’eri. La conosci: non le sarebbe mai venuto in mente di venire a
disturbarci per angustiarci con questa vicenda. Per questo dico che il vostro rapporto si deve
riequilibrare, dovete chiarirvi», le fece notare Caswyn.
«Non ci avevo pensato. Perché non è venuta lo stesso? Io ci sarei stata comunque per lei».
«Se sapessi che Celine è con Aidan e possono stare qualche giorno da soli, andresti a disturbarla
per raccontarle i tuoi guai?» osservò Caswyn.
«No. Hai ragione», ammise Buonia, che cominciava a capire il flusso di eventi.
Caswyn le sorrise, accarezzandole il volto. «Non temere, Celine ti ama sempre come una
sorella. Falle sapere che può contare ancora su di te e, soprattutto, abbi pazienza. Raccontare certe cose
di se stessi può far molto male, a volte è difficile dirle ad altri perché le fa diventare più vere».
Celine raggiunse la sala da pranzo in cui l’attendeva Maheloas, seguendo una cameriera.
Sapeva bene che ci sarebbe stato qualcuno di guardia fuori dalla porta: anche se Erskine non aveva
detto nulla in proposito durante il loro colloquio, era certa che non si fidassero a lasciarla sola con
qualcuno. Notò con piacere che insieme a Erskine c’era anche Aidan. L’occhiata assassina che le lanciò
fu sufficiente a farle comprendere di aver scelto l’abito giusto.
La sala non era sicuramente quella dei banchetti, c’era un piccolo tavolo rotondo con attorno
quattro sedie. Le decorazioni erano tutte nei toni del blu e dell’azzurro. Pochi mobili arredavano la
stanza, era un ambiente intimo ed essenziale. Al centro del tavolo era posto un enorme vaso di rose blu.
Erano bellissime.
«Per voi», l’accolse Maheloas, sfilandone una dal vaso e porgendogliela.
Celine la prese e ne inspirò il profumo inebriante, era davvero un fiore incredibile. Maheloas, da
perfetto cavaliere, le scostò la sedia per farla accomodare.
«Siamo nei miei appartamenti, qui di solito tengo le mie cene private, come faceva una volta
mio padre. Mi sembrava più appropriato», spiegò Maheloas.
Celine rammentò, da quanto aveva letto, che lui aveva preso il posto del padre da pochi mesi.
Suo padre era morto durante un combattimento e la madre aveva abbandonato il regno, ritirandosi in
una Divisione ad allenare guerrieri. Aveva scelto di smettere di rigenerarsi. Era dispiaciuta per
Maheloas, il poveretto si era ritrovato a dover affrontare un mare di problemi da allora e sicuramente
l’abbandono anche da parte della madre non era stato facile da sopportare.
«Mi sembra il luogo ideale per parlare in tranquillità», acconsentì Celine.
«Dalla vostra espressione grave temo non desideriate riprendere i nostri discorsi di prima»,
scherzò Maheloas.
«Sapete, questa cosa dell’attesa del Prescelto è una cosa che mi inquieta alquanto. Non sapere
chi sia o se esista davvero, mi sento come incatenata a un sogno infranto. Ciononostante è bello
scherzarci su ogni tanto e alleggerire la cosa. Detto ciò non credo foste serio nemmeno voi», rispose
Celine, sentendosi incredibilmente a suo agio.
Le piaceva Maheloas, nonostante avesse fatto il cascamorto, c’era qualcosa di estremamente
tranquillizzante in lui, qualcosa che la rendeva serena. Avvertiva di aver di fronte un alleato e non una
minaccia.
«Ammetto che mi piace scherzare e prendermi poco sul serio. Non scherzavo dicendovi che
siete molto bella ma, in effetti, non desideravo mettervi in imbarazzo o corteggiarvi realmente. Ho
avuto modo di vedere che, nonostante la vostra giovane età e la vostra provenienza, siete molto capace
e prendete seriamente il vostro ruolo. La penso come voi sulla questione dei Prescelti. Insomma mi
sembra assurdo parlare di una profezia che vi lega a qualcuno che non esiste e volevo sapere come vi
sentivate rispetto a tutto questo», rispose Maheloas con sincerità.
Celine gli regalò un vero sorriso, aveva avuto conferma alle sue supposizioni. Maheloas non era
un nemico, era qualcuno su cui poteva contare. Approfondire la sua conoscenza e renderlo un amico,
avrebbe potuto tornarle utile anche in seguito.
«A tal proposito mi volevo congratulare per il vostro successo. Quando abbiamo visto i portali
rigenerarsi non potevamo credere ai nostri occhi. Le protezioni intorno al Regno si sono ampliate
rapidamente, la speranza che avete dato al popolo è stata come un raggio di luce», proseguì Maheloas,
spostando la conversazione su un argomento meno personale.
«Ne sono felice e desidero risolvere i problemi che vi affliggono, parlatemene più nello
specifico», lo esortò Celine.
«Negli ultimi mesi hanno iniziato a verificarsi fatti inquietanti. Avete visto quanto possa essere
fredda questa terra, ma ci siamo sempre attrezzati per provvedere al nostro sostentamento. Sulla collina
e negli orti del villaggio sono state allestite serre in grado di riparare le colture dal freddo. Poi, a un
tratto, come se vi fosse una sorta di maledizione in atto, tutto ha iniziato inspiegabilmente ad appassire
e morire, pochissime colture resistono ancora. Queste rose che vedete sul tavolo sono tra le ultime
piante ancora in vita».
«Da ciò che dite sembra che la terra sia come divenuta improvvisamente infertile», osservò
Celine.
«Proprio così. Abbiamo provato in mille modi a curare le piante, ma nulla rallenta la loro morte.
Come se non fosse abbastanza grave questo, troviamo gli animali morti in maniera inspiegabile, in
mezzo ai boschi a volte abbiamo rinvenuto interi branchi di renne. E le persone spariscono
misteriosamente».
«Spiegatevi meglio», lo esortò Celine.
«Vi sono un sacco di persone che diamo per morte, ma risultano in realtà disperse. Durante gli
attacchi al confine delle protezioni o le incursioni dei nemici, molti guerrieri sono scomparsi. Pensiamo
siano morti, non sono mai più tornati, la stessa sorte l’ha subita mio padre, il Sovrintendente Abhainn.
Per il bene del Regno ho preso il suo posto, ma il suo corpo non è mai stato rinvenuto. Penso che
questo, più di tutto, abbia distrutto mia madre. Sul luogo del disastro abbiamo trovato il suo mantello
insanguinato, la tiara che indosso, qualche brandello di alcune divise della sua guardia, ma nulla più.
Non ci spieghiamo cosa possano farsene i nemici dei nostri corpi. Le donne anziane del paese hanno
iniziato a tirar fuori le supposizioni più lugubri, le voci sono arrivate alle orecchie di mia madre che
non ha retto. Ha voluto abbandonare questa terra e lasciarsi morire», spiegò Maheloas grave.
Celine gli strinse la mano d’istinto in un gesto di conforto. Si era fatta un’idea ben precisa del
perché le persone sparissero. Non erano morte, era molto peggio: erano diventate dei nemici. Doveva
informare subito Maheloas di cosa avevano visto alla Divisione. Un’altra domanda si fece però strada
nella sua mente. Perché li avevano attaccati, svelando loro il segreto? In questo modo, facendogli
scoprire cosa realmente combinavano li avevano aiutati. Possibile che avessero fatto un errore? Non
poteva soffermarsi a pensare in quel momento, doveva dire la verità a Maheloas.
«A questo proposito ho qualcosa da dirvi. Prima l’ho taciuto poiché in presenza di molte
persone, non è ancora il momento di rendere nota alle masse quest’atroce verità», iniziò Celine,
guadagnandosi la totale attenzione del Sovrintendente.
«È possibile che vostro padre sia ancora vivo, come che lo siano molte delle persone
scomparse. Purtroppo, non sappiamo come, ma il nemico ha iniziato a trasformare molti di noi
in dooinney breun, corrotti».
«Come fate a esserne certa?» domandò Maheloas allarmato.
«Quando siamo stati attaccati alla Divisione, quelli che pensavamo essere cadaveri di guerrieri
ci hanno attaccato. È stato un massacro. Tutti i laoich erano dooinney breun. Capirete anche voi che
non è il caso di divulgare quest'informazione alle masse, scateneremmo il panico. Prima di far sapere
una cosa di questa portata alla popolazione è bene provare a capire come fanno e, soprattutto, se esiste
una soluzione. Ordinate al popolo di non uscire dai confini protetti per nessun motivo», spiegò Celine.
«Certo, non posso che trovarmi d’accordo con voi», assentì Maheloas grave, «pensate quindi
che mio padre possa ancora essere in vita?» chiese speranzoso.
«Non nutrite troppe speranze, soprattutto non paventate questa ipotesi a vostra madre. Potrebbe
essere ancora in vita, però, per subire una sorte del genere, forse sarebbe meglio morire», rispose
Celine.
«Purtroppo i nostri sistemi di sorveglianza non hanno percepito attività nemica alla Divisione,
perché sono programmati per tracciare il perimetro attorno al Regno, ma la porzione di territorio tra il
Regno e la Divisione spettava a loro. Ovviamente nessuno si sarebbe mai aspettato che la Divisione
cadesse in mano ai nemici», rispose Maheloas.
«Non dovete giustificarvi, sono certa che se aveste saputo avreste mandato qualcuno ad aiutare.
In ogni caso, come ho detto prima, fin quando non sapremo come affrontare questo nuovo disagio
nessuno deve lasciare i confini protetti», ribadì Celine.
Bussarono alla porta ed entrò una cameriera con la prima portata della cena.
«Adesso basta discorsi tristi o pesanti, godiamoci questa cena! Piuttosto se avete qualche
domanda che v’incuriosisce: sarò lieto di rispondere», disse Maheloas, non appena vennero loro
riempiti i piatti.
«Sono d’accordo! Spiegatemi cosa ho nel piatto poiché non ne ho idea!» rispose Celine allegra.
«Ho pensato vi avrebbe fatto piacere assaggiare qualche specialità tipica della Finlandia, si
tratta di Karjalanpiirakka: un piatto originario della regione della Karelia, è una specie di tortino il cui
ripieno è fatto tradizionalmente con riso impastato insieme a uova e burro», spiegò Maheloas,
invitandola ad assaggiare.
Celine assaggiò un boccone della pietanza: effettivamente non era male, aveva però il terrore
provassero a servirle della renna, in caso avrebbe declinato. Dopo aver deglutito, sentì serrarsi la gola e
istintivamente bevve una bella sorsata d’acqua, ma il malessere sembrava non passare. Probabilmente
doveva esserci qualche spezia che la infastidiva, ma le dispiaceva lamentarsi, quindi fece finta di nulla
continuando a bere abbondantemente a ogni boccone.
«Ho letto che in questa terra tutti gli abitanti hanno solo il potere dell’Aria e mi chiedevo come
fosse possibile che nessuno con altri poteri si sia insediato qui in tutto questo tempo», domandò per
distrarsi dal suo problema e soddisfare una curiosità che non aveva approfondito con Morwenna.
«In realtà numerose persone si sono trasferite qui nel corso degli anni, come altre se ne sono
andate, semplicemente qui non è possibile mantenere un potere diverso. Voi ci starete per un tempo
breve e quindi non ne accuserete gli effetti, ma con il passare dei mesi i poteri differenti si
affievoliscono, è il tributo da pagare. Adhar l’ha riservata ai figli dell’Aria. I nostri figli nascono
sempre con l’elemento dell’Aria e coloro che si trasferiscono qui lo fanno consapevoli di vedere i
propri poteri affievolirsi, fino a sparire. Ovviamente, se abbandonassero questo luogo, poco per volta
ritornerebbero», spiegò Maheloas, chiarendo i suoi dubbi.
Nonostante stesse cercando altri argomenti di conversazione, Celine non riusciva a trovarne
poiché stava malissimo. Ogni boccone di cibo era sempre più arduo da mandare giù e l’acqua sembrava
peggiorare la situazione, anziché migliorarla.
«State bene?» domandò Maheloas, notando la sua espressione tesa.
«Sì, probabilmente ci deve essere qualche spezia che mi disturba, ma la pietanza è molto
buona», si scusò Celine, afferrando il bicchiere per l’ennesima volta in cerca di un benessere che non
arrivava.
Fece appena in tempo a posare il bicchiere e sentì le sue forze venir meno. La stanza prese a
vorticare intorno a lei. Poi il nulla.
Aidan era un fascio di nervi, Celine gli era passata davanti per andare a cena con Maheloas
indossando l’abito che lui aveva fatto cucire per lei. Era una sciocchezza eppure la cosa lo aveva ferito
enormemente. Erskine come sempre lo aveva guardato di traverso.
Era quasi un’ora che Celine era chiusa lì dentro con il Sovrintendente e da poco una cameriera
aveva servito la prima portata. Si chiese per quanto ancora sarebbe dovuta durare quell’agonia, quando
Maheloas spalancò la porta invocando aiuto. Lui ed Erskine si fiondarono dentro. Celine giaceva a terra
esangue, pallida come un morto. Erskine la sollevo come se fosse stata una bambola e corse via con lei.
Si chiese cosa le avesse fatto il Sovrintendente e come avesse potuto ridurre Celine in quello stato.
Quando lo vide rientrare nella stanza, non riuscì più a trattenersi.
«Che cosa le avete fatto?» urlò in faccia a Maheloas, sollevandolo per il bavero della divisa.
«Io non le ho fatto nulla!» esclamò lui, tentando di difendersi.
«Certo, si è sentita male da sola!» disse Aidan, scuotendolo in malo modo.
Le guardie del castello entrarono in quel momento e, trovandosi davanti una scena del genere,
lo aggredirono immediatamente liberando il Sovrintendente.
«Che cosa ti è saltato in mente?» domandò Maheloas sconvolto.
«Giuro che se le avete fatto del male dovrete preoccuparvi di ben altro che scoprire i miei
pensieri!» rispose Aidan, tentando di divincolarsi dalla presa delle guardie.
Maheloas lo fissava sconvolto, ma lui non riusciva a credere che Celine potesse essere svenuta
senza motivo. Se solo non fossero entrare le guardie, gli avrebbe fatto sputare la verità. Nel frattempo
sopraggiunse Aengus, probabilmente lo aveva mandato Erskine, e cercò di mettere a posto la
situazione.
«Scusate», disse, inchinandosi alla volta di Maheloas. «Aidan, cerca di trattenerti così che le
guardie possano lasciarti libero e darci la possibilità di chiarire la situazione in privato», disse rivolto a
lui.
«Non intendiamo andarcene a meno che non ce lo ordini il nostro signore», rispose uno di loro.
Maheloas sembrava soppesare la situazione, ma evidentemente giunse alla conclusione che con
Aengus presente non aveva di che preoccuparsi.
«Liberatelo, sono certo che volesse solo proteggere la regina, di certo non voleva fare del male
a me. Lasciate pure la stanza, vi sono sicuramente dei fatti da chiarire privatamente», ordinò rivolto alle
guardie.
Quando nella stanza rimasero solo loro tre, lo fissò con un’espressione strana. «Un grande
attaccamento alla corona», disse sarcastico, scrutandolo.
Stava di nuovo per balzare su di lui ma Aengus, intuendo le sue intenzioni, lo trattenne.
«Vai a sederti lì, hai già fatto abbastanza», gli disse, trafiggendolo con lo sguardo.
Buonia era in un grande salone, avevano riunito lì tutti gli ospiti per cena, stavano per servirli,
quando Erskine entrò di corsa nella sala.
«Celine sta male», si limitò a dire.
Buonia balzò in piedi immediatamente. «Che cos’ha? Dove si trova?», chiese allarmata.
«L’ho portata nella sua stanza, non lo sappiamo, è svenuta improvvisamente», la informò
Erskine.
«Bhirginia, con me», ordinò Buonia incamminandosi.
Andarono di corsa nella stanza di Celine. Aveva un aspetto terribile, la pelle del volto era
talmente bianca e tirata da farla sembrare quasi cadaverica.
«Sembra avvelenamento», osservò Bhirginia.
«Lo penso anch’io, ma prima voglio controllare una cosa», rispose Buonia avvicinandosi a
Celine, «tu, nel frattempo, vai a prendere la borsa con le pozioni: dentro la mia devono esserci delle
compresse concentrate che ho preparato con zeolite, argilla ventilata e alga Clorella».
Buonia visitando Celine si rese conto che l’amica aveva la febbre molto alta, tremori e
tachicardia. La sua respirazione era alternata, a volte molto lieve, altre accelerata. Era certamente
avvelenamento.
Erskine entrò nella stanza dopo aver bussato. «Che cos’ha?» domandò preoccupato.
«Si tratta di una forma molto potente di avvelenamento, le è già salita la febbre, ma non temere:
Bhirginia è andata a recuperare la mia borsa, ho già pronta una cura. Torna di là dal Sovrintendente e
cerca di chiarire cos’è successo», suggerì Buonia.
Quando Bhirginia tornò con la sua borsa, le infilò immediatamente in bocca le erbe concentrate
che aveva preparato aiutandosi con dell’acqua. Sperava che facessero effetto al più presto.
«Era avvelenamento?» chiese Bhirginia.
«Sì, avevi ragione, complimenti. Te ne sei accorta anche tu alla prima occhiata», rispose
Buonia. «Ora possiamo solo stare qui e attendere che le erbe facciano effetto. Sono un concentrato
molto potente, non ci vorrà molto perché agiscano».
Dopo poco, infatti, notarono Celine riprendere colore; Buonia stava per mandare Bhirginia a
chiamare Erskine, quando si accorse che la respirazione di Celine stava di nuovo aumentando e i
tremori erano ricomparsi.
«Che cosa succede?» domandò Bhirginia allarmata.
«Sembra quasi che le erbe facciano effetto, ma che qualcosa le contrasti, è come se la tossina si
sia riformata», rispose Buonia preoccupata.
«Mio Dio, è sempre più pallida!» esclamò Bhirginia terrorizzata.
«Provo a dargliene un’altra, passami l’acqua», ordinò Buonia agitata.
Sembrò che la situazione migliorasse, per poi degenerare ancora. Buonia non sapeva più cosa
fare.
«Controllala, proverò a distillare sul momento una pozione con altre erbe», disse, lasciando
Bhirginia di fianco al letto.
Pregava solo che facesse effetto, non si sarebbe mai perdonata di non essere capace di salvare
Celine. Si sgridò mentalmente per quel pensiero. Celine l’aveva scelta e lei era perfettamente in grado
di fronteggiare la situazione, non era il momento per commiserarsi, doveva darsi da fare e doveva farlo
in fretta.
Aengus si stava facendo ripetere per l’ennesima volta cosa era accaduto e come Celine si fosse
sentita male, ma sembrava non vi fosse davvero una spiegazione chiara.
Erskine entrò nella stanza con espressione grave.
«Come sta Celine?» domandò subito Aidan allarmato.
«Buonia si sta prendendo cura di lei, si tratta di una forma di avvelenamento, forse è il caso di
controllare cos’ha mangiato», suggerì Erskine.
«Non crederete che sia stata avvelenata qui? Ha mangiato le stesse cose che ho mangiato io,
non è possibile che ci sia del veleno», intervenne Maheloas.
«Forse allora potreste assaggiare voi dal piatto di Celine», rispose Aidan sarcastico.
Maheloas lo stupì, avvicinandosi serenamente, prese una forchettata dagli avanzi di Celine e
bevve tranquillamente dal suo bicchiere.
«Come potete vedere io non ho nulla», disse Maheloas sereno.
La situazione diventava più assurda di minuto in minuto, anche Erskine sembrava esterrefatto.
«Forse, durante l’attacco di questo pomeriggio, qualcuno l’ha ferita superficialmente senza che
ve ne rendeste conto», osservò Maheloas.
«Potrebbe essere una possibilità» rispose Erskine sovrappensiero.
“Forse”, pensò Aidan. Celine era talmente testarda che se anche qualcuno dei nemici l’avesse
toccata, probabilmente avrebbe fatto finta di nulla, ma non riusciva a togliersi dalla testa che il
problema fosse il cibo. Non dubitava della buona fede del Sovrintendente, dopo che si era
tranquillamente servito gli avanzi di Celine, ma c’era qualcosa che non gli tornava.
«Avete detto che beveva molto?» domandò Aidan che aveva avuto un’illuminazione.
«Sì, deve aver bevuto mezza caraffa d’acqua in pochi minuti, infatti pensavo non le piacesse la
pietanza e per questo le ho chiesto se ci fosse qualcosa che non andava», rispose Maheloas,
raccontando lo stesso episodio per l’ennesima volta.
Aidan, sempre più deciso a provare la sua teoria, si versò dell’acqua e ne bevve un piccolo
sorso. Immediatamente fu colto da un capogiro e avvertì una sensazione di fastidio in gola.
«È l’acqua!» esclamò rivolto a Erskine.
«Non è possibile!» intervenne Maheloas. «Io l’ho appena bevuta e non ho nulla».
«Io invece ho compreso il problema che affligge la vostra terra. Da dove proviene quest’acqua?
Immagino dal fiume», chiese Aidan.
«Certo, tutta l’acqua che irriga i campi e usiamo al castello proviene dal fiume», confermò
Maheloas.
«Parte del fiume si trova oltre le protezioni, il nemico ha sicuramente avvelenato l’acqua. Voi
non ve ne rendete conto poiché è entrata nel vostro organismo poco per volta, come lentamente ha
distrutto le colture. Noi non siamo abituati a questo veleno, appena l’ho assaggiata sono stato colto da
un capogiro: ecco cosa fa morire tutto. Dobbiamo correre ad avvisare Buonia di non dare acqua a
Celine o non si sentirà mai meglio. Anche chi sta mangiando deve essere avvisato o si sentiranno male
tutti a lungo andare», spiegò Aidan, alzandosi in piedi.
Erskine era già uscito di volata dalla porta e Aengus stava per andargli dietro per avvisare gli
altri nella sala dei banchetti. Aidan aveva quasi raggiunto la soglia quando Maheloas lo fermò.
«Aspetta», gli disse, chiudendo la porta.
Aidan lo fissò strafottente, non aveva nessuna voglia di parlare con lui.
«Dal tuo comportamento di prima deduco di non essere il solo ad aver notato la nostra regina,
non è forse così?» chiese diretto.
«Se vi siete fatto strane idee e avete avuto un comportamento fuori luogo, non significa che
anche gli altri si comportino così. Era normale suppore che la causa del suo malessere fosse colpa
vostra», rispose Aidan glaciale.
«Attento, guerriero. Mi accusi di comportamenti inappropriati, ma io non sono cieco. Tu per
primo ne hai avuto uno poco fa, io vedo il mondo in un certo modo, ma non è così per tutti, in futuro ti
consiglio di contenere le tue emozioni o sarai tu stesso a danneggiarla», gli tenne testa Maheloas.
Aidan stava per mandarlo al diavolo ma, la cosa peggiore, era sapere che Maheloas non aveva
torto. Erskine gli aveva detto mille volte di controllarsi e lui ci provava con tutto se stesso, aveva fatto
in modo che Celine lo odiasse, ma non era comunque servito a placare il suo sentimento. Vederla a
terra, in quelle condizioni, lo aveva riportato per un momento alla Villa, quando l’aveva salvata dalle
grinfie di Matteo e non era riuscito a trattenersi.
«Tra me e Celine non vi è nulla, non fate supposizioni che non vi è dato fare» chiarì.
«Forse è come dici, ma sono certo che questo non rispecchi i tuoi sentimenti. Adesso raggiungi
gli altri», concluse, aprendo la porta.
Avrebbe voluto ribattere, ma più si giustificava e più spingeva l’altro a comprendere di avere
qualcosa di cui rendere conto. Gli lanciò uno sguardo che valeva più di mille parole e si precipitò a
informarsi sulle condizioni di Celine. Sperava di averci visto giusto. Ovviamente non poteva entrare
nella sua stanza senza motivo, ma poteva aspettare che uscisse qualcuno.
Dopo poco vide Bhirginia varcare la soglia.
«Come sta?» le chiese immediatamente.
«Meglio, avevi ragione. Buonia non sapeva più cosa fare, continuavamo a tentare di curarla, ma
dopo poco sembrava stare ancora peggio, mentre ora, poco per volta, si sta riprendendo. Pensi davvero
che il fiume sia avvelenato?».
«Sì, direi che possiamo esserne certi, spiega anche il perché muoiano tutte le colture.
Probabilmente, essendo Celine quella che è, su di lei l’effetto è stato ancor più devastante. Io ho
assaggiato l’acqua e ho avuto un malessere, ma presto è svanito», rispose Aidan.
«Vuoi entrare?» chiese Bhirginia.
«No, credo non sia il caso. M’interessava solo sapere come stava. Ti ringrazio», salutò Aidan,
ritirandosi.
Non sarebbe servito a nulla entrare, Celine non gradiva di certo vederlo e in ogni caso era
meglio mantenere le distanze, soprattutto dopo le parole di Maheloas. Più si sforzava di tenerla lontano
e più creava disastri. Era certo che se non avesse portato Kaina al matrimonio, Celine non avrebbe
avuto quel comportamento con il Sovrintendente. Per come la conosceva stava usando Maheloas
semplicemente per ferirlo, eppure era geloso lo stesso. Provava gli stessi sentimenti brucianti di quando
lei ancora stava con Matteo. Il Sovrintendente non era certo brutto o sgradevole, Celine avrebbe potuto
benissimo essere sinceramente attratta da lui. Il dubbio accendeva in lui una scintilla di possesso che lo
faceva bruciare. Doveva estraniarsi o la situazione sarebbe peggiorata e avrebbe rischiato di
compromettere comunque la posizione di Celine, pur non stando con lei. Sperava solo che Maheloas
non ci ricamasse sopra o non andasse a riferirlo a qualcuno. Aveva avuto un comportamento oltremodo
stupido: lui per primo aveva sospettato che il Sovrintendente potesse architettare qualcosa per
screditare Celine e poi gli aveva servito su un piatto d’argento l’evidenza di ciò che sentiva. Sperava
solo che Aengus non avesse riferito il tutto a Erskine o una predica non gliel’avrebbe risparmiata
nessuno e, questa volta, il Maestro,  avrebbe anche avuto ragione.
CAPITOLO 6 ~ CONOSCERSI
Mercoledì 10 gennaio
Buonia era felice di aver risolto la crisi della sera precedente, anche se a dire il vero l’intervento
di Aidan era stato decisivo o loro non sarebbero mai riuscite a scoprire la verità in tempo. Il problema
odierno sarebbe stato convincere Celine a stare a riposo per l’intera giornata, era ancora troppo debole
per fare altro: gli effetti dell’acqua avvelenata con cui erano impregnati i raccolti, sommata a quella che
aveva bevuto, avevano avuto conseguenze devastanti su di lei.
Nella sala grande, a colazione, c’erano più o meno tutti. Mancava ancora il Sovrintendente e
non era presente Celine che stava ancora riposando, ma la loro squadra era al completo. Tutti i guerrieri
con il potere dell’acqua stavano sopperendo al problema, evocandola, e il cibo era stato tutto buttato
per far posto alle scorte che stavano arrivando da fuori. Fortunatamente, per ordine di Celine, avevano
mandato del cibo da Gallaibh anche loro prima di Natale. L’atmosfera era però molto tesa.
Aidan aveva una faccia terribile e più lei lo studiava più iniziava davvero a chiedersi quanto ci
fosse di vero sulla sua possibile storia con Kaina. Mavi e Brian non facevano che pizzicarsi
incessantemente, poiché Brian faceva battute stupide sul Sovrintendente e Celine, Aidan non
partecipava alla discussione ma era evidente la sua irritazione. Aengus gli lanciava strane occhiate e
Buonia si chiese se sapeva davvero tutto di com’erano andate le cose la sera prima. Decise allora di
parlarne con Bhirginia, quando la vide allontanarsi per servirsi dal buffet.
«Che cosa è successo di preciso ieri sera mentre noi curavamo Celine?» le chiese sottovoce.
«In realtà non dovrei parlarne, ma presumo, vista la tua vicinanza con Celine, che tu sappia
tutto di lei e Aidan, quindi non mi faccio problemi», rispose Bhirginia, lasciandola a bocca aperta.
«Come fai a sapere certe cose?» chiese scioccata.
«Come sai Aengus prima era alla Divisione di Venezia, però forse non sai che è sempre stato il
più caro amico di Aidan e che tra loro esiste un legame molto profondo. Dopo Natale si sono
riavvicinati e Aidan gli ha raccontato tutto», rispose Bhirginia sinceramente.
«Non ne avevo idea», disse Buonia sorpresa. «Nel periodo in cui era alla Villa con Celine non è
mai venuto fuori nulla al riguardo».
«Diciamo che c’è stato un momento in cui non si sono parlati, ma quella è una cosa che
riguarda solo Aidan e penso debbano rimanere fatti suoi. In ogni caso ti racconterò quello che so».
Così Bhirginia le disse della scenata che aveva fatto Aidan al Sovrintendente e della sera prima
in cui lo aveva trovato fuori dalla porta.
«Sai qualcosa riguardo alla presenza di Kaina al mio matrimonio?» domandò Buonia,
speranzosa di venire a capo dei suoi dubbi.
«No, purtroppo di quello non hanno parlato o, se lo hanno fatto, mio marito non mi ha
raccontato nulla. Mi dispiace».
«Buongiorno a tutti!» tuonò una voce nella sala.
Buonia si girò di soprassalto. Era arrivato Maheloas, meglio porre fine a quei discorsi.
«Come sta la regina?» domandò, rivolto a Erskine.
«Molto meglio, ma oggi Buonia è intenzionata a tenerla a risposo», rispose il Maestro.
«Mi sembra una buona idea, anche se vorrei parlarle, è possibile?» chiese Maheloas,
rivolgendosi a lei.
«Certo, vado a vedere se è sveglia, passate quando avrete finito di fare colazione», rispose
Buonia, uscendo dalla stanza.
Sperava solo che Maheloas non facesse venire a Celine voglia di uscire. Ancora non era
sufficientemente in forze per lasciare il castello.
Celine uscì dal sonno, sentendosi scuotere leggermente da qualcuno. Quando aprì gli occhi si
trovò Buonia di fronte.
«Che cos’è accaduto?» chiese stralunata.
Buonia le spiegò tutto, lasciandola incredula.
«Menomale che, quando abbiamo aperto i varchi, ho fatto passare qualche scorta altrimenti
saremmo senza cibo fino all’arrivo di nuovi approvvigionamenti», costatò sollevata.
«Maheloas desidera parlarti e vorrei farlo anch’io», la informò Buonia.
«Certo, adesso mi preparo e raggiungiamo gli altri», rispose Celine cercando di uscire dal letto.
Buonia la raggiunse appena in tempo: provando ad alzarsi in piedi era quasi caduta per terra.
«Oggi non andrai da nessuna parte, verrà qui lui tra poco»,  disse decisa.
Proprio in quel momento bussarono alla porta. Celine cercò di mettersi a sedere in maniera
composta, poi fece cenno a Buonia di aprire la porta. Si trattava di Maheloas ed era in compagnia di
Erskine.
«Buongiorno!» esclamarono contemporaneamente, facendo un inchino.
«Buongiorno, purtroppo non sto ancora bene, sono molto rammaricata per questo
inconveniente», rispose Celine, scusandosi.
«Non ditelo nemmeno per scherzo, sono io a essere profondamente addolorato per avervi
offerto del cibo avvelenato», rispose Maheloas, avvicinandosi al letto.
«Buonia mi ha brevemente accennato quanto riguarda il fiume, siete certi sia davvero così?»
chiese Celine.
«Sembrerebbe la soluzione più logica», iniziò Maheloas, «desideravo parlarvi proprio per
questo».
«Credo che l’unica strada a questo punto sia quella di verificare in loco», osservò Celine,
lanciando un’occhiata a Erskine.
«Sono d’accordo, anzi penso dovremmo organizzarci al più presto per raggiungere una parte del
fiume fuori dalle protezioni e prelevare dei campioni d’acqua», propose Erskine.
«Vi fornirò delle cartine dettagliate e quanto possa essere utile», intervenne Maheloas.
«Bisognerà prelevare campioni d’acqua da analizzare, per capire se la tossina è la stessa
presente nei cibi che ho ingerito e se nel luogo al di fuori delle protezioni è più forte. Questo
spiegherebbe anche tutti i cadaveri degli animali», disse Celine.
«Ormai sono quasi certo sia così. Non mi capacito di come ho fatto a non pensarci!» esclamò
Maheloas.
«È come dice Aidan, nel vostro organismo la tossina si è insediata poco per volta, magari tra
qualche mese avreste iniziato tutti a stare male per la lunga esposizione», costatò Erskine.
«Che cosa c’entra Aidan?» domandò Celine.
«È stato lui a rendersi conto di cosa stava accadendo per primo», la sorprese Erskine.
Celine non chiese altro, temeva che porre domande in merito potesse evidenziare il suo
interesse personale per la vicenda, e davanti a Maheloas lo trovava inopportuno.
«Credo che dovremmo muoverci al più presto», disse cambiando discorso.
«Lo penso anch’io, oggi o domani al massimo», rispose Erskine rivolto a lei. «Avrei bisogno di
sapere se è possibile fare avanti e indietro in giornata o se è necessario più tempo».
«Abhainn a Sàmhchair, il Fiume del Silenzio, taglia il Regno a metà in verticale, l’area fuori
dalle protezioni è molto a Nord, vicino a Uir Fuachd, la Riserva Abbandonata. Tuttavia un gruppo
piccolo e veloce potrebbe fare avanti e indietro in un giorno, dovendo andare direttamente lì. Diverso
sarebbe se doveste esplorare altri luoghi, ma poche persone con cavalli di queste terre, abituati al clima
e riposati, possono farcela piuttosto rapidamente. Vi mostrerò il percorso più rapido sulla mappa»,
spiegò Maheloas.
«Penso che potremmo partire domani allora», disse Erskine.
«Credo che dovrei venire anch’ io», tentò d’imporsi Celine.
«Io penso di no, la vostra presenza fuori dal casello metterebbe in moto i nemici, mentre questa
spedizione deve passare il più inosservata possibile. Quando partirete alla ricerca di un contatto con gli
Spiriti, sarà indispensabile che partecipiate ma, al momento, uscire dall’area protetta servirebbe solo ad
agitare inutilmente le acque», le fece notare Maheloas.
«Ha ragione», lo appoggiò Erskine.
Certo, come aveva immaginato cercavano tutti di tenerla lontana da possibili pericoli; se non
fosse stato per la sua incapacità a combattere avrebbe invece insistito per sovvertire la cosa. Avrebbe
voluto ribattere che intendeva andare lo stesso, ma pensò che avrebbe potuto approfittare dell’assenza
del Maestro ed Ermer, che sicuramente lui avrebbe portato con sé, per trovare qualcuno che l’allenasse
di nascosto.
«D’accordo», assentì, «chi hai pensato di portare?».
«Ermer, Mavi, Brian, Murch, Hewie, Acheflow e Ailie».
Aveva snocciolato svelto il Maestro, che evidentemente aveva già ben chiaro in testa il suo
seguito.
«Va bene. Un’altra cosa: hai avvisato Morwenna di quanto mi è successo? Spero di no. L’hai
informata della trasformazione dei guerrieri in corrotti? Devono prendere provvedimenti in merito in
tutte le Divisioni, specialmente in quelle vicine ai Quattro Regni e nelle residenze».
«Sì, il Consiglio si sta già mettendo in moto, avviseranno solo chi di dovere e con estrema
discrezione. Per cosa riguarda l’incidente di ieri sera, ancora non ne è informata», rispose Erskine.
«E non lo sarà. Rischiamo che piombi qui per questa sciocchezza, scatenando un allarmismo
inutile. Io ora sto bene e non c’è motivo di fare arrivare voci differenti al di fuori delle mura di questo
castello», ordino Celine.
In breve Erskine e Maheloas lasciarono la stanza, per andare a studiare il percorso migliore
insieme alla squadra scelta. Celine si rese conto che, per quanto facesse fatica ad ammetterlo con se
stessa, aveva trattenuto il fiato temendo che il Maestro decidesse di portare Aidan in quella missione
alla quale lei non poteva partecipare. La testa le ordinava di odiarlo, ma le sue emozioni erano tutt’altra
cosa. La preoccupazione per il medaglione che non portava più la consumava: se Aidan fosse stato in
una situazione di pericolo lei avrebbe voluto essere presente, sempre.
Si accorse che Buonia la stava fissando assorta e si rammentò che l’amica aveva espresso il
desiderio di parlarle. «Poiché le questioni più urgenti sono risolte, e oggi vuoi tenermi prigioniera qui,
penso che possiamo parlare di qualsiasi cosa tu desideri», le disse, facendole cenno di sedersi sul letto,
vicina a lei.
«Io vorrei parlarti della situazione tra me e te. Mi sento esclusa dai tuoi modi di agire e non ne
comprendo il motivo», iniziò Buonia.
«Non capisco, che cosa intendi di preciso?» chiese, mettendosi sulla difensiva. Aveva già capito
dove voleva andare a parare.
«Per esempio il tuo modo di agire di ieri. Io capisco che tu sia arrabbiata, ma ci sono alcune
cose che dovresti sapere. Aidan ha avuto una reazione esagerata con Maheloas, aggredendolo: è stato
proprio lui a scoprire perché ti sentissi male e dopo è venuto qui fuori dalla porta per sapere come stavi,
non mi sembra affatto che non gli importi nulla di te...».
«Se gli importasse di me, non avrebbe fatto quello che ha fatto», la interruppe bruscamente.
«Forse hai ragione, o forse le cose sono andate diversamente da come credi. Caswyn mi ha
detto tutto. Davios ha parlato anche con lui. Perché non me lo hai detto?».
«Buonia, ti eri appena sposata, dovevamo partire, non mi sembrava il caso di assillarti con il
mio malessere».
«Magari non subito, ma ieri avresti potuto parlarmene, invece mi hai escluso», le rinfacciò
Buonia.
Si rendeva conto che l’amica aveva ragione, in un primo momento aveva evitato di tartassarla
con i suoi problemi a causa del matrimonio, ma dopo l’aveva volutamente tagliata fuori. «Hai ragione,
io credevo che tu avessi diritto ai tuoi spazi adesso...» tentò di scusarsi Celine.
«Non dire sciocchezze, io sono qui per te, sempre!» esclamò Buonia, stringendole la mano.
«Ti prego di perdonarmi. Era difficile e umiliante parlare di ciò che mi aveva detto Davios,
immaginare che Aidan fosse rimasto a casa di Kaina per due giorni di fila mi disgustava, mi faceva
sentire sciocca e patetica», rispose sinceramente.
«So che tutto sembra indicare che sia così, ma forse potrebbe esserci un’altra spiegazione.
Anch’io ti sono vicina e so che hai tutto il diritto di avercela a morte con lui per il suo comportamento,
ma mi risulta difficile considerare vero al cento per cento qualcosa che esce dalle labbra di Davios.
Piuttosto... Il Sovrintendente t’interessa davvero? Hai pensato che dietro il suo comportamento
potrebbe esserci qualcosa di subdolo?» chiese Buonia allarmata.
«Oh, no! Buonia, avevi ragione, semplicemente mi sembrava il modo migliore per rendere ad
Aidan la bella sorpresa che mi ha fatto al tuo matrimonio. Inoltre ti sbagli su Maheloas, è una persona
speciale, vedrai che presto i tuoi dubbi su di lui verranno dissipati. Prima di star male ho avuto modo di
parlarci a lungo, ti assicuro che nelle sue azioni non vi era nulla di malevolo», la rassicurò.
«Come intendi comportarti con Aidan?».
«Non è cambiato nulla, vero o meno quanto riferito da Davios, si è presentato al matrimonio
con Kaina e lei ha dichiarato che avevano passato la notte insieme. Lui non l’ha smentito, quindi dubito
che nelle parole di Davios non vi sia almeno un fondo di verità. Non intendo parlarci o averlo vicino
per nessuna ragione, se viene a cercarmi non farlo passare».
«Come preferisci. Comprendo il tuo punto di vista e ammetto che nemmeno io riesco più a
rapportarmi con lui nella stessa maniera, dopo quanto è successo. Ho provato a scoprire qualcosa di
più, ma purtroppo non ci sono riuscita», disse Buonia, allarmandola.
«In che senso? Non sarai mica andata a parlare con lui?».
«No di certo, solo che Bhirginia e Aengus sono in rapporti molto più stretti con Aidan di quanto
sapessimo», disse Buonia, riferendole poi quanto aveva appreso direttamente da Bhirginia poco prima.
«Inoltre devo dire che è un’ottima guaritrice, ieri sera mi ha aiutato tantissimo, penso che sia stata
un’ottima scelta».
«Mi piacerebbe conoscerla meglio e saperne di più su suo marito, forse lui potrebbe essermi
d’aiuto», disse Celine, che aveva appena avuto un’idea.
«Che cosa intendi?» domandò Buonia allarmata.
«Che nonostante Aidan mi abbia fatto incredibilmente arrabbiare aveva ragione. Io in battaglia
non valgo nulla. Sono rimasta come paralizzata, tutto quello che mi è stato insegnato non serve a
niente. Ho bisogno di qualcuno che sia disposto a insegnarmi e penso che Aengus possa essere quello
che mi ci vuole», rispose onestamente Celine, ora che l’armonia tra lei e l’amica era tornata quella di
sempre.
«Penso che tu abbia ragione, da quel che ricordo io era un tipo piuttosto poco incline alle
regole, è più facile che si presti lui che Erskine sicuramente», approvò Buonia.
«E che cosa mi dici di Acheflow? Come ti sembra?» chiese Celine, che era rimasta incuriosita
dalla figura di quella ragazza così taciturna.
«È sveglia e capace, ma sembra sempre molto sulle sue, qualcosa di lei ti turba?».
«Semplicemente non riesco a cogliere le dinamiche tra quei tre e mi piacerebbe conoscerla
meglio. Più che sulle sue mi sembra costantemente infelice», osservò Celine.
«Potrei convocarle qui con la scusa di quanto ti è accaduto ieri, magari in questo modo potresti
conoscerle meglio», propose Buonia.
«Mi sembra un’ottima idea!» approvò Celine.
Il resto della mattinata trascorse abbastanza lento. Celine non faceva che ripassare i libri che si
era fatta portare da Buonia: voleva saperne quanto più possibile sui luoghi che avrebbe visitato. Se
fosse stato per lei avrebbe iniziato direttamente da quelli più distanti, tralasciando i posti interni alle
protezioni, ma sapeva che Erskine si sarebbe rifiutato. Era chiaro che sia lui sia il Consiglio volevano
desse la precedenza ai luoghi sicuri, nella speranza di evitare possibili incontri con i nemici.
Nel pomeriggio finalmente tornò Buonia, accompagnata da Bhirginia.
«Acheflow ci raggiungerà non appena terminerà la riunione che stanno facendo per la
spedizione di domani», disse Buonia, entrando nella stanza.
«D’accordo», rispose Celine, mettendo via i libri.
«Sono molto lieta che stiate meglio», disse Bhirginia.
«Ti ringrazio e ti prego di darmi del tu, proprio come fanno gli amici. Con Maheloas tengo le
distanze visto il suo ruolo, ma con voi spero di stabilire un legame che vada oltre quello di semplici
collaboratrici, per questo ho voluto questo incontro. Approfittiamo dell’assenza momentanea di
Acheflow, parlami di Aengus e del tuo desiderio di rigenerarti».
«Che cosa desideri sapere nello specifico?» chiese Bhirginia.
«Immagino che ci siano motivi relativi a tuo marito, se ti senti spinta a intraprendere la strada
della rigenerazione. Gli va stretta la vita a Gallaibh, non è vero?» domandò Celine diretta.
«Hai colto il punto. Aengus con me non si è mai lamentato, ha rinunciato subito a vivere come
un guerriero per stare con me, ma vedo una grande irrequietezza in lui, molto più spesso di quanto lui
creda. Quando gli era arrivata voce di questi viaggi, era sempre teso e nervoso. Era preoccupato per
Aidan, nonostante non si parlassero da tempo, perché sapeva che lui vi avrebbe preso parte. Aengus è
sempre stato in prima linea, proprio come Aidan, oserei dire che in passato era piuttosto incline a
mettersi in situazioni di estremo pericolo, volontariamente. Ci siamo conosciuti proprio per questo. Era
stato ferito in battaglia e portato nella nostra capitale per essere curato al meglio», raccontò Bhirginia.
«Come mai lui e Aidan non si parlavano più? Immagino tu sappia quanto stretto fosse il nostro
legame quando sono stata trovata e portata alla prima Divisione e poi alla Villa. Non ha mai fatto cenno
ad Aengus», indagò Celine.
«Probabilmente perché a novembre non si parlavano già da diversi mesi», disse Bhirginia,
tentando di tenere da parte i motivi di quel distacco.
«Vorrei sapere come mai non si parlavano più», insisté Celine.
«È una cosa avvenuta tra loro...».
«Lo immagino, ma ti prego di dirmelo comunque».
«Aidan non aveva accettato il fatto che lui smettesse di rigenerarsi né che sposasse me. Per lui
l’amore non esisteva, era una cosa sciocca e stupida. Quando Aengus gli fece capire che era risoluto ad
abbandonare tutto per me, Aidan se ne andò di malo modo e recise ogni filo che li legava», rispose
Bhirginia con sincerità.
«Come immaginavo. Non credo che Aidan sappia cosa sia l’amore in effetti», rispose Celine,
rattristata dalla riconferma delle sue supposizioni.
«Non è così. In realtà è stato proprio l’amore che sente per te a farlo tornare da Aengus e
riallacciare il loro legame. Forse prima non sapeva cosa volesse dire, ma credimi se ti dico che, quando
si è presentato a casa nostra, il primo giorno dell’anno non vi era persona più innamorata di lui. Aengus
stesso ne è rimasto sconvolto», lo difese Bhirginia.
«Certo, un amore così sincero che si è spento nel giro di cinque giorni? Un uomo innamorato
non si precipita nel letto di una come Kaina», costatò Celine amaramente.
«Forse è come dici, anche noi siamo rimasti scioccati da quel comportamento. Purtroppo non ha
approfondito l’argomento con Aengus, o forse lui non me ne ha parlato. Però ti posso assicurare che,
per come me ne ha parlato mio marito, Aidan non ha mai provato nulla per nessuno all’infuori di te».
«Già, proprio come me, peccato che lui non sia il Prescelto e abbia rifiutato qualunque tipo di
legame con me».
«Io credo che la sua intenzione sia solo quella di proteggerti, mio marito non è uno sciocco o un
romantico, sa ciò che ha visto», disse Bhirginia decisa.
«A proposito di tuo marito, avrei bisogno di un favore e lui mi sembra la persona giusta, ma
prima volevo sapere se la cosa potrebbe crearti problemi o darti fastidio in qualche modo. Desidero che
lui mi alleni: in battaglia sono un peso morto e nessuno è seriamente intenzionato ad aiutarmi a
migliorare, soprattutto Erskine. Io devo essere in grado di difendermi e di difendervi, se serve», spiegò
Celine.
«Sicuramente Aengus sarebbe molto più malleabile di Erskine, ma non posso rispondere io per
mio marito, dovrai essere tu a chiederglielo. A me non crea nessun problema, non sono afflitta da
gelosie immotivate», rispose Bhirginia diretta.
«Apprezzo molto il tuo comportamento così diretto, certo gliene parlerò io stessa, anzi, se
possibile ti pregherei di non accennargli nulla, troverò il modo di dirglielo domani».
Un lieve bussare alla porta mise fine alla conversazione. Era arrivata Acheflow. Entrò nella
stanza intimidita e fece subito un inchino, chiedendo informazioni sullo stato di salute di Celine. Ella le
disse le stesse cose che aveva detto a Bhirginia, cercando di stabilire un contatto più amichevole ma, al
contrario di Bhirginia, sembrava meno incline a lasciarsi andare. Per metterla a proprio agio iniziò a
parlare delle sue difficoltà di adattamento, quando era piombata dal mondo degli umani in quello dei
Custodi.
«Sai, quando vivevo tra gli umani nessuno sembrava vedermi. Ero costantemente emarginata,
mi consideravano tutti una nullità e la mia vita era tremendamente triste. Solo dopo ho scoperto che ero
io stessa a tenere distanti le persone con un muro di dissimulazione», disse Celine, rammentando la sua
vita di pochi mesi prima.
«Già, però per te non era la realtà di tutti i giorni...» si lasciò sfuggire Acheflow.
«È questo che pensi di te stessa? Ed io secondo te avrei scelto una nullità per accompagnarmi in
questi viaggi?» la incalzò Celine.
«Certo che no, non volevo mettere in dubbio il tuo giudizio, ma mia sorella e i miei genitori mi
ritengono una specie d’imbarazzante elemento di decoro», rispose tristemente la ragazza.
«Sono certa che non sia vero, sembrate molto uniti tu, tua sorella e il suo ragazzo, sbaglio
forse?» chiese Buonia, che aveva capito cosa voleva sapere Celine.
«Un tempo forse sì, adesso non più. È solo un’impressione. Io non sono come loro».
«Forse parlarne ti farebbe bene», la spronò Celine.
Acheflow sembrò restia, rimase in silenzio. Celine pensò di farle qualche domanda più per
spingerla a parlare, ma lasciò stare rendendosi conto che non era il tipo di soggetto con cui vinceva
l’insistenza.
«Io, Ailie e Hewie siamo cresciuti insieme, lui abita nella proprietà a fianco alla nostra», iniziò
Acheflow stupendo tutte, «siamo sempre stati molto legati, andavamo a scuola insieme, studiavamo
insieme, giocavamo insieme. Mia sorella è sempre stata molto più posata ed elegante di me, io e Hewie
ne combinavano di tutti i colori trascinandocela dietro in avventure che lei disapprovava totalmente.
Poi siamo cresciuti e qualcosa è iniziato a cambiare tra noi. Mia sorella era una guerriera, proprio come
Hewie, loro proseguirono a studiare insieme, mentre io iniziai l’accademia per guaritori. I miei genitori
non mancarono di farmi pesare il fatto che il potere in me fosse così debole, ma approvarono la scelta
che feci, almeno, dissero, avrei potuto rendermi utile per i laoich».
«Questo è assurdo, se tutti potessero essere guerrieri non avremmo i guaritori bravi che
abbiamo, forse ieri sera io sarei potuta morire», disse Celine indignata, «ogni persona del nostro popolo
ha il proprio ruolo e la propria utilità, non ci sono persone inferiori».
«È bello che tu la pensi così, ma la mia famiglia è nobile e difficilmente altri nobili prendono in
moglie una come me, a meno che non siano anche loro afflitti dal mio stesso problema», rispose
Acheflow mestamente.
«Il valore di una persona non si misura certo in questi termini, anche tua sorella la pensa così?
Per questo il vostro rapporto si è indebolito?» indagò Buonia.
«No. Inizialmente ci siamo allontanate per via del corso di studi differente. Facevamo altri
orari. Lei era sempre con Hewie, mentre io non potevo partecipare alle loro lezioni, gare e corsi, ma la
sera che cambiò tutto fu quella del ballo di fine corso. Nonostante studiassimo materie diverse,
avevamo partecipato sempre tutti insieme al ballo: io e mia sorella siamo gemelle, anche se abbiamo
qualcosa di diverso nell’aspetto, quindi abbiamo terminato gli studi insieme. La sera di chiusura
dell’ultimo anno i miei genitori m’impedirono di partecipare, dissero che Ailie sarebbe andata da sola
con Hewie poiché era una serata molto importante per loro. Ormai avevo capito che i miei familiari si
vergognavano di me e rinunciai senza fare storie, dopo anni ero abituata a stare in secondo piano. Ma
non avevo capito cosa stavano macchinando. La nostra famiglia e quella di Hewie avevano deciso di
unire i nostri casati tramite un matrimonio e, visto il legame tra mia sorella e Hewie, hanno pensato che
la cosa avrebbe reso felici entrambi. Io l’ho scoperto ancora prima che me lo annunciassero il giorno
dopo a pranzo. Avevo aspettato mia sorella alzata per farmi raccontare da lei com’era andata la serata e
ho scorto lei e Hewie in giardino che si baciavano. Sono andata a letto facendo finta di nulla. Non mi
sembrava possibile. Certo, loro avevano sempre studiato insieme, ma ero io quella con cui Hewie aveva
più cose in comune, amavano gli stessi svaghi, facevamo lunghe discussioni in cui spesso Ailie non
interveniva neppure, ma non è stato abbastanza. Nonostante l’intesa speciale che c’era tra noi, lui ha
comunque scelto mia sorella. Non ho mai parlato ad Ailie dei miei sentimenti, ma dubito che lei non li
abbia compresi. Nonostante Hewie sia suo, però, non fa altro che tormentarmi con battutine sul
trovarmi un fidanzato, quasi io fossi una minaccia per lei».
«E tu non credi sia così? Forse il loro legame è solo frutto del desiderio delle vostre famiglie,
forse Hewie avrebbe davvero preferito te se fosse stato libero di scegliere», osservò Celine.
«Nessuno li ha obbligati, io penso che semplicemente le cose abbiano seguito il loro corso e che
Ailie si diverta a punzecchiarmi per ricordarmi ogni giorno che io sono una seconda scelta. Anche la
mia partecipazione alla spedizione è stata presa come una conseguenza al fatto che abbiate scelto lei».
«Non è affatto così credimi. Abbiamo valutato tutti singolarmente. Mentirei se dicessi di non
aver notato la forte somiglianza che vi lega, ma io inizialmente non sapevo neppure i nomi di coloro
che avrebbero partecipato alle selezioni», precisò Celine.
«Certo, è quello che ci hanno detto, ma per la mia famiglia ogni successo di mia sorella viene
prima, ciò che riguarda me è solo un elemento di contorno».
«Eppure, nonostante tutto, tu la ami moltissimo», fece notare Bhirginia.
«Certo, siamo gemelle, lei è parte di me, anche se ci siamo perse per strada. Non penso che
Ailie sia cattiva, semplicemente credo che essere la preferita di casa la faccia sentire speciale. Anche se
può sembrare assurdo, considerata la sua esuberanza, penso sia molto più insicura di me», rispose
Acheflow.
Celine ammirava moltissimo quella ragazza, nonostante la sua vita non dovesse essere facile,
considerati i sentimenti che nutriva per il fidanzato della sorella, non provava rancore o rabbia. «Credo
che il tuo animo sia molto nobile, ma sei tu la prima che deve rendersene conto. Tu potresti fare grandi
cose, Acheflow, ognuno di noi è padrone del proprio destino, ma se vuole cambiarlo deve agire, non
può accettarlo passivamente. È ora che tu esca dall’ombra di tua sorella. Non siamo più a casa tua, qui,
e tu per me non sei seconda a nessuno. Ogni membro di questa spedizione è importante quanto gli
altri», le fece notare Celine decisa.
«Cercherò di impegnarmi il più possibile».
«Penso sarebbe carino cenare qui insieme e passare ancora un po’ di tempo in compagnia»,
propose Buonia.
«Mi sembra un’ottima idea, così, una volta finito, Acheflow potrà andare a riposare presto:
domani ha una spedizione. Se qualcuno vi chiedesse di questa giornata, rispondete che era per parlare
di quanto mi è accaduto ieri sera e delle tecniche di cura», disse Celine, sorridendo alla volta di
Acheflow.
CAPITOLO 7 ~ RICOGNIZIONE
Giovedì 11 gennaio
A colazione l’atmosfera era tesa, Celine avvertiva l’agitazione dei componenti della spedizione:
sicuramente ognuno di loro sperava di portare a termine la missione con successo, ma al contempo non
si poteva non pensare che probabilmente sarebbero stati attaccati dai nemici. Uscire dalle aree protette
era sempre un rischio. Se nelle città e nei centri abitati sceglievano solo luoghi isolati per agire, o
persone estremamente disagiate da irretire, nel Regno dell’Aria stavano dando la caccia alla Lama
d’Aria proprio come loro. La guerra era aperta. Inoltre, in quelle terre, non c’era neppure la
preoccupazione di attirare l’attenzione degli umani.
Si avvicinò a Erskine che era andato a prendersi del caffè. «Mi raccomando: niente rischi
inutili, niente atti d’eroismo. Se le cose si mettono male, se vi attaccano in un numero troppo elevato,
scappate. Preleveremo l’acqua un’altra volta, torneremo in numero maggiore», ordinò.
«Certo, non temere, ci tengo alla vita dei ragazzi, sarò prudente. Ieri, con Maheloas, abbiamo
studiato un percorso che ci porta proprio sul confine dell’area protetta, per cui ritirarsi non sarà difficile
in caso di bisogno», la rassicurò Erskine.
«Bene, nessuno deve rischiare di morire per raccogliere un po’ d’acqua, piuttosto prenderemo
campioni nell’area protetta».
«Sai bene quanto è importante prenderli alla fonte, è da quel punto che loro immettono la
tossina ed è lì che il veleno è più potente», le fece notare Erskine.
«Lo so, ti rinnovo il mio invito a prestare attenzione», concluse Celine, allontanandosi.
In breve furono tutti pronti a partire, il gruppo si radunò fuori dal portone del castello per
salutare i compagni che avrebbero preso parte alla spedizione. Celine vedeva l’ansia di Aidan per la
sorella, ma Mavi sembrava tranquilla.
Rimasero lì fino a quando gli amici non divennero piccoli punti in lontananza, poi, poco per
volta, si ritirarono all’interno. Sulla porta erano rimasti solo Aidan e Aengus. Sentiva lo sguardo di
Aidan posato su di sé, probabilmente pensava che gli volesse parlare di quanto era accaduto, ma lei non
aveva nessuna intenzione di conferire con lui.
«Avrei bisogno di parlarti in privato, facciamo due passi in giardino», disse avvicinandosi ad
Aengus.
Leggendo lo stupore sul visto di Aidan, comprese che ci aveva visto giusto.
«Certo, vi seguo», rispose prontamente Aengus.
Quando furono lontani a sufficienza, Celine lo invitò a sedersi di fianco a lei su una panchina
protetta da due abeti.
«Innanzitutto non usare quel “voi”, non voglio che gli amici e le persone che mi sono vicine mi
parlino in quel modo».
«Come desideri, io non sono molto incline all’etichetta, per cui ancora meglio», rispose
Aengus, sfoderando un sorriso.
«In effetti sei il primo che reagisce con naturalezza alla mia richiesta», Rispose Celine ridendo.
«Di che cosa hai bisogno, Celine? Sarò lieto di aiutarti in qualsiasi modo», chiese cortesemente.
«Lo spero, ciò che sto per chiederti piacerà a poche persone, specialmente a Erskine e ai
membri del Consiglio, anzi sarebbe meglio restasse un segreto tra me e te. Tu hai la fama di essere un
ribelle e un guerriero abilissimo, queste due doti hanno fatto ricadere la mia scelta su di te. Voglio che
tu mi alleni, voglio imparare a usare i miei poteri», spiegò Celine, andando dritta al punto.
«Certo, potremmo continuare il percorso che stavi seguendo a Gallaibh, non c’è problema»,
accettò Aengus pronto.
«No. Non ho bisogno di quello», lo bloccò Celine.
«Non capisco...»,
«Certo che capisci. L’altro giorno ero totalmente inutile. Mi ha insegnato molto di più Aidan
alla Villa, quando non si sapeva ancora chi fossi, rispetto ai maestri. Ciò che desiderano è che io stia da
parte, immagino che dietro ci sia stato lo zampino di mia nonna. Non gliene faccio una colpa, ma non
va bene. Io sono quella con più poteri e devo essere in grado di partecipare attivamente a una battaglia.
L’altro giorno sono rimasta bloccata, ero incapace di reagire, non sapevo come affrontare la
situazione!» spiegò Celine accalorandosi.
«Nessuno approverebbe quanto mi chiedi, mi stai praticamente chiedendo di aiutarti a metterti
in pericolo», osservò Aengus dubbioso.
«Certo, questo potrebbe essere vero, ma prova a vederla in un altro modo. Se fossimo in una
situazione disperata e io potessi attingere ai miei poteri con cognizione di causa, quante vite potrei
salvare, compresa la mia? Questa è una guerra Aengus. Una guerra in cui Fàs non ci lascerà scampo e
noi, anziché cercare di combatterla al meglio delle nostre possibilità, stiamo cercando di tenere a casa il
nostro campione. Non posso più chiudere gli occhi, l’altro giorno ho visto davvero cos’è una battaglia.
Non voglio essere un peso, voglio essere colei che fa la differenza, in positivo», argomentò Celine,
mostrando tutto il suo carattere.
«Ora capisco», disse Aengus, senza specificare altro e guardandola con mezzo sorriso.
«A che cosa ti riferisci?» chiese Celine confusa.
«Qualcuno mi ha parlato della tua testardaggine e di quanto fossi speciale. Lo immaginavo, ma
solo conoscendoti ho capito davvero», rispose Aengus, sempre mantenendosi sul vago.
«Non voglio parlare di Aidan», lo interruppe immediatamente Celine, «né che lui sappia di
questa conversazione, sarebbe il primo a opporsi, andrebbe da Erskine a riferirglielo immediatamente.
Aidan mi terrebbe sotto una campana di vetro, come tutti gli altri. Per lui, ormai, sono solo una
dei Clann na Solus. Con questo l’argomento è chiuso, spero ti sia chiaro».
«Certo, lo conosco bene e ho visto come ha reagito l’altro giorno in battaglia, terrò per me
quanto ci siamo detti», la rassicurò Aengus.
«Grazie per la tua discrezione, ora veniamo ai fatti. Mi aiuterai?» chiese Celine speranzosa.
«Potrebbe non essere una buona idea, ma sì lo farò. Solo dobbiamo trovare un luogo adatto».
«Ho già chiesto a Maheloas la possibilità di avere accesso a parte dei sotterranei riservati agli
allenamenti - senza specificare a cosa mi servisse - e lui ha dato il suo benestare. Mi sembra l’unica
strada praticabile per non attirare l’attenzione. Se uscissimo dal castello da soli, attireremmo gli sguardi
su di noi» chiarì Celine.
«Bene, vedo che hai pensato a tutto. Proporrei di tornare ognuno alle proprie occupazioni,
c’incontreremo nel sotterraneo tra un’ora», propose Aengus.
«D’accordo».
Quando rientrarono al castello, trovarono Aidan sempre sulla porta, dove lo avevano lasciato.
Aengus si fermò con lui e Celine proseguì, felice di aver trovato un alleato per il suo piano. Si fidava,
ed era certa che non avrebbe fatto parola con Aidan di quanto si erano detti.
Mavi, nonostante il clima inospitale, si sentiva perfettamente a suo agio. Forse Il Regno
dell’Aria esaltava la forza del suo elemento, o forse era semplicemente suggestione. Ermer ed Erskine
cavalcavano in testa al gruppo, lei era di fianco a Brian e dietro di loro c’erano le giovani reclute.
«Cosa voleva ieri da te la regina?» sentì domandare Ailie.
«Desiderava parlare con noi guaritrici delle nostre capacità e delle varie cure per
l’avvelenamento», rispose Acheflow concisa.
«Certo, si dev’essere presa un bello spavento. Che sfortuna la sua cena con Maheloas si sia
conclusa così male, è davvero bello non trovi?» domandò Ailie maliziosa.
«Smettila, Ailie, se ti sentisse qualcuno potrebbe pensare che insinui che la regina e Maheloas
abbiano una storia», la rimproverò Hewie.
«Che cosa c’è? Sei geloso? Anche fosse non vedo cosa ci sarebbe di male. In fondo quella
poveretta sarà obbligata a stare sola fino a che non salterà fuori l’altro Prescelto: a studiarlo sui libri
sembra quasi romantico, ma se ci penso c’è da sentirsi male. Magari l’aspettano anni e anni di
solitudine», osservò Ailie.
«Anche se fosse così, non ci riguarderebbe», la mise a tacere Hewie.
Mavi si lasciò sfuggire un mezzo sorriso, se tutte le persone avessero avuto lo stesso modo di
vedere le cose di Ailie, per suo fratello la vita sarebbe stata molto più semplice. La rattristava che
Celine si fosse formata un’opinione così sgradevole di lui e tutto per tenere lontano Kaina da Brian.
Senza volerlo si girò a osservarlo e incontrò il suo sguardo.
«A che cosa pensavi?» le chiese lui. «Anche tu sei affascinata da questo pettegolezzo?» chiese
impertinente.
«Non dire sciocchezze!» rispose Mavi irritata.
«Ma certo, la nostra Mavi non s’interessa di storie d’amore!» la canzonò Brian.
«Di certo non di quelle degli altri», rispose lei prima di avere il tempo di rendersi conto di aver
parlato troppo.
«Quindi c’è qualcuno che risveglia in te le emozioni di una donzella?» la stuzzicò Brian.
«Brian, finiscila con queste battute. Io sono una donna, anche se sembra non accorgersene
nessuno. Forse dovrei iniziare a fingermi patetica e indifesa per dimostrare a voi tutti che non sono un
maschio?» lo aggredì.
Brian la fissò perplesso e lei si pentì di essersi fatta sfuggire tanto. Per fortuna aveva una mente
talmente semplice da trarre subito la conclusione errata.
«Adesso ho capito. Anche tu non sei rimasta indifferente al fascino del nostro bel
sovrintendente, eh?» domandò ammiccante.
Mavi non sapeva se essere felice che non avesse interpretato il suo sfogo nel modo giusto o se
sentirsi ferita dal fatto che lui trovasse divertente che lei potesse essere attratta da un altro.
«Non preoccuparti delle mie storie d’amore, Brian. Quando m’interessa qualcuno me lo prendo,
non sto a piagnucolare in un angolo», disse, riprendendo il suo solito modo di fare da dura.
Quella conversazione non avrebbe portato a nulla di buono, meglio porvi fine al più presto.
Ormai lo aveva capito: lui l’avrebbe vista sempre e solo come una guerriera capace, e mai come una
donna desiderabile. Brian le fece qualche altra domanda sciocca, ma le sue risposte seccate lo
convinsero presto a lasciar perdere.
Stavano seguendo un percorso molto lineare e veloce, stando di fianco al corso del fiume; non
avevano incontrato molti animali ma, probabilmente, abituati al silenzio che regnava in quei luoghi, li
sentivano arrivare da lontano e si nascondevano. Sporadicamente vi erano piccoli ponticelli in pietra
che permettevano di andare dall’altro capo del corso d’acqua, ma loro potevano tranquillamente restare
sulla sponda a Est, non vi era bisogno di attraversare. Ogni tanto, proprio come aveva raccontato loro
Maheloas, trovavano branchi di animali morti, erano soprattutto gruppi di renne, ma c’erano anche
qualche orso solitario e qualche ghiottone. Erskine provvedeva sempre a fermarsi e dargli fuoco, quelle
povere creature erano uno spettacolo tristissimo, colpevoli solo di essersi abbeverati a un fiume.
Era mezzogiorno e, anche se il sole era sorto da poco, sembrava il tramonto. La luce era poca e
obliqua, la giornata era appena iniziata ma quel sole crepuscolare sembrava dir loro che era quasi notte.
«Fermiamoci a consumare il pranzo, dopo faremo l’ultimo pezzo di strada che ci separa dalla
zona a rischio, preleveremo l’acqua e torneremo indietro», propose Erskine.
Ora che erano davvero vicini al pericolo, l’umore era cambiato, persino Ailie non era più tanto
in vena di fare battutine. Mangiarono rapidamente i sandwich che erano stati preparati al castello, per
fortuna la servitù del palazzo aveva intuito che non erano abituati alla cucina tipica di quei luoghi e li
avevano farciti come normali panini. Il pane però era nero, cosa che a Mavi non piaceva molto, le
sembrava di consumare cartone, tuttavia si fece forza e terminò il suo pranzo, sperando di potersi
saziare al più presto con un piatto di favolosa pasta, si era facilmente abituata alla cucina italiana
durante la sua permanenza alla Divisione.
Quando stavano per rimettersi in marcia, Erskine dispiegò una cartina in mezzo a loro. «Noi ci
troviamo qui», disse tracciando un pallino, «entro un’ora saremo sul confine della zona protetta, è vero
che dovremmo limitarci a uscire di poco e prelevare i campioni, ma credo che la fonte di questo
disastro sia vicino al lago», spiegò, palesando le sue vere intenzioni.
«Gli ordini erano di prelevare l’acqua quanto più vicina alle protezioni e poi tornare subito
indietro», intervenne Ailie.
«Certo, ma forse sarebbe bene anche rimuovere quello che i nemici hanno messo nell’acqua, o
capire con certezza di cosa si tratta», osservò Erskine. «Sono certo che le nostre guaritrici troveranno
un siero adatto al veleno che inquina il fiume, ma se non rimuoviamo la fonte non servirà a nulla
bonificare l’acqua».
«Ho un’idea», si fece sentire Acheflow, stupendo tutti, «lasciamo i cavalli legati all’interno
dell’area protetta, prendiamo campioni quanto più vicino possibile, dopodiché li riportiamo al sicuro e
li sistemiamo nelle borse sui cavalli. A quel punto, a piedi, potremmo seguire un sentiero più stretto e
riparato e avvicinarci al lago. In caso di fuga non dovremmo preoccuparci dei campioni da recuperare»,
suggerì.
«Mi sembra un’ottima idea!» approvò Erskine.
«Potremmo attraversare il ponte e lasciare i cavalli alla Riserva Abbandonata, da lì avvicinarci
una prima volta al fiume, poi una seconda in direzione del lago dal piccolo sentiero che parte da lì»,
disse Brian, indicando la cartina.
Stabilito il piano, ripartirono quasi subito alla volta della Riserva Abbandonata. Ailie sembrava
l’unica poco convinta, ma d’altra parte era a Erskine che doveva prestare ubbidienza e lo avrebbe fatto.
Uir Fuachd, nella lingua corrente Terra Fredda, era davvero un luogo abbandonato. Il freddo
penetrava sin nelle ossa, anche nella sua speciale divisa Mavi sentiva che la temperatura in quel luogo
era glaciale. Il sole stava calando ma, in lontananza, si distinguevano le vette della catena
montuosa. Mullach a Dh'àirde, Alta Vetta: era la montagna più alta di tutto il Regno ed era da lì che
partiva un piccolo corso d’acqua che dava vita al Lago Ghiacciato, il Loch Reòta, e al Fiume del
Silenzio. Nel piazzale della Riserva trovarono altri animali morti, ma in numero maggiore. Povere
creature, dopo essersi abbeverate al fiume avranno tentato di raggiungere questo luogo, una volta
popolato dalla loro razza, per trovare rifugio e cure. Purtroppo da tempo i Custodi l’avevano
abbandonato.
«Bisognerebbe bruciare gli animali, ma si sta facendo buio e appiccare un fuoco così vicino al
confine attirerebbe l’attenzione», osservò Erskine.
«Possiamo farlo al ritorno. Meglio non far trovare tutte queste carcasse a Celine», disse Ermer,
guardandosi intorno.
«La regina è debole di stomaco?» domandò Ailie, impertinente come suo solito.
«Ailie, non ti è permesso continuare su questa china, fino ad ora ho tollerato le tue sciocche
battute sul Sovrintendente, ma ti invito davvero a smetterla. A noi tutti piace scherzare, ma non ti è
permesso mancare di rispetto a Celine», disse Erskine severo.
«Chiedo scusa», rispose Ailie contrita.
Mavi dubitava che le sue scuse fossero reali. Ailie non le sembrava cattiva, ma tentava sempre
di mettersi in luce, anche il commento di prima voleva semplicemente evidenziare che lei poteva
tranquillamente guardare quelle povere bestie senza problemi, mentre a qualcun altro avrebbe potuto
dare fastidio.
Entrò nella struttura per vedere in che stato fosse. Nonostante si notasse che era abbandonata da
tempo, il mobilio era ben tenuto, il camino aveva al suo fianco una catasta di legna asciutta e c’erano
diversi letti divisi in due stanze. Se qualcosa fosse andato storto e avessero dovuto fermarsi lì per la
notte, il posto era tranquillamente abitabile e pulito, per quanto potesse esserlo una struttura
abbandonata.
Uscì e si unì agli altri, presto sarebbe iniziato il bello.
Celine iniziava a essere stanca, lei e Aengus si esercitavano da ore e lui ancora non le aveva
detto nulla sulle sue capacità. Continuava semplicemente ad attaccarla in tutti i modi possibili e lei si
difendeva.
«Facciamo una pausa», disse finalmente.
Celine ne approfittò per bere, era esausta e sudata. Sembrava impossibile avere caldo in un
luogo del genere, ma lei ci era riuscita.
«Celine, il tuo problema non sono le tue capacità, sei veloce, avresti potuto colpirmi
innumerevoli volte, ma hai sempre scansato i miei attacchi. Ti sei difesa bene, hai evocato alla
perfezione qualche tempesta di nebbia o di cenere per confondermi, ma al di là di questo non mi hai
attaccato. Perché? Non puoi farmi alcun male, che cosa ti blocca?» domandò Aengus curioso.
«Nulla credo, solo forse sarebbe più semplice attaccare qualche nemico», rispose Celine
evasiva.
«Non è così. Quello che ti ferma dall’attaccare i nemici temo sia il rischio di fare del male a noi,
ma non puoi, lo sai bene», osservò Aengus.
«Credo mi abbia impressionata vedere ciò che sono stata in grado di fare a Matteo, quando ho
salvato Aidan», rispose Celine, abbassando lo sguardo.
«Ad Aidan non hai fatto nulla, eppure la tua palla di fuoco ha colpito anche lui. Devi
attaccarmi, Celine, in tutti i modi possibili. Devi vedere i nostri nemici con la stessa rabbia con cui hai
visto Matteo quel giorno e sforzarti di non avere paura».
«Temo di non farcela o di attaccare voi per sbaglio».
«Anche se accadesse non potresti farci nulla di male. D’accordo, se ho ben capito ciò che ti fa
entrare in azione è la rabbia, dico bene?» domandò Aengus con un’espressione che non le piacque per
niente.
«Non capisco dove vuoi arrivare», rispose guardinga.
«Lo capirai presto», disse Aengus, spostandosi rapidamente dall’altro capo del sotterraneo.
L’allenamento era riiniziato.
«Pensa a Kaina, fingi che io sia lei», disse Aengus.
«È assurdo, io non voglio uccidere Kaina, certo non mi piace, ma non desidero certo la sua
morte».
«Sì, lo desideri, non lo faresti mai, ma vorresti tanto poterla uccidere, dopotutto lei ha avuto ciò
che desideri più di ogni altra cosa», la provocò Aengus.
«Basta! Smettila, non voglio starti a sentire. Non c’entra niente con tutto questo!» esclamò
Celine furente.
«Invece c’entra eccome, devi trovare in te la rabbia, il desiderio di attaccare i tuoi nemici,
quella forza che ti spinge avanti, anche se vorresti scappare. Pensa a Kaina, probabilmente lei e Aidan
dopo il matrimonio avranno passato delle giornate roventi insieme, chissà quanto avrà riso pensando a
te!» la provocò Aengus.
«Ho detto basta!».
Ma Aengus aveva visto finalmente accendersi nel suo sguardo la rabbia, quella luce un po’ folle
che tutti i guerrieri avevano negli occhi. Avevano perso amici e parenti per mano dei nemici, tutti
avevano un motivo per odiarli.
«Basta? Ma se ho appena iniziato! Pensa a quando rientreremo, lei sarà lì pronta ad aspettarlo.
La prima cosa che lui farà sarà andare da lei, forse potrebbe anche dimenticarsi di te per sempre...».
Aengus non fece in tempo a finire la frase che si ritrovò imprigionato da capo a piedi da
poderose radici. Celine strattonò la parte che teneva in mano, facendolo finire a terra, e
improvvisamente le radici s’incendiarono prendendo fuoco. Se fosse stato uno dei nemici avrebbe
avuto i secondi contati. Un attacco combinato di quella portata era assolutamente mortale.
Quando l’effetto si dissolse, si alzò in piedi. «Molto bene, un attacco combinato di quel genere
e stai pur certa che il tuo nemico non avrà scampo. Ci vorrebbero due di noi molto ben coordinati per
produrre un simile effetto, invece tu puoi farlo da sola», disse Aengus, avvicinandosi a lei.
«Scusami, mi dispiace. Mi auguro non ripeterai nulla di tutto ciò a nessuno».
«Non era mia intenzione giocare con i tuoi sentimenti, ma non vedevo altra soluzione per
spingerti ad attaccare. Non dovrei nemmeno essere qui con te, non lo dirò a nessuno», rispose Aengus,
poggiandole una mano sulla spalla in segno di conforto.
«Allora, tu sai se le cose stanno davvero così?» chiese Celine, guardandolo negli occhi.
«No. Non lo so. Però, anche se lo sapessi non te lo direi, Celine. Ho rispetto per i tuoi segreti e
ho rispetto per i suoi», disse Aengus grave.
«Allora vuol dire che lo sai e non me lo vuoi dire», osservò Celine, scostandosi e prendendo le
distanze.
«Non tradirei mai la fiducia di un amico. Questo ti basti. Credimi se ti dico che mi sono posto
delle domande anch’io. Per oggi direi che abbiamo finito. Domani riprenderemo, non possiamo sparire
per troppo tempo senza destare sospetti. Cerca di rammentare quanto è accaduto. Quando pensi di
colpire uno dei nostri nemici, quando sei in battaglia e la paura ti strizza il cuore e ti dice di scappare,
pensa che sono loro il motivo per cui non puoi stare con Aidan, che se loro non esistessero e questo
mondo fosse esente dal male forse la tua vita sarebbe migliore. Vedrai che troverai la forza di attaccarli
veramente», concluse Aengus, prima di dirigersi verso la scala che portava al piano superiore.
Celine decise di rimanere ancora per un po’ lì sotto da sola. Quando Aengus si stava prendendo
gioco di lei aveva realmente sentito il desiderio di disintegrarlo, sentirgli dire quelle cose su Aidan e
Kaina l’aveva turbata profondamente. Malediceva se stessa. Nonostante quello che presumeva lui
avesse fatto, lo voleva disperatamente lo stesso. Estrasse da sotto la divisa i due medaglioni. Li portava
sempre con sé, uno poggiava sul suo petto e l’altro sulla sua schiena, entrambi all’altezza del cuore.
Fino a poco tempo fa anche Aidan aveva portato il suo regalo, poi glielo aveva reso spezzando via ogni
speranza. A dimostrazione di quanto fossero ferree le sue intenzioni, era andato avanti. Si era lasciato
alle spalle il loro amore, tutto ciò che si erano detti, e si era rifugiato tra le braccia di Kaina. Quando li
aveva visti al matrimonio, insieme, le si era aperta una voragine nel petto, ma nonostante tutto non
aveva smesso di amarlo. Che cosa patetica. Se l’avesse saputo Matteo ne sarebbe stato contento,
probabilmente: le avrebbe detto che finalmente poteva capire ciò che lui sentiva.
Mavi era certa che ormai fossero al di fuori delle protezioni.
«Siamo appena al di fuori del confine», disse Erskine, guardandosi intorno.
«La vegetazione qui intorno è tutta morta e annerita», osservò Mavi.
«Prendiamo i campioni e mettiamoli al sicuro», ordinò Ermer, iniziando a distribuire le
fiaschette.
Ognuno si affrettò a riempirne quante più possibili, mentre Erskine si guardava attorno. Mavi
era sicura che presto i nemici sarebbero stati loro addosso, ma fortunatamente nessuno si fece vedere.
Quando tutti ebbero riempito le fiaschette, tornarono rapidamente alla Riserva Abbandonata dove i
cavalli stavano riposando nella stalla.
«È andato tutto bene, abbiamo preso molti campioni indisturbati, potremmo tornare indietro»,
fece presente Ailie.
«Proprio per questo motivo è bene andare oltre a controllare. Se il vero fulcro
dell’avvelenamento fosse stato qui ci sarebbe stato qualcuno di guardia, invece non abbiamo nemmeno
visto da lontano i nostri nemici. In tutto questo c’è qualcosa di poco chiaro», precisò Erskine.
«Senti, Ailie, sei solo una recluta da poco uscita dalla scuola, se non te la senti e vuoi restare ad
attenderci qui non c’è problema», disse Ermer, fissando sia lei sia la sorella.
Mavi si chiese se Ailie sapesse che, se fosse restata alla Riserva, probabilmente, appena tornati
a Gallaibh, sarebbe stata scaricata. Purtroppo per lei ne sarebbero stati spiegati anche i motivi. Aveva
uno strano comportamento. Durante la battaglia fuori dalla Divisione era stata coraggiosa e attiva.
Forse aveva solo paura fossero troppo pochi.
«Io verrò», disse Acheflow, «mi sono candidata per partecipare a questa missione e non ho
intenzione di tirarmi indietro, inoltre sono l’unica guaritrice presente, devo prendermi cura di voi».
«Certo, siamo qui per questo, ovvio che non vogliamo restare indietro», le fece eco Ailie.
A Mavi rimase il dubbio su cos’avrebbe risposto, se non fosse stato per la sorella. Senza
aggiungere altro sull’argomento s’inerpicarono per uno stretto sentierino nei boschi. I rami carichi di
neve non facevano filtrare nessuna luce, ormai doveva comunque essercene poca: il sole era
tramontato, al Circolo Polare Artico era già notte. Se quello che diceva la mappa di Erskine era giusto
sarebbero sbucati direttamente di fronte al lago.
I passi di tutti si susseguivano silenziosi, nessuno chiacchierava, il rischio di mettere in allerta il
nemico era troppo elevato. Fecero persino attenzione a non calpestare nulla che potesse annunciare la
loro presenza, fin quando non giunsero al limitare della foresta. Dal folto degli alberi potevano
sbirciare lo spiazzo che si apriva davanti a loro. S'intravedeva il grande lago ghiacciato e il punto
d'inizio del fiume.
«Perfetto! Sembra che abbiamo proprio trovato il punto giusto!» disse Erskine soddisfatto.
«Che cos'è quella cosa che s'intravede?» domandò Brian, indicando qualcosa che affiorava
dall'acqua.
Mavi tentò di mettere a fuoco e si stupì di cosa le sembrava che fosse, non poteva crederci.
Anche Erskine era sbiancato.
«È quello che sembra?» domandò Mavi, facendo fatica a credere ai propri occhi.
«Pare proprio di sì», rispose Erskine con espressione disgustata.
«Purtroppo dobbiamo avvicinarci per vedere meglio e soprattutto per rimuoverlo», osservò
Brian.
«Sembra non esserci anima viva», disse Ermer sospettosa.
«Va bene, avviciniamoci con cautela», propose Erskine, cominciando a uscire dal bosco.
Più si approssimavano e più il disgusto per quello che avevano fatto i loro nemici cresceva. In
mezzo all'acqua c'erano diversi dubhar laoich, incatenati tramite fulmini che sembravano emanare
energia oscura e trafitti in modo da rilasciare una strana sostanza nera schiumosa che fuoriusciva dai
loro corpi in disfacimento.
«Com'è possibile?» domandò Mavi esterrefatta.
«Non si potrebbero comunemente incatenare come i corrotti, ma anche loro si possono tenere
bloccati usando i nostri poteri, resta da capire come possano averli usati! Chiunque di noi si sia
macchiato di un di un tale crimine, alleandosi con i nemici, pagherà caramente!» esclamò Erskine irato.
«Erskine, non possiamo essere certi sia stato qualcuno della nostra gente, anche se l’uso dei
fulmini fa certamente presagire il potere dell’Aria, questi mi sembrano strani, non sembra l’energia di
qualcuno di noi. I nostri poteri sono limitati, non riusciremmo a tenere qualcuno legato a distanza in
modo perenne», osservò Mavi, che nutriva forti dubbi dietro quello scempio si nascondesse il potere di
un comune Custode.
Tutta la loro attenzione era concentrata su quello spettacolo disgustoso, non sentirono arrivare
nessuno, fin quando non fu troppo tardi. L'urlo terrorizzato di Ailie li colse tutti di sorpresa. Attorno al
busto aveva una spessa catena di fulmini neri che la stava friggendo, mentre la trascinava. A
impugnarla era uno sgiobair dubhar uno dei capitani ombra. Eppure aveva qualcosa di diverso rispetto
ai soliti con i quali si erano confrontati, non sapeva nemmeno spiegarsi lei cosa, sembrava più grosso,
più minaccioso e più reale soprattutto. Dal cappuccio non si scorgeva nulla, ma aveva le mani proprio
come un normale essere umano: era qualcosa che non avevano mai visto. Inoltre sembrava essere in
grado di usare i loro stessi poteri, trasformandoli energie oscure.
«Che cos'è quello?» urlò Mavi sconcertata.
Stavano per avventarsi su di lui per salvare Ailie, quando furono improvvisamente circondati da
un esercito di guerrieri ombra. A un gesto di quell'orribile creatura si erano aperti varchi neri, da cui
erano spuntati i nemici. La situazione era tragica.
Erskine si era tuffato in avanti verso Ailie, ma era stato subito intercettato da due guerrieri
ombra che lo avevano respinto, ed Ermer era corsa in suo scorso. Lei Brian e Hewie si trovarono ad
affrontarne altri quattro. Mavi tentava come poteva di stordirli con le sue lame fulminanti, ma l'effetto
dell'immobilità durava pochi secondi; dal canto suo Brian ne aveva imprigionati due con le radici e li
teneva saldamente bloccati. Era allo stremo delle forze e si vedeva. Mavi si chiese che cosa stesse
facendo Hewie e perché non li aiutasse, quando con la coda dell'occhio lo vide impegnato a trattenere
Acheflow. La ragazza si divincolava come una matta, tentando di raggiungere la sorella.
Dopo aver ripetutamente stordito i due mostri di cui si stava occupando, si arrischiò a lanciare
uno sguardo verso Ailie. Il capitano ombra la teneva per le spalle, obbligandola un distorto contatto
visivo con lui, non si capiva bene cosa stesse facendo, poi improvvisamente la lasciò andare. Ailie era
diventata una corrotta. Le urla laceranti di Acheflow avrebbero straziato chiunque. Ailie manifestò
subito il suo cambiamento, scagliandosi contro Erskine che si era appena liberato di uno dei nemici.
Lui la respinse, mandandola a sbattere contro un tronco e lasciandola stordita. Avrebbe potuto
circondarla di fiamme, ma forse era talmente scioccato dal fatto che fino a poco prima fosse una di loro
che non se l’era sentita.
Nel frattempo Ermer stava finendo un secondo nemico ed Erskine era accorso ad aiutare lei e
Brian. Con un pugnale di fuoco aveva rapidamente trafitto i due mostri imprigionati da Brian, stavano
andando entrambi a darle man forte. Il capitano ombra si era dileguato, non vi era più traccia di lui. Era
svanito nel nulla con il mistero di cosa fosse davvero e di come avesse fatto a trasformare Ailie. Mavi
almeno di una cosa era certa: sicuramente era lui il responsabile dello scempio alla sorgente del fiume.
Ailie si era ripresa e si era scagliata contro Hewie, sembrava in preda alla pazzia più totale. «Mi
avete presa in giro tutto questo tempo, ero la vostra marionetta, vero?» urlava, tentando di artigliargli il
collo.
Il ragazzo non la attaccava, cercava di difendersi a mani nude, non aveva il coraggio di colpirla.
Mavi, ormai libera dai nemici, le lanciò contro una catena di fulmini per imprigionarla. Ailie iniziò a
urlare di dolore, ma se non altro non poteva fare del male a nessuno. Purtroppo Acheflow si era lanciata
su di lei per tentare di liberarla dai fulmini, restandone vittima a sua volta. I saoranaich sopportavano a
stento i poteri dei laoich, soprattutto se non allenati come Buonia.
Hewie la stava aiutando a rimettersi in piedi, ma lei voleva di nuovo lanciarsi in aiuto della
sorella. «Non potete ucciderla!» urlava.
«Che cosa facciamo Erskine?» domandò Ermer preoccupata.
«Scappiamo, torneremo poi per i dubhar laoich nel fiume, non possiamo certo ucciderla davanti
alla sorella», disse il Maestro a mezza voce, per non farsi sentire da Acheflow che era in preda a una
crisi isterica.
«Mavi, tienila imprigionata fin quando non saremo tutti vicini al bosco», ordinò Ermer.
«Hewie, tieni Acheflow, trascinala di peso se necessario, dobbiamo ritirarci se non vogliamo
colpirla!» urlò Erskine.
Era il delirio più totale. Acheflow strepitava e scalciava, non voleva abbandonare la sorella, ma
non potevano fare altrimenti. Hewie la trascinava di peso con grande fatica.
Quando furono tra gli alberi, Mavi mollo la catena liberando Ailie. «Presto! Tra poco l'effetto
d'intontimento terminerà e inizierà a seguirci!» esclamò per avvisare gli altri.
Brian sollevò Acheflow, dando un notevole aiuto a Hewie che ormai era distrutto dallo sforzo.
Varcarono appena in tempo la soglia dell'area protetta per voltarsi e vedere Ailie che ci sbatteva contro
e picchiava sulla barriera invisibile, come in preda alla follia più totale. Digrignava i denti, urlando
ogni tipo di scempiaggini e minacce.
«Non possiamo lasciarla qui, dobbiamo riportarla con noi!» urlò Acheflow.
«Ormai è una di loro Acheflow! È come se fosse morta!» disse Erskine, scuotendola per le
spalle.
«Non è morta!» esclamò di rimando lei. Aveva gli occhi sbarrati ed era fuori di sé, quasi quanto
la sorella. Se le avessero detto che non se ne sarebbero più curati, non sarebbe mai tornata fino al
castello e non potevano certo trascinarla fin lì.
«Ascolta!» intervenne Mavi. «Adesso non possiamo fare nulla per lei, lo capisci? Più le
consentiamo di avvicinarsi e più è alto il rischio che abbiamo di ucciderla. Dobbiamo lasciarla qui, è
una di loro, non le faranno del male. L’unica cosa che possiamo fare è tornare al castello e dirlo a
Celine, lei sicuramente avrà una soluzione».
Mavi si vergognava della menzogna che stava dicendo, nessuno avrebbe potuto far nulla per
quella povera ragazza, ma non potevano rischiare una scenata isterica in mezzo al nulla, né che
Acheflow scappasse per andare incontro alla sorella. Già avevano perso una persona, non potevano
perderne una seconda. Celine aveva dato ordini ben precisi per la loro salvaguardia, ma Erskine aveva
voluto indagare più a fondo, si sarebbe arrabbiata incredibilmente.
Hewie la guardava tristemente, aveva sicuramente capito che stava mentendo, ma sapeva bene
che gli conveniva non contraddirla o non sarebbero riusciti a portare indietro Acheflow. Mavi si chiese
quanto fosse forte il sentimento che lo legava ad Ailie. Lei non era nessuno per giudicare ma, mentre
Acheflow stava dibattendosi come una matta per la vita della sorella, lui sembrava sin troppo
composto. Forse vedendola mutare in quel modo aveva già accettato l’inevitabile. Forse sarebbe
crollato una volta solo. Sapeva bene che non tutti manifestavano il dolore allo stesso modo, ma la
trovava comunque una reazione troppo blanda per uno che aveva appena perso la compagna amata.
Mavi pensò ad Aidan. Se fosse successo qualcosa del genere a lui, lei non sarebbe mai riuscita a
lasciarselo alle spalle. Aidan non era sangue del suo sangue, ma era cresciuto con lei ed era parte di lei.
Anche se non era davvero suo fratello le risultava inconcepibile perderlo in quel modo: poteva solo
immaginare come si sentisse quella povera ragazza, che aveva appena visto trasformare la sua gemella
in una delle creature che uccidevano senza remore.
Fortunatamente Acheflow non era molto esperta, o forse ci voleva solo credere, perché smise di
agitarsi.
«Torneremo a prenderla!» esclamò quasi volesse autoconvincersene.
«Certo», disse Erskine, vedendo che il raggiro di Mavi aveva funzionato. Al sicuro, dentro le
mura del castello dove avrebbero potuto facilmente sorvegliarla, ci sarebbe stato tutto il tempo per farle
capire la verità con cui sarebbe dovuta venire a patti.
Bruciarono le carcasse degli animali morti e ripresero i cavalli, ma Brian si mise al fianco di
Acheflow, avevano tutti paura che avesse solo finto di accettare la cosa e che potesse fiondarsi indietro,
cogliendoli tutti di sorpresa.
Certo, avevano scoperto cosa causava davvero l'avvelenamento, ma a quale prezzo? Ailie era
giovane, appena uscita dalla scuola per laoich, e aveva subito una sorte peggiore della morte: era
diventata uno dei loro nemici, qualcuno da uccidere a vista.
Era tardo pomeriggio e il buio notturno li avvolgeva del tutto, nessuno parlava, ognuno covava i
propri pensieri, tristi o agitati che fossero, in silenzio. L'orrore che si era consumato davanti al loro
sguardo impotente era qualcosa cui nessuno aveva mai pensato di dover far fronte, eppure dopo aver
visto un'intera divisione mutuata in mostri, avrebbero dovuto capire che prima o poi anche loro ne
avrebbero fatto le spese. Mavi non era superstiziosa, ma pensò che per tutto il tempo Ailie aveva quasi
insistito perché non andassero, quasi come se avesse saputo che non sarebbe più tornata indietro da
quell'esperienza. Si chiese chi fosse quella creatura orrenda, come facesse a usare poteri come i loro e
con quale strano potere potesse trasformarli in corrotti. Il suo cuore era gonfio di sconforto e orrore,
mentre tornavano verso il castello.
CAPITOLO 8 ~ CATTIVE NOTIZIE
Era quasi ora di cena e Celine aspettava con impazienza il rientro del gruppo: erano tutti seduti
intorno al grande tavolo nella sala dei banchetti, ma Maheloas aveva ordinato di tardare il servizio
proprio per attendere i compagni andati in missione. Celine guardò di nascosto Aidan, era in evidente
stato di tensione per la sorella.
Quando sentirono aprirsi il portone d’ingresso, fu il primo a balzare in piedi per andare a vedere
chi fosse arrivato. Celine si alzò rapidamente e gli andò dietro, seguita da tutti gli altri. L’espressione
sul volto di Acheflow la raggelò. Incrociò lo sguardo di Erskine, che si limitò a scuotere la testa
tristemente.
«Hewie, accompagnala in camera sua e resta con lei», disse rivolto al ragazzo.
«Maheloas, perdonami ma devo conferire con loro in privato», disse Celine, non appena i due
ragazzi furono sufficientemente distanti.
«Ma certo, andate pure nella sala delle mappe», rispose il Sovrintendente.
La sala delle mappe era una stanza grande almeno quanto la biblioteca del castello di Gallaibh,
e lo era a tutti gli effetti, ma erano state fatte dipingere sui muri ampie porzioni di territorio
sacrificando qualche scaffale: per ogni zona vi era una mappa minuziosa che indicava ogni più piccolo
riferimento. Al centro della sala vi era un enorme tavolo in mogano, circondato da sedie. Celine prese
posto lì e i restanti membri della spedizione la imitarono.
«Erskine, vuoi spiegarmi che cos’è successo?» chiese tranquilla, tentando di non trarre
conclusioni affrettate.
Erskine le spiegò per filo e per segno com’erano andate le cose, Celine fu più volte sul punto
d’interromperlo, ma attese fino alla fine del racconto per evitare di aggredirlo, rischiando che omettesse
qualcosa. Soprattutto stava cercando di calmarsi e di concentrarsi per mantenere un tono pacato.
«Erskine, io ti avevo dato una missione ben precisa e vi avevo mandati in pochi proprio per quel
motivo», disse, fissandolo intensamente.
«Ne sono consapevole e intendo assumermi le mie responsabilità, anche davanti al Consiglio,
volevo solo appurare quale fosse il problema», rispose lui, senza fare una piega.
«Io mi sono fidata di te e tu hai messo a repentaglio la vita di tutti. Questo nemico che mi
descrivi non sappiamo neppure se sia alla vostra portata. Ho visto fare qualcosa di simile solo a Matteo,
ma non era certo in grado di trasformare un Custode in corrotto. Certo, la cura non sarebbe servita a
nulla senza epurare il fiume dalla sorgente, ma non era quello il motivo della missione. Era ovvio che,
una volta trovata la cura, il nostro fine sarebbe stato quello di appurare la fonte dell’avvelenamento.
Pensate sempre sia un passo indietro rispetto a voi, cercate di proteggermi come una reliquia, ma se
non mi obbedirete e non farete come dico le cose andranno sempre peggio», lo rimproverò Celine.
«Mi occuperò io d’informare i genitori di Ailie di quanto è accaduto e mi rimetterò al loro
giudizio», disse Erskine, alzandosi in piedi.
«Non è questo il punto. L’episodio di oggi non sarebbe nemmeno dovuto accadere e non posso
accettarlo. Per stasera non vi è altro che possiamo fare, ma domani localizzeremo Ailie prima che sia
troppo tardi e il suo segnale sparisca, dopodiché tornerete a prenderla e la porterete qui. La metteremo
nelle segrete in una cella», ordinò Celine.
«Ma non avrebbe senso, non c’è più nulla che possiamo fare per lei, a parte darle la morte»,
intervenne Ermer.
«Ascoltatemi bene: farete come vi dico questa volta, di testa vostra avete già fatto abbastanza.
Non abbandoneremo quella ragazza al suo destino, non le farete del male fino a che non l’avrò vista e
non sarò certa non si possa fare nulla. Dovrò parlare con Maheloas per chiedergli di lasciarla passare
all’interno delle protezioni, questa è la sua terra. Non potete riportare lì Acheflow e Hewie, sarebbe
troppo pericoloso e soprattutto non sarebbe un bello spettacolo. Userete tutti i mezzi possibili per
tramortirla e trasportarla fin qui. Con voi verranno Aengus e Bhirginia al posto loro. Io resterò qui a
prendermi cura di Acheflow, cercando di spronarla ad aiutare Buonia nella ricerca di un antidoto per le
acque del fiume», ordinò.
Poi riprese rivolta a Erskine: «Non importi la mia presenza è una prova di fiducia, questa volta
farete esattamente quanto vi ho ordinato. Adesso andate a mangiare e a riposare, io mi occuperò del
resto».
Celine pose fine a quella riunione, alzandosi e lasciando la stanza. Non voleva dire altro per non
rischiare di aggredire Erskine. Raggiunse la sala dei banchetti dove gli altri avevano quasi terminato la
cena.
«Maheloas, ho bisogno di parlarti in privato», disse alla volta del Sovrintendente, abolendo così
anche il voi. Non ne poteva più di tutte quelle cerimonie e in quel momento non le avrebbe tollerate.
Quando furono soli, venne direttamente al punto.
Contrariamente a quanto si era aspettata, Maheloas non tentò di ostacolare la sua idea. «Pensi di
poter fare qualcosa per lei, non è vero?» le chiese intuitivo.
«Non lo penso, lo spero. Ti direi di più, ma non so nemmeno io cosa mi passi per la testa»,
rispose onestamente.
«Va bene, domani andrò con loro e attenderò all’interno dell’area protetta. Quando arriveranno
con Ailie, le consentirò di passare», acconsentì Maheloas.
«Hai tutta la mia gratitudine», rispose Celine commossa.
«Non lo faccio solo per me, lo faccio anche per quanto mi avete detto di mio padre, forse c’è
speranza anche per lui, forse se è ancora vivo ed è tra loro, se salverai Ailie potrai salvare anche lui»,
rispose sinceramente.
«Se esistesse davvero questa possibilità ne sarei ben felice», rispose Celine stringendogli la
mano. «Adesso vado a parlare con Acheflow».
Celine bussò alla porta alla porta della stanza, al suo interno trovò entrambi i ragazzi in evidente
strato di prostrazione.
«Mi dispiace molto per quanto è accaduto, voglio che sappiate che ho ordinato di andare a
prendere Ailie per riportarla al castello», esordì immediatamente.
«Andremo anche noi», disse immediatamente Acheflow.
«No, desidero che tu e Hewie restiate qui. Avete vissuto un forte trauma e voglio che vi
riposiate», negò il consenso Celine.
«Non ho bisogno di riposo, posso aiutare gli altri a riportarla qui», affermò Hewie deciso.
«Siete troppo coinvolti. Immagino abbiate ben chiaro che Ailie non accetterà di seguire gli altri
di buon grado, dovranno stordirla in qualche modo, potrebbero esserci altri corrotti con lei. Voi sareste
troppo sensibili alla cosa, rischiereste d’intralciare la missione di recupero. Lei potrebbe avventarvisi
contro e gli altri potrebbero essere costretti a misure drastiche per salvarvi», spiegò con sincerità.
«Non voglio che le facciano del male!» esclamò Acheflow.
«Ti do la mia parola che la tratteranno al meglio delle possibilità. L’importante è riuscire a
imprigionarla e riportarla qui. La alloggeremo in una cella per forza di cose. Lì, se promettete di non
avvicinarvi alle sbarre e non tentare di toccarla, potrete stare di guardia voi».
«Ma tu riuscirai a salvarla?» domandò Acheflow in preda all’ansia.
«Ho bisogno di vederla, non so ancora cosa è possibile fare», rispose Celine, a cavallo tra la
menzogna e la verità. In realtà non sapeva se esistesse un modo per aiutare quella povera ragazza, ma
non poteva arrendersi e abbandonarla al suo destino. Era troppo ingiusto.
«Che cosa posso fare per aiutarti?» domandò Acheflow.
«Dovresti darmi degli oggetti di tua sorella, prelevali pure con calma dalla sua stanza: domani
mattina Murchadh s’impegnerà per localizzarla in maniera certa e poi, tramite un combaist,
allacceremo il segnale in modo che i membri della spedizione possano sapere se si sposta. Tu, nel
frattempo, potrai aiutare Buonia ad analizzare i campioni, per trovare una cura per l’acqua, anche
quello, forse, potrebbe aiutare Ailie», disse Celine, tentando di offrire a quella povera ragazza qualcosa
cui aggrapparsi. Sapeva che non sarebbe stato giusto donarle false speranze, ma aveva bisogno che
s’impegnasse in qualcosa e restasse lucida. Era troppo grosso il rischio che tentasse di scappare per
andare in soccorso alla sorella.
Assicuratasi che i due ragazzi fossero tranquilli, tornò in camera sua. Solo quando fu sola si
accorse di non aver toccato cibo, ma dopo quanto aveva appreso la fame le era passata del tutto. Faticò
a prendere sonno, non faceva che tormentarsi sulle sorti di Ailie: il pensiero di non poter far nulla per
lei era troppo brutto per prenderlo in considerazione, anche se tutto indicava che non vi fosse null’altro
da fare, tranne la morte.
Venerdì 12 gennaio
Nella stanza del localizzatore erano presenti tutti i partecipanti della spedizione del team.
Murchadh, alla consolle, stava aggiungendo un mix di polveri degli Spiriti per dare vita alla
strumentazione che, senza magia elementale, non poteva funzionare. Acheflow gli porse con
delicatezza una bellissima collana di rubini appartenuta alla sorella. Murchadh iniziò a muovere
velocemente le mani sui bottoni, lanciando un segnale che andava alla ricerca del legame tra l’oggetto e
il suo possessore. Tutti erano con il fiato sospeso, il procedimento funzionava sempre, specialmente a
una distanza di tempo così ravvicinata, ma purtroppo Ailie si era trasformata in uno dei nemici e la sua
frequenza poteva essere cambiata, o non più rintracciabile.
Murchadh concentratissimo tentava continuamente di stabilire un contatto, avevano quasi perso
le speranze: di solito il tempo di ricerca era molto inferiore, considerando che Ailie non era
sicuramente molto distante rispetto a dove si trovavano loro. Improvvisamente la consolle emise un
suono acuto e il segnale iniziò a lampeggiare, rimbalzando dalla posizione di Ailie alla loro.
«È sempre vicino al fiume sul confine», osservò Erskine.
«Sembra quasi che non abbia accettato che il passaggio le sia precluso», disse Mavi.
«Non possiamo sapere cosa pensa», intervenne Erskine.
«Bene!» li interruppe Celine, prima che la discussione potesse degenerare davanti ai ragazzi.
«Buonia e Acheflow, andate pure in laboratorio, vi raggiungerò a breve. Aidan, vorrei che tu e Hewie
vi allenaste insieme, potrebbe partecipare anche Murchadh, dovete tenervi pronti», terminò, passando
oltre al fastidio nel rivolgergli la parola. Era certa che lui l’avrebbe capita e avrebbe tenuto Hewie fuori
dai guai.
Le bastò un suo sguardo per comprendere che Aidan era sulla sua stessa lunghezza d’onda.
Quella sensazione in un primo momento la fece volare alto, per poi farla piombare nello sconforto, ma
non era quello il momento per pensare a se stessa.
Rimasta sola con il gruppo che sarebbe andato a recuperare Ailie, si sentì libera di parlare.
«Questa volta non accetto che si faccia diversamente da quanto ho ordinato, se Erskine, o chiunque
altro, tentasse d’imporre una nuova idea vi prego di non ascoltare e di opporvi al singolo in maniera
totalitaria. Il vostro unico scopo è quello di recuperare Ailie, non dovete fare altro. Uccidete i nemici se
v’intralciano nel recupero, ma una volta tratta in salvo lei abbandonate la battaglia. Non ingaggiate
nessuno scontro se trovate quel capitano ombra, e in caso Ailie fosse con lui abbandonate il recupero.
Non voglio perdere qualcun altro. Possiamo sempre ripetere la missione. Utilizzate qualsiasi mezzo
possibile per stordirla e ingabbiarla, ma non compromettete la sua salute. Maheloas vi accompagnerà
solo per consentire il passaggio di Ailie all’interno della zona sicura, ma resterà nei limiti garantiti dalle
protezioni. Purtroppo i sistemi di sorveglianza all’interno del Regno non sono progettati per tracciare
l’attività nemica dentro i confini, possiamo vedere Ailie non in quanto corrotto, ma perché era una di
noi e possediamo un suo oggetto. Il fatto di non poter monitorare l’attività nemica ci rende ciechi
rispetto a com’eravamo abituati e dobbiamo agire con prudenza», ordinò con decisione.
Quando tutti assentirono proseguì: «Erskine, una parola da soli».
«Lì fuori, in mezzo ai corrotti, potrebbe esserci il padre di Maheloas», disse senza tanti
preamboli.
«Il padre?» domandò Erskine scioccato.
Celine allora gli spiegò i suoi sospetti riguardo alla reale fine che poteva aver fatto il precedente
Sovrintendente.
«È una cosa incredibile!» esclamò allibito.
«È passato diverso tempo, non è detto sia ancora qui. Il corpo non è mai stato ritrovato».
«Ma non è possibile, è da poco che i nemici hanno iniziato a mettere in atto questa diavoleria, la
scomparsa del Sovrintendente è avvenuta diversi mesi fa», osservò Erskine.
«Magari in un primo momento lo hanno semplicemente rapito, forse speravano sapesse dove
fosse custodita la Lama d’Aria e lo hanno torturato per mesi», fece presente Celine.
«D’accordo, terrò gli occhi aperti. Nela caso in cui lo trovassimo, cosa dovremmo fare?».
«Tentate di recuperare anche lui, ormai è passato troppo tempo per localizzarlo con un oggetto,
se il caso lo vorrà lo troveremo», concluse Celine, congedandolo.
Quando uscirono insieme dalla stanza, il gruppo era pronto a partire. Celine salutò tutti e, come
il giorno precedente, li guardò allontanarsi, prima di andare a raggiungere Buonia e Acheflow.
Aidan camminava inquieto per il corridoio, stava aspettando Celine per parlarle, non sapeva
nemmeno lui perché lo stesse facendo, era un controsenso. Finalmente era riuscito ad allontanarla, a
farsi ignorare, ma adesso non gli sembrava più una soluzione, era una condanna. Non sapeva bene
nemmeno lui cosa voleva. Avrebbe desiderato che lei gli stesse lontano, ma al contempo che gli
parlasse. Ora gli faceva male essere escluso da tutti i suoi pensieri, da tutti i suoi piani, dalle cose che
discuteva sicuramente con Buonia e altre persone. Lui di lei non sapeva più nulla e la cosa lo faceva
impazzire.
L’altro giorno aveva voluto parlare in privato con Aengus, poi erano spariti per buona parte
della giornata. Nessuno sembrava averci fatto troppo caso, ma i suoi occhi erano attenti, specialmente
dopo che l’amico era stato molto vago sui motivi per i quali Celine gli aveva chiesto di parlare. Non
aveva motivi di gelosia nei suoi confronti, contrariamente a ciò che provava per Maheloas. Aengus era
sposato e felicemente per giunta, non era il tipo da tentare una tresca con Celine. Semplicemente voleva
sapere cosa lei gli avesse confidato, per cosa avesse chiesto aiuto, perché di questo si trattava, ne era
certo. Un aiuto che magari, in un’altra circostanza, avrebbe potuto chiedere a lui.
Nonostante non si parlassero da giorni, quella mattina, quando lei gli aveva chiesto di prendersi
cura di Hewie e i loro occhi si erano incrociati, era stato come se quei terribili giorni fitti di silenzi non
fossero mai esistiti. Si erano scrutati e lui aveva capito cosa lei voleva dirgli, come gli era chiaro che
anche lei se ne fosse accorta. Per quanto lo ignorasse o lo detestasse, tra loro esisteva sempre come una
scintilla che li teneva allacciati.
Si era portato a metà del corridoio che conduceva al laboratorio di pozioni del castello, certo
che Celine sarebbe arrivata da lì. Quando sentì dei passi in lontananza e vide apparire da dietro un
angolo una folta chioma rossa, comprese di aver avuto ragione. Nel momento in cui Celine lo
individuò, si fermò a metà del corridoio, squadrandolo, quasi fosse una minaccia. Probabilmente
avrebbe volentieri fatto dietrofront, ma voleva arrivare in laboratorio e non poteva evitarlo così
apertamente.
Sbuffò e proseguì verso di lui. «Mi sembrava di averti detto di andare ad allenarti con Murch e
Hewie», disse freddamente.
«È così, infatti. Li ho lasciati poco fa. Avevo bisogno di parlarti un istante in privato e
intercettarti qui mi sembrava il modo migliore», rispose lui schietto.
«Non credo che possiamo avere molto da dirci, a meno che il motivo per cui mi cerchi sia
Hewie», rispose Celine, trapassandolo con lo sguardo, proprio come faceva lui quando la guardava
senza vederla.
«Hewie è giù di morale, ma abbastanza tranquillo. In realtà volevo chiederti come mai tu non
abbia insistito per partecipare di persona questa volta, insomma mi è sembrato un modo di agire strano
considerando quanto t’impunti di solito e soprattutto visto che Erskine ti  ha disobbedito».
Celine lo scrutò per un breve momento, sembrò soppesare le parole, o forse stava solo
decidendo se ignorarlo e passare oltre senza rispondergli.
«Penso che la mossa fatta da quell’essere servisse per stanare me, se ci fossi andata
probabilmente si sarebbe manifestato di nuovo: hanno più possibilità di catturare Ailie se non vado. In
secondo luogo, Erskine ha disobbedito, è vero, ma se avessi però imposto la mia presenza avrei creato
uno spiacevole precedente, spingendo il gruppo a ignorare la sua guida», rispose Celine sinceramente.
Aidan rimase stupito nel rendersi conto della maturità che aveva sviluppato. Certo, tutti
avevano notato quanto bene e velocemente si fosse calata nel suo ruolo, ma lui faticava a conciliare la
Celine che lo implorava di ignorare le regole e stare insieme con quella che valutava attentamente ogni
mossa per il bene di chi la circondava. Soprattutto faceva fatica a conciliare una persona così matura
con quella che si comportava in modo così sciocco con il Sovrintendente per contrariare lui.
«Perché l’altro giorno hai voluto parlare con Aengus? Che cosa vi siete detti?» chiese, prima di
avere il tempo di mangiarsi la lingua. Avrebbe dovuto esprimersi diversamente, aveva parlato in tono
accusatorio.
La vide rabbuiarsi immediatamente. «Perché non lo chiedi a lui, visto che siete amici?» ribatté
lei sarcastica.
«Gliel’ho chiesto, ma mi ha rifilato una serie di assurdità cui non ho creduto nemmeno un
secondo».
«Sarebbero?» chiese Celine, divertita dal suo tono esasperato.
«Ha detto che eri preoccupata per la spedizione e volevi chiedergli qualcosa sulle tue scelte»,
rispose, riassumendo quanto gli aveva riferito l’amico.
Celine si lasciò sfuggire una risata e fece per superarlo.
«Aengus è felicemente sposato!» esclamò, prima di avere il tempo di rendersi conto di quello
che stava insinuando con quella frase.
Celine si girò di scatto fulminandolo con lo sguardo. «Lo so bene, guarda che non sono mica
tutti come te, alla ricerca di qualcuno con cui infilarsi a letto! Che cosa vuoi sapere, Aidan? Se avessi
voluto far parte della mia vita ciò che ho chiesto ad Aengus probabilmente l’avrei chiesto a te, ma
quello che faccio non ti riguarda. Prima di insinuare cose sugli altri pensa al tuo modo di agire e vedi di
vergognarti!» gli urlò contro irata.
«Celine, mi dispiace, non volevo insinuare quello che sembrava, scusa!» disse, cercando di farsi
perdonare l’uscita infelice.
Ma Celine si limitò a squadrarlo con un’occhiata glaciale, per poi voltargli le spalle e proseguire
per la sua strada. Avrebbe voluto fermarla, poter parlare ancora con lei, soprattutto voleva sapere cosa
avessero fatto lei e Aengus, ma sarebbe stato inutile insistere, non lo avrebbe più degnato di una parola.
Si chiese perché non riuscissero ad avere una conversazione senza aggredirsi. La gelosia lo
faceva straparlare, dopo essere stato costretto a subire in silenzio i momenti in cui lei flirtava
spudoratamente con il Sovrintendente, ogni situazione diversa dal normale gli faceva venire in mente i
pensieri più assurdi. Non pensava male di Aengus solo perché lo conosceva bene.
Senza aver altro da fare tornò ad allenarsi. Entrò nella stanza senza essere notato e approfittò
per ascoltare la conversazione tra Murch e Hewie. Mavi gli aveva detto che il ragazzo, davanti alla
trasformazione della fidanzata, aveva avuto una reazione quasi nulla, poteva quasi definirsi bizzarra.
Murch aveva la grande capacità di mettere le persone a loro agio, si sentivano spinte a confidarsi e,
sicuramente, era quanto stava avvenendo. Facendo cenno all’amico di non rivelare la sua presenza,
rimase in silenzio ad ascoltare.
«Quindi di preciso che cosa ti disturba?» chiese Murch con delicatezza.
«Io avevo solo paura per Acheflow, temevo si facesse ammazzare dalla sorella, volevo solo
salvarla...» iniziò Hewie incerto.
«È naturale», lo incoraggiò Murch. «Mavi mi ha raccontato che Acheflow tentava in tutti i modi
di raggiungere Ailie».
«Sì, ma non stiamo solo parlando della sorella di Acheflow, stiamo parlando anche della mia
fidanzata, della donna che dovrei sposare ma, invece di essere disperato per lei, mi sono sentito libero.
È un pensiero mostruoso. Io voglio molto bene ad Ailie, siamo cresciuti insieme...» continuò, restando
senza parole.
«Ma?» lo sollecitò Murch.
«Il fidanzamento è stato praticamente imposto dalle nostre famiglie. Ricordo ancora la sera
prima del ballo di fine corso. Mio padre mi ha chiamato nel suo studio, ha esordito dicendomi che
presto sarebbe iniziata la mia vita da adulto e che era ora che mi impegnassi seriamente con qualcuno.
Inizialmente mi chiese se il mio legame con le sorelle fosse sempre forte e se mi fosse gradita la loro
compagnia. Io ovviamente dissi di sì. Così lui mi disse che forse era il momento di fidanzarmi, prima
che qualcuno si facesse avanti e io ne fui totalmente spiazzato. Avevo sempre pensato ad Acheflow, ma
lei seguiva un altro corso e ho sempre rimandato perché sapevo che il tempo che avremmo potuto
passare insieme sarebbe stato nullo. Stavo per dire a mio padre che era anche nelle mie intenzioni
cambiare le cose, quando lui riprese il discorso dicendomi che le nostre famiglie sarebbero state molto
felici se io e Ailie ci fossimo finalmente impegnati l’uno con l’altra. Mio padre continuò dicendomi che
i genitori di Ailie se lo aspettavano già da tempo, considerata la nostra assidua frequentazione. Fui un
vigliacco e non ebbi il coraggio di tirarmi indietro. Non so cosa mi passò per la testa, forse pensavo mi
bastasse fossero gemelle, ma Ailie non è Acheflow».
Murch era spiazzato, probabilmente si sarebbe aspettato di tutto, ma non quello. «Ma eravate
appena maggiorenni, come mai tanta fretta? Guarda me, Aidan o Brian, nessuno di noi è fidanzato».
«Perché noi apparteniamo alla casta nobiliare, si cercano di unire le famiglie. Probabilmente
temevano che potessimo prendere incarichi in Divisioni separate e non incontrarci più per lungo tempo,
o che conoscessimo altre persone da loro reputate non degne. Acheflow è nobile a sua volta, ma
essendo una guaritrice è considerata troppo poco per me, inoltre io non mi rigenererei se stessi con lei.
Per la mia famiglia questo è inaccettabile», spiegò Hewie.
«Dopo il precedente di Buonia, spero le cose inizino a cambiare», osservò Murch.
«Lo spero anch’io, soprattutto per Acheflow. Adesso Celine sarà in grado di salvare Ailie? Mi
si strazia il cuore a pensare alla sua sorte, ma dopo quello che ho provato in questa circostanza, temo
che in ogni caso romperei il nostro fidanzamento».
«Adesso non pensare a questo. Prima cerchiamo di capire se c’è effettivamente qualcosa da fare
per lei, più in là potrai fare le tue considerazioni», suggerì Murch.
Aidan sentì che era il momento di annunciare la sua presenza. Ormai quanto c’era da ascoltare
lo aveva sentito. Si alzò in piedi e fece in modo di sbattere la porta.
«Che cosa fate lì seduti? Battete la fiacca? Non posso allontanarmi un momento che non si
allena più nessuno?» disse come se niente fosse.
Murch si alzò in piedi, imitato di Hewie, e ben presto iniziarono ad allenarsi intensamente.
L’unica cosa che serviva a quel ragazzo era distrarsi. Stava vivendo un senso di colpa molto forte e, in
una situazione pericolosa come quella che sarebbero andati ad affrontare, non c’era troppo spazio per i
drammi personali. Si augurava che Celine sapesse come salvare quella ragazza.
Avevano quasi raggiunto il confine protetto. A Mavi sembrava di vivere un triste replay del
giorno precedente. Si augurava che tutto filasse liscio e che riuscissero a catturare quella ragazza, senza
che quel mostro si palesasse nuovamente e trasformasse qualcun altro.
Erskine si fermò all’improvviso. «Facciamo il punto della situazione», disse voltando il cavallo
verso di loro, «il combaist segnala la presenza di Ailie molto vicina. Ci avvicineremo ancora per vedere
se l’avvistiamo dalla zona protetta. Se appare il capitano ombra dell’altro giorno vi voglio vedere tutti
rientrare di corsa nella zona protetta. Quando la troveremo, dovremo cercare di catturarla senza
ucciderla. A questo scopo pensavo di farlo fare a Mavi, che l’altro giorno mi sembrava particolarmente
coinvolta. Sono certo che saprai usare energia sufficiente per stordirla, senza farle del male. Maheloas
accetterà il suo passaggio come signore di questa terra e la metteremo nella gabbia per trasportarla fino
al castello. Il piano è questo e lo seguirete tutti alla lettera».
Tutti annuirono in risposta e il Maestro riprese a procedere con cautela. Teneva lo sguardo fisso
sul combaist, erano al limitare di una piccola radura, quando Mavi la vide. Se ne stava appesa a un
albero poco lontano, sembrava quasi li stesse attendendo. Appena li vide si lasciò cadere e andò verso
la barriera scrutando i presenti. I suoi occhi erano carichi d’odio e sembrava stesse cercando qualcuno.
Mavi fu certa stesse tentando di trovare il volto della sorella o quello di Hewie. Dalla gola le usciva un
brontolio incontrollato, sembrava quasi una bestia. Oltretutto non aveva il minimo spirito di
sopravvivenza di cui erano dotati tutti i corrotti: era in una posizione in cui chiunque tra loro avrebbe
potuto ucciderla senza nemmeno il rischio di dover uscire dalla zona protetta. Mavi si chiese come mai
non fosse in gruppo con altri corrotti, di solito si riunivano tutti, trovava molto strano non si fosse
allontanata da lì.
«Mavi, agganciala e tirala dentro, Maheloas aprirà un varco per lei. Una volta dentro aumenta la
scarica fino a stordirla», disse Erskine.
Mavi fece quanto le era stato richiesto, puntò Ailie e le avvolse la vita con una spirale di lampi.
Appena entrarono in contatto con il suo corpo, la ragazza cadde al suolo contorcendosi e strillando. La
scarica non era intensa, ma sicuramente faceva male. Mavi iniziò subito ad avvolgersi la catena intorno
al braccio. Ailie si dibatteva, ma non aveva modo di sottrarsi alla sua presa e, poco per volta, si stava
avvicinando sempre di più. Con la coda dell’occhio vide Maheloas alzare la mano e poggiarla sullo
scudo protettivo, portava al dito un anello, la cui pietra bianca s’illuminò di celeste al contatto con la
barriera.
Appena lui iniziò la sua invocazione, scorse come un velo che si squarciava lentamente. «Adhar
otorgar an gabh mo leisgeul, iarr fosgail aon caol-shràid an seo a nis», ripeteva come una nenia.
“Adhar concedimi il permesso di aprire un passaggio qui adesso”, era la sua invocazione e
sembrava stesse funzionando.
Le gambe di Ailie avevano già attraversato il passaggio, stavano per tirare un sospiro di
sollievo, quando videro apparire all’improvviso una catena di fulmini neri intorno al suo collo. Il
capitano ombra era tornato e stava tentando di attirarla verso di sé. Se avesse continuato a tirare anche
lei l’avrebbero uccisa. In breve, però, gli fu chiaro cosa volesse fare. Ailie era solo un diversivo.
Voleva passare attraverso il passaggio aperto da Maheloas. Lui la guardò con lo sguardo carico di
panico.
«Non togliere la mano, se fai chiudere il passaggio il contatto con la barriera la polverizzerà,
morirebbe istantaneamente», ordinò prontamente Mavi.
Aengus fu il primo a riscuotersi, attaccando il capitano ombra con anelli di fuoco; subito dopo
Erskine iniziò a dargli man forte. Dovevano tenerlo lontano dal varco e fare in modo che lasciasse la
presa su Ailie. La situazione era disperata, dovevano contrastarlo per non farlo inserire nel varco, ma
più lo attaccavano e più la corda attorno al collo della ragazza si stringeva, il suo viso ormai era
cianotico.
Fu Bhirginia, stupendo tutti, a salvare la situazione. Un esile flusso d’acqua partì dalle sue mani
e finì sulla mano del capitano ombra che impugnava la catena di fulmini neri. La scossa di ritorno gli
fece mollare la presa liberando il collo di Ailie, Mavi svelta riprese ad avvolgere la catena di fulmini e
Brian l’afferrò svelto per le caviglie tirandola dentro. Nel momento esatto in cui Maheloas rimosse la
mano dalla barriera, videro il capitano ombra schiantarvisi violentemente contro. Ce l’avevano fatta per
un soffio.
Aengus baciò con trasporto la moglie, complimentandosi con lei, e anche Erskine fu prodigo di
complimenti. Brian caricò di peso Ailie e la mise dentro la gabbia che si erano trascinati dietro. Non vi
era bisogno di stordirla ulteriormente: il capitano ombra l’aveva quasi soffocata.
Mavi la osservò e pensò a quanto già apparisse diversa dalla ragazza fine e composta che era
stata. La pelle aveva un pallore spettrale e il volto era sporco di macchie di terra, la lunga treccia
biondissima era tutta scarmigliata e vi erano pezzi di rametti e terriccio tra i capelli. La divisa era lacera
e piena di fango, sembrava si fosse rotolata in un porcile.
Quando ripartirono per tornare al castello, Brian le si affiancò con il cavallo.
«Adesso viene il bello», disse sarcastico.
Mavi lo guardò interrogativa.
«Che cosa credi che abbia in mente Celine?» chiese lui a bassa voce.
«Non ne ho idea, non si possono curare i corrotti. Onestamente la sua richiesta mi ha buttato
nello sconcerto. Pensavo ci chiedesse di venire a ucciderla e darle pace, non certo di riportarla indietro.
Spero solo che la situazione non ci sfugga di mano. Se scappasse potrebbe sterminare tantissimi
residenti, prima di trovare qualcuno in grado di ucciderla», rispose Mavi, che non riusciva a staccare gli
occhi dal loro carico. Era certa che Ailie da un momento all'altro si sarebbe svegliata, rendendo il loro
viaggio un inferno.
Quando giunse davanti all’uscio del laboratorio, Celine fece appello al suo autocontrollo per
cercare d’imporsi un’espressione serena. Poteva parlare di tutto con Buonia, ma nella stanza c’era
anche Acheflow ed era importante mantenere la conversazione su altri argomenti. Inoltre voleva aiutare
quella ragazza a distrarsi, non parlare dei suoi problemi.
Entrando nella stanza, trovò Buonia che lavorava alacremente, immersa tra vapori colorati e
ampolle fumanti; Acheflow stava seduta in maniera scomposta , con aria assente. Celine avrebbe
dovuto rimproverarla per la sua mancata collaborazione, ma prima preferì cercare di capire cos’era
successo.
«Come va il lavoro?» esordì con voce affabile.
«Sto cercando di fare il possibile per separare le molecole velenose e capire come purificare
l‘acqua», rispose Buonia affannata.
«Acheflow, va tutto bene?» chiese Celine gentilmente.
La ragazza però continuò a tenere gli occhi bassi, come se non l’avesse sentita.
«Purtroppo poco fa le è caduta per terra un’ampolla di quelle usate per raccogliere i campioni.
Le ho spiegato che ne avevamo in abbondanza e che non era un problema, ma non ha più voluto
toccare nulla», spiegò Buonia.
«È davvero meglio che io non tocchi niente. Sono venuta qui con l’intento di riscattarmi e
invece faccio solo disastri!» esclamò  Acheflow, alzandosi di botto ed andando verso la finestra.
Celine guardò Buonia interrogativa, ma l’altra scosse il capo, nemmeno lei aveva idea di cosa
passasse per la testa alla ragazza. Celine l’avvicinò con cautela. Quando arrivò alle sue spalle, le sfiorò
la schiena in un gesto d’incoraggiamento.
«Acheflow, che cosa succede?» chiese delicatamente. «Non posso credere che tu abbia avuto
questa reazione per una semplice fialetta rotta».
«È tutta colpa mia!» esordì la ragazza.
Celine avrebbe voluto incoraggiarla a continuare, ma sentiva di dover rispettare i suoi tempi,
altrimenti si sarebbe bloccata. Acheflow spaziò con lo sguardo il panorama fuori dalla finestra, come se
in quella valle avesse potuto trovare una risposta al suo dramma. Poi finalmente si decise e si voltò
verso Celine.
«Mia sorella era l’unica dei membri della spedizione che ti voleva obbedire. Continuava a
insistere con Erskine perché seguissimo la tua direttiva e ce ne andassimo una volta raccolti i
campioni».
Si vedeva che stava misurando le parole, probabilmente pensava che suonasse come un’accusa
verso i suoi compagni.
«Non ti preoccupare», la incoraggiò a quel punto Celine, «sono consapevole che le persone
hanno disobbedito, non farti problemi a parlare per questo».
«Ermer a un certo punto ha chiesto ad Ailie se si voleva fermare alla Riserva. Le ha detto che se
non voleva accompagnarli nella spedizione non c’erano problemi, ha guardato anche me, come se mi
volessi ritirare anch’io. Se devo essere onesta non ero d’accordo sul disobbedirti, ma un po’ per sfida,
un po’ per la mia responsabilità di guaritrice, ho detto che io non avevo intenzione di restare indietro. A
quel punto mia sorella non se l’è sentita di continuare a protestare e ha detto che sarebbe venuta. Se io
avessi detto che restavo alla Riserva, lo avrebbe fatto anche lei e adesso non sarebbe un mostro: se non
fosse per colpa della mia voglia di dimostrare il mio valore non saremmo a questo punto!» esclamò tra
le lacrime.
Celine comprese quale fosse la sensazione di disagio che l’accompagnava. Se lei per prima si
fosse tirata indietro, la sorella l’avrebbe usata come capro espiatorio per fermarsi a sua volta, ma
Acheflow obbedendo aveva comunque fatto la cosa giusta. Non poteva viverlo come un peso.
I laoich dovevano aver ben chiaro che la loro vita era sempre appesa a un filo, Acheflow era solo una
guaritrice, certo, ma avendo accettato un lavoro sul campo anche la sua vita era in pericolo, come
quella di qualunque guerriero. Se si creavano precedenti in cui ci si tirava indietro, anche gli altri
avrebbero potuto iniziare a farlo e non andava bene. Lei non avrebbe mai obbligato nessuno a partire
per quella missione, per questo le persone erano state libere di candidarsi, ma una volta scelte non
potevano decidere a quali missioni partecipare e a quali no, a meno che il pericolo non fosse talmente
grave e palese da permettere di tirarsi indietro a priori.
«Ascolta, capisco il tuo rammarico, ma non puoi piangerti addosso», disse Celine, scegliendo la
linea dura. Se l’avesse compatita la situazione avrebbe solo potuto peggiorare.
«Vuoi davvero salvare tua sorella? Allora datti da fare. Stare qui a piangere perché hai fatto una
scelta per te stessa non risolverà la cosa. Tua sorella avrebbe potuto comunque restare alla Riserva, se
non se la sentiva di affrontare il pericolo», concluse duramente.
«Celine forse stai esagerando...» tentò d’inserirsi Buonia.
«No, Buonia, piangersi addosso non l’aiuterà, né in questo momento né in futuro. Io sono la
prima a essere consapevole che ci sono un sacco di cose che fanno male, anche se ti sembro più grande
ho quasi la tua stessa età, Acheflow. Sono appena maggiorenne. Il mio mondo è stato stravolto in poche
settimane, non avevo sentito mai parlare di tutto questo fino a pochi mesi fa e nel giro di un mese mi
sono ritrovata a guidare un popolo e a perdere tutte le mie certezze. Eppure vado avanti e cerco di fare
meglio che posso. Non devi permettere a questa cosa di distruggerti, tua sorella non lo vorrebbe.
Qualunque cosa io riesca a fare, indipendentemente da se io possa salvarla o meno, tu devi trovare la
forza di reagire. Dovrai andare avanti e vivere anche per lei. Non è una colpa fare il proprio dovere. È
vero, Erskine stava infrangendo la promessa che mi aveva fatto, ma voi gli siete subordinati e gli
dovete obbedienza. Adesso mettiti al lavoro e aiuta Buonia, ciò che fai è prezioso, non voglio sentire
altre sciocchezze».
Per un breve momento ebbe paura che la ragazza se ne andasse sbattendo la porta. La fissava
come se l’avesse schiaffeggiata, ma forse fu proprio questo a darle la scossa. Acheflow era stata una
nullità per tutta la vita, non poteva permetterle di essere oggetto di compatimento, se lo avesse fatto la
situazione sarebbe peggiorata sempre di più. In silenzio si affiancò a Buonia e prese un’altra provetta
con i campioni d’acqua iniziando a lavorarci sopra.
Celine non disse altro per non distrarle, si limitò a sedersi su una sedia a ordinare i suoi pensieri.
Fino a quel momento aveva tenuto a bada le questioni personali, curandosi di Acheflow, ma adesso
tornavano prepotentemente a tormentarla.
“Come poteva Aidan anche solo pensare che lei fosse quel tipo di persona? Addirittura
insinuare che tentasse di sedurre Aengus. Pensava forse che anche lei fosse come Kaina?”.
L’aveva offesa più con quelle parole, che presentandosi al matrimonio con quella poco di buono
al braccio. La umiliava pensare che lui la ritenesse capace di una cosa del genere.
CAPITOLO 9 ~ FARE I CONTI CON LA VERITÀ
A Celine sembrarono essere passati giorni, mentre si era fatto solo pomeriggio. Era in ansia per
i suoi compagni, e soprattutto per Ailie. Sperava fossero riusciti a recuperarla. Si era assicurata che
all’arrivo degli altri qualcuno la andasse a chiamare, con discrezione per non allertare Acheflow.
Voleva conoscere per prima l’esito della missione e soprattutto essere certa che Ailie fosse
sopravvissuta, quando entrò una cameriera, chiedendole di seguirla perché c’era Morwenna in
collegamento nella stanza delle tele luminescenti, non si sorprese. Voleva dire che i suoi compagni
erano rientrati.
«Dove sono?» chiese alla cameriera una volta che furono nel corridoio.
«Nelle segrete», rispose la ragazza.
Celine si precipitò immediatamente nella parte del castello riservata alle prigioni sotterranee,
aveva un peso in meno sul cuore. Se erano andati lì voleva dire che avevano catturato Ailie.
Trovò i membri della spedizione che l’aspettavano in anticamera. Con suo grande sollievo vide
che c’erano tutti e stavano bene. Erskine le spiegò brevemente com’erano andati i fatti e Celine fu
felice che l’intervento di Bhirginia fosse stato risolutivo. Era ora che tutti si rendessero conto
dell’importanza dei saoranaich. Anche la persona con meno poteri poteva essere d’aiuto, l’importante
era che ne fosse consapevole. Si sentiva euforica per questo. Ciò che aveva fatto Buonia era come una
piccola goccia d’acqua che aveva smosso un mare calmo, producendo una piccola onda che andava
ingigantendosi. A parer suo uno dei più grandi problemi della sua razza era la mancanza di unione
tra laoich e saoranaich. I primi erano considerati un élite, gli altri quasi una zavorra. Invece avrebbero
dovuto accomunare le loro forze ed essere consapevoli che uniti avrebbero potuto fare molto di più.
Si rese conto di essersi persa nei suoi pensieri mentre gli altri la guardavano interrogativamente.
«Scusate, stavo pensando a quanto sarò felice di raccontare tutto questo a Davios», disse,
suscitando risate generali. Preferì una mezza verità, poiché non era certo il momento per aprire una
discussione sulle dissertazioni cui stava pensando.
«La ragazza come sta?» indagò.
«Bene, per quanto possa star bene un corrotto», rispose Erskine.
«Si è svegliata?» chiese Celine.
«Sì, ci ha rallegrati per buona parte del viaggio», rispose Brian, guadagnandosi un’occhiataccia.
«Si è svegliata, ma ho dovuto stordirla nuovamente per trasferirla dalla gabbia alla prigione, è
ancora incosciente», s’intromise Mavi.
«Voglio vederla», disse Celine.
Erskine le fece strada. Avevano messo Ailie nell’ultima prigione del corridoio. Stava sdraiata
scompostamente su un lettino. La stanza non aveva finestre e le sbarre della porta erano fittissime.
Celine lasciò vagare lo sguardo su di lei e avvertì nuovamente una fitta che le perforò il cuore. Non
riusciva a vedere un nemico, e non solo perché la conosceva. Doveva fare qualcosa per quella ragazza e
per gli altri corrotti, qualcosa dentro di lei glielo stava urlando. La necessità di avvicinarsi e alleviare le
sue pene era quasi una forza che la trainava con prepotenza. Non si accorse di essere aggrappata alle
sbarre della cella, fin quando Erskine non la prese per un polso, spostandola.
«Stai attenta, Celine, ora sta dormendo, ma se ti avvicini così potrebbe afferrarti tramite le
sbarre e farti male», la mise in guardia.
«Hai ragione, scusa», rispose Celine, preferendo non rivelare al Maestro quali fossero i suoi
pensieri. Era tempo di tentare, ma avrebbe dovuto pensare a cosa dire agli altri, non sarebbe stato facile
convincerli, quando nemmeno aveva certezze su cosa voleva fare.
«Devo decidere i turni di guardia. Non può scappare da qui ed è abbastanza isolata, quindi
nessuno sentirà le sue urla una volta che si sarà svegliata, ma non possiamo abbandonarla senza tenerla
d’occhio», disse Erskine, passando alle questioni pratiche.
«Questa notte staranno qui Hewie e Acheflow», lo informò Celine.
«Non credo sia una buona idea, sono troppo legati a lei, potrebbero fare qualcosa di stupido», la
contraddisse Erskine.
«Io penso sia il momento adatto per attribuirgli qualche responsabilità, invece: dobbiamo
dimostrargli che ci fidiamo di loro. Inoltre sarà difficile tenerli lontani da qui, quando sapranno dove
trovarla. A loro insaputa qualcun altro li terrà d’occhio così, in caso di problemi, potrà intervenire».
«D’accordo, hai già deciso chi?» s’informò Erskine.
«Sì, li sorveglierà Aidan. Oggi voi avete fatto il vostro dovere e meritate di riposare, Aidan è
stato al castello tutto il giorno e quindi una notte insonne non gli farà male», rispose Celine.
In realtà erano altri i motivi per cui voleva che fosse Aidan a tenerli d’occhio. Aveva una vaga
idea delle discussioni che avrebbero avuto i tre una volta che Ailie si fosse svegliata. Sapeva cosa
provava Acheflow per Hewie ed era certa che lui la ricambiasse, com’era convinta che anche Ailie
sapesse tutto. Erano in parte tutti e tre vittime delle loro famiglie, ma non potevano dare ai genitori tutta
la colpa. I sentimenti ci appartengono, sono qualcosa da difendere. Sarebbero dovuti venire a patti con
la verità quella notte e gli avrebbe fatto solo bene, come per tutti gli altri frangenti della vita. Avrebbero
imparato ad assumersi le proprie responsabilità e a non nascondersi, facendo prendere ad altri le
decisioni per loro.
Voleva che Aidan sentisse quanto male poteva fare fingere un amore che non esisteva e negare
il proprio per convenzione. Per quanto desiderasse odiarlo, non poteva fare a meno di pensare a quello
che c’era tra loro due e a come sarebbero andate le cose, se lui non avesse deciso di tirarsi indietro per
favorire qualcosa d’imposto dalla loro società. Celine era combattuta a riguardo. A volte pensava
davvero le cose che diceva a Buonia e agli altri. Se Aidan l’avesse amata non sarebbe andato a letto con
Kaina, non l’avrebbe umiliata come aveva fatto, presentandosi al matrimonio con lei, non sarebbe
andato a cercare un’altra il giorno stesso in cui aveva messo fine al loro futuro. Ciononostante non
riusciva nemmeno a smettere di pensare a quel filo che li teneva uniti dal primo istante in cui si erano
visti.
Era ancora immersa in questi pensieri, quando varcò la soglia della stanza dove si trovavano
Murchadh, Aidan e Hewie. Fu notata solo da Murch che faceva da spettatore, Aidan e Hewie si stavano
allenando, forse sarebbe stato meglio dire che Aidan lo stava sfiancando. Celine si chiese se, visti da
fuori, anche loro due avrebbero dato quell’impressione, quando si allenavano alla Villa, e soprattutto si
domandò se Aidan sarebbe stato con lei altrettanto aggressivo, ma ne dubitava.
Erano impegnati in un corpo a corpo, utile per eventuali incontri con i corrotti. Non riusciva a
impedirsi di fissare Aidan, ipnotizzata: era un concentrato di grazia e potenza assassina. Ogni suo
movimento, per quanto fosse violento, era armonioso ed elegante.  Brian era talmente grosso da far
sembrare Aidan quasi esile al suo confronto, ma Celine avrebbe faticato a scegliere su chi puntare, se
avesse dovuto scegliere chi tra i due fosse il più micidiale. Non riuscì a impedirsi di pensare a quando
aveva potuto lasciare vagare le mani su quel corpo all’apparenza smilzo, quando aveva accarezzato i
suoi addominali scolpiti, quando aveva sentito i muscoli di quelle braccia forti che la stringevano.
Era talmente presa da quei pensieri che non si accorse del modo in cui Murch stava a sua volta
fissando lei. Quando i loro sguardi s’incrociarono, le fu chiaro che aveva capito benissimo cosa, o
meglio chi stava guardando. Pose fine all’allenamento, palesando la sua presenza. «Aidan, devo parlarti
un attimo, in privato», disse ad alta voce.
Il combattimento s’interruppe immediatamente e Aidan la fissò stupito, probabilmente non si
aspettava che lei gli avrebbe rivolto nuovamente la parola dopo quello che le aveva detto quella
mattina. In ogni caso la seguì fuori dalla stanza.
«Celine mi dispiace per...» iniziò, quando furono soli.
«Non è di questo che ti devo parlare», lo interruppe lei bruscamente.
«Allora, dimmi, ti ascolto», rispose, preso in contropiede.
«Gli altri sono rientrati, hanno portato Ailie in una cella, bisogna iniziare subito i turni di
guardia. Ho deciso che il primo turno lo faranno Acheflow e Hewie, ma, essendo reclute, desidero che
qualcuno, a distanza, li tenga d’occhio e quel qualcuno sei tu. Voglio responsabilizzarli e dargli fiducia,
ma mi rendo conto del pericolo che rappresenta il legame affettivo che hanno con Ailie, quindi se le
cose dovessero mettersi male interverrai immediatamente», spiegò.
«Posso tranquillamente stare di guardia da solo», si offrì Aidan.
«Non lo metto in dubbio, ma voglio che assolvano questo compito loro due», mise in chiaro
Celine.
«Non mi sembra una buona idea», disse Aidan, incrociando le braccia.
«Posso chiederti perché?» indagò Celine.
Aidan così le spiegò la conversazione, tra Hewie e Murch, alla quale aveva assistito senza
essere notato.
«Non avevo dubbi che così fosse», rispose Celine, suscitando perplessità nello sguardo di
Aidan.
«Che cosa intendi?» domandò, infatti.
«So per certo che Acheflow ricambia i suoi sentimenti, la storia che mi ha raccontato lei più o
meno equivale a questa: la sola differenza è che Acheflow è in parte una vera vittima della situazione,
mentre Hewie avrebbe potuto agire attivamente invece che sottostare passivamente alle regole imposte.
Voglio che entrambi vengano a patti con questa realtà e affrontino il problema, sarà dura, ma è
necessario. Sarà una lezione per capire come gestire la propria vita e le proprie scelte in futuro»,
sentenziò Celine.
«Continuo a pensare che non sia una buona idea, ma farò come dici», rispose Aidan.
«Bene. Li lasceremo andare avanti e dopo poco li raggiungerai silenziosamente, mettendoti
nell’anticamera di una delle celle vicine. Al primo segnale reale di pericolo, interverrai. Accompagna
giù nella cella Hewie e poi fingi di andartene, io vado ad avvisare Acheflow», disse Celine, voltandogli
le spalle.
Quando Aidan raggiunse le celle con Hewie vi trovò Acheflow insieme a Celine. Faceva male
guardare il modo in cui la ragazza fissava la sorella. Ailie era ancora incosciente. Vide Hewie poggiarle
una mano sulla spalla in segno di conforto, ma Acheflow sembrò non notarlo nemmeno. La sua
attenzione era tutta per la sorella.
«Mi raccomando, ragazzi, vi sto lasciando una grande responsabilità, mi fido di voi, penso siate
le persone più indicate da incontrare al suo risveglio, almeno capirà che non vogliamo ucciderla. Non
avvicinatevi in nessun modo alle sbarre, potrebbe farvi del male se vi afferrasse in qualche modo. Se ci
fosse bisogno uno di voi verrà a chiamare gli altri. Ora vi lascio», disse Celine.
Quando la vide uscire dalla stanza, la seguì fino al limitare del sotterraneo, poi lei proseguì
verso i piani superiori e lui rimase lì in attesa di tornare a prendere posto in una delle celle vicine. Si
mise seduto sui gradini a leggere un libro che aveva tenuto in tasca per tutto il giorno: era una sorta di
guida sul Regno dell’Aria, voleva essere il più preparato possibile per la spedizione. Dopo circa trenta
pagine stabilì che era passato tempo a sufficienza e decise di raggiungere il suo luogo d’appostamento
il più silenziosamente possibile. Man mano che si avvicinava, iniziò a udire delle urla. Ailie doveva
essersi svegliata, le sue grida avrebbero coperto sicuramente il rumore dei suoi passi.
«Siete contenti adesso vero?» udì dire da una voce maligna e arrocchita. Nemmeno la voce di
Ailie era più la stessa.
«Ailie, che cosa dici? Perché dovrei essere contenta, non lo vedi che nonostante tutto voglio
starti vicino?» rispose Acheflow.
«Vuoi stare vicino a me o a lui?» chiese Ailie ghignando «No, lasciami indovinare... Nemmeno
lui è qui per stare vicino a me, sai? Anche lui è qui per stare vicino a te».
Era peggio di quanto avesse immaginato. Per esperienza sapeva che i corrotti perdevano tutti i
loro freni inibitori. Molti di loro, appena trasformati, anziché nascondersi subito nelle pieghe della loro
nuova vita, tornavano dalle loro famiglie o dai loro amici, cercavano chi secondo loro gli aveva fatto
del male e di solito li uccidevano. Erano quasi tutti deliri senza senso, il problema, in questo caso, era
che Ailie diceva il vero. Sua sorella e il suo fidanzato si amavano e, sebbene non avessero fatto nulla di
male, l’avevano presa in giro entrambi. Si sedette su una sedia, per fare meno rumore possibile, e si
preparò a farsi straziare da quella discussione.
«Ailie, non dire sciocchezze, io sono tua sorella e lui è Hewie, il tuo fidanzato, non ci riconosci
più?» chiese Acheflow con evidente sconcerto.
«So benissimo chi siete, stupida! Non sono più quella di un tempo, adesso vedo e sento tutto.
L’unica cosa che desidero fare è uccidervi per quello che mi avete fatto!» urlò.
«Ailie, adesso basta, sei fuori di te. Noi non ti abbiamo mai fatto nulla di male, specialmente tua
sorella», s’inserì Hewie.
«Oh, finalmente parli?» lo canzonò Ailie. «Avresti dovuto parlare mesi fa, quando per fare
contento tuo padre mi hai accettato come fidanzata! Sei solo uno stupido codardo e non voglio mai più
che ti avvicini a me!».
«Di che cosa sta parlando?» chiese Acheflow sospettosa. «Che cosa le hai fatto?»
«Nulla! Non starla a sentire, non ti rendi conto che è fuori di sé?» tentò di difendersi Hewie.
«Sei un patetico bugiardo, neghi anche adesso! E tu sorellina non hai niente da dire? Tu che
fingi di volermi bene e in realtà mangi con gli occhi il mio fidanzato, non hai vergogna?» proseguì
Ailie impietosa.
«Ailie, stai dicendo cose senza senso», rispose Acheflow con la voce incrinata.
«Perché non ti guardi mai intorno, allora? Perché quando io e Hewie ci siamo fidanzati hai
festeggiato con noi, perché passi il tuo tempo a spiarci da lontano? Pensi non ti abbia mai visto? Sei
patetica. Hai lasciato a me qualcuno che volevi senza fare una piega, senza nemmeno avere il coraggio
di dirmelo in faccia, hai finto di essere felice per me. E tu? Sei solo un inetto che non ha avuto il
coraggio di dire a suo padre che non era me che volevi, ma mia sorella gemella. Pensavi che sarebbe
stato lo stesso? Che fossimo cloni e ti potesse andare bene comunque? Non hai nemmeno avuto la
decenza di dirmelo. Hai finto di essere innamorato di me, ma in realtà volevi lei! Mi avete preso in giro
entrambi!».
«Ailie, non essere sciocca, nessuno ha mai preferito me a te», tentò di rabbonirla Acheflow.
«Lui sì, solo che è talmente pappamolla che ha preferito obbedire a suo padre e stare con me. Io
sono stata un ripiego mi avete umiliata entrambi!».
«Hewie, dille qualcosa, avanti! Perché stai lì impalato?» lo incitò Acheflow.
«Non dice niente perché quello che affermo è la verità e adesso non ha più senso negare. Non
sai che peso si è tolto, non è vero? Adesso non sarà più obbligato a sposarmi, magari sarà lui stesso a
uccidermi, così si libererà di me e potrà chiedere a suo padre di sposare mia sorella».
«Io non ti avrei mai abbandonata, avevo fatto una promessa e l’avrei onorata», disse finalmente
Hewie.
«Avresti passato la vita a pensare a lei, anziché a me, a immaginare di baciare lei quando
baciavi me, ecco cosa avresti fatto. Ti sei mai chiesto cosa avresti provato se ci fosse stata lei al posto
mio?».
Era orrendo ascoltare quella conversazione. Aidan se ne sarebbe volentieri andato, ora capiva
perché Celine gli aveva dato quel compito, era una punizione anche per lui. Sentire quanto dolore stava
causando fingere un amore che non esisteva, per non viverne uno che si desiderava, era davvero
orribile. Celine gli stava mandando un chiaro messaggio, obbligandolo ad assolvere quel compito.
Possibile che lo volesse ancora, nonostante l’episodio con Kaina? Realizzò subito che i battiti del suo
cuore erano aumentati e si maledisse per quella sua debolezza. Non aveva forse inscenato quel teatrino
con Kaina apposta, per tenere alla larga Celine? Perché si emozionava pensando che lei forse lo voleva
ancora?  Poteva sicuramente fingere per tenerla alla larga, ma non poteva fingere con se stesso.
Riportò la sua attenzione alla discussione che si svolgeva nella cella di fianco a quella in cui si
trovava, non poteva distrarsi e rischiare che a quei ragazzi accadesse qualcosa mentre erano sotto la sua
custodia.
«Ailie, io ti amo, sei mia sorella, la mia gemella, non ti avrei mai fatto del male», sentì dire ad
Acheflow.
«Hai iniziato a farmelo nel momento in cui mi hai taciuto cosa desideravi davvero. Non hai mai
raccolto una sola delle mie provocazioni. Mai una volta che tu mi abbia preso da parte invitandomi a
smetterla, quando cercavo di metterti davanti qualche altro ragazzo, mai una risposta a una mia presa in
giro. Ho aspettato mesi, sperando che tu trovassi il coraggio di affrontarmi e dirmi di smetterla, invece
hai sempre sopportato in silenzio, come se non ti fossi accorta che io sapevo che desideravi il mio
fidanzato. La santa con l’aureola. Ecco cosa volevi essere», la investì Ailie in malo modo.
«Adesso basta, smettila di parlarle così. Hai giocato a umiliarla per mesi. Io non avevo capito
che lo facevi perché sapevi cosa provava per me... Non potevo immaginarlo, non lo sapevo nemmeno
io. Se solo lo avessi saputo...».
«Che cosa? Mi avresti dato uno schiaffo perché prendevo in giro la tua amata? Sei stato tu la
causa di tutto questo. Tu avresti potuto opporti, avresti potuto dire a tuo padre che volevi mia sorella e
non me!».
«E tu, allora? Se sapevi che non ti volevo perché hai accettato tutto? Dai la colpa a noi, ma
anche tu dovresti vergognarti», l’accusò Hewie.
«Io sono sempre stata con te, ti ho sempre visto come il mio compagno, non ho mai avuto
interesse per altri. Credevo nell’amicizia che ci univa e pensavo avremmo potuto essere una bella
coppia. Siete voi che mi avete presa in giro!».
«Ma è tutto vero?» chiese Acheflow sconcertata.
Aidan non poteva vederli, ma immaginava l’imbarazzo in cui si trovava la ragazza, mentre
fissava sconcertata prima sua sorella e poi il ragazzo di cui era innamorata, non segretamente come
pensava.
«Sei scema? Perché non vi prendete per mano e ve ne andate di qui? Tu adesso hai ciò che
volevi, sorellina, nessuno potrà più obbligarlo a sposarmi, e lui ora è libero di stare con te. Non sei
felice? Probabilmente domani m’inceneriranno e voi festeggerete».
«Non è così, Celine vuole salvarti, lei ti curerà vedrai, tornerai normale e potrai ancora avere
tutto ciò che desideravi. Ti prego, non dire più queste cose», la implorò Acheflow.
«Non permetterò mai più a lui di avvicinarsi a me, non sono la seconda scelta di nessuno. Siete
degni uno dell’altra, voi due, mi fate schifo. Se mi amate così tanto perché non mi fare uscire e mi
tenete qui sotto?».
Ad Aidan si rizzarono i capelli. “Eccola che ci prova”, pensò.
«Non possiamo farti uscire, ma quando Celine riuscirà a curarti potrai riprendere la tua vita»,
disse Acheflow.
«Certo. Prendi in giro qualcun altro. So che mi hanno raccolta, solo per evitare che si sparga la
voce che una dei membri della spedizione è diventata un mostro! Non è vero? Molto presto vi
libererete definitivamente di me. Poi potrai dire a mamma e papà che sono morta in battaglia».
«Non lo farò mai, Ailie, tu sei parte di me, ti prego credimi!» esclamò Acheflow.
«Se è così allora fammi uscire, avvicinati anziché stare così distante a guardarmi con timore».
«Acheflow, non farlo, Celine ha detto di non avvicinarsi a lei», sentì dire a Hewie.
«Non posso liberarti, non ho neppure le chiavi, ma posso avvicinarmi a te, certo», disse
Acheflow, incurante dell’ammonimento.
Aidan scattò in piedi pronto a intervenire, ma non fu necessario, dall’altra stanza gli arrivarono
chiari segni di colluttazione.
«Lasciami!», sentì dire ad Acheflow.
«Non ti avvicinerai a lei, non è in sé Acheflow, ti farebbe del male», le intimò Hewie.
«No, è mia sorella!».
«Non è più tua sorella adesso. Ascoltami bene: se ti lascio andare e ti attacca, sarò costretto a
farle del male per liberarti e, credimi, lo farò!» minacciò Hewie.
Questo sembrò placare Acheflow.
«Che scena patetica. Mi metto a dormire, non voglio parlare con voi, mi disgustate entrambi»,
disse Ailie.
Da quel momento in poi non si udì più nulla, a parte qualche singhiozzo soffocato,
probabilmente di Acheflow. Anche se quel confronto orrendo era finito, Aidan continuava a sentire gli
echi di quella sofferenza, era assurdo quanto potesse essere meraviglioso l’amore e quanto fosse capace
di distruggere le persone al contempo. Quelle tre persone si amavano reciprocamente in modo
profondo, era evidente, eppure erano riuscite a farsi del male per mesi. Ailie era a conoscenza dei
sentimenti della sorella e del fidanzato, si era sentita presa in giro dai due; Acheflow non aveva avuto il
coraggio di essere sincera con la sorella riguardo a ciò che provava; Hewie, che forse era stato il
peggiore dei tre, aveva avuto paura di affrontare suo padre e si era convinto che Ailie, essendo la
gemella di Acheflow, potesse essere un’accettabile surrogato.
Si chiese cosa avrebbero fatto i tre se davvero Celine avesse potuto fare qualcosa per riportare
in sé Ailie. Poteva solo immaginare l’imbarazzo che l’avrebbe avvolta, se avesse realizzato cosa era
stata capace di dire, e soprattutto come. Sperava che le rivelazioni non portassero scompiglio
all’interno del gruppo. Hewie e Acheflow sarebbero presto stati costretti a lavorare fianco a fianco, non
avrebbero potuto evitarsi. L’imbarazzo tra loro sicuramente doveva essere ai massimi livelli. Non
capiva del tutto la scelta di Celine. Se non fossero stati prossimi a una missione pericolosa forse
avrebbe potuto essere sensato, ma destabilizzare i ragazzi in quel modo nella situazione in cui erano
poteva essere un’arma a doppio taglio.
Su una cosa aveva sicuramente ragione, erano tutti e tre dei bamboccioni, dovevano crescere e
prendersi le proprie responsabilità: forse questa lezione li avrebbe resi più affidabili in futuro.
Celine camminava avanti e indietro per la sua stanza. Aveva chiesto a Buonia di raggiungerla e
sperava l’amica arrivasse presto. Quando era scesa ad accompagnare Acheflow, aveva nuovamente
provato il bisogno devastante di avvicinarsi ad Ailie. Era riuscita a trattenersi solo spostando lo sguardo
altrove. Avvicinarsi alla cella in presenza dei ragazzi sarebbe stato un pessimo esempio.
Si chiese se Ailie si fosse svegliata e come fossero andate le cose tra i tre. Immaginava il
tormento di Aidan nell’ascoltare i discorsi, che era certa fossero venuti fuori, ma la lezione sarebbe
servita anche a lui. Aveva bisogno di sapere quali e quanti danni avrebbe potuto causare il suo modo di
comportarsi. Forse un giorno sarebbe apparso il Prescelto e lei davvero non lo avrebbe più guardato,
allora lui cos’avrebbe fatto? Avrebbe passato il resto dei suoi giorni chiedendosi come sarebbe stato?
Sarebbe davvero stato capace di lasciar correre? Forse aveva ragione Caswyn quando diceva che era
meglio non esistesse nulla tra loro, conoscendo il rischio che Aidan correva a vivere quel sentimento,
ma lei si chiedeva se avesse senso vivere di rimpianti. Al momento non esisteva nessun Prescelto.
Due colpi secchi preannunciarono l’arrivo di Buonia.
«Come sta andando la ricerca dell’antidoto per il fiume?» domandò Celine.
«Per il momento sono riuscita a separare le molecole dannose, devo capire come possiamo farle
morire. Non è una tossina dissimile a quella con cui possono infettare noi, ma quando provo ad
attaccarla con i nostri antidoti dopo poco si riforma, è come se fosse autorigenerante» spiegò Buonia.
«Sono certa che presto troverai una soluzione, inoltre da domani avrai anche l’aiuto di
Bhirginia», la incoraggiò.
«Volevi parlarmi di questo o c’era altro?» domandò Buonia che la conosceva bene.
«È un argomento particolare, domani ne parlerò con gli altri e temo la loro reazione, penso che
dovrò insistere parecchio, ma spero almeno tu non mi prenda per pazza», iniziò Celine.
«Vai avanti» la sollecitò Buonia.
«Io credo davvero di poter fare qualcosa per Ailie, e non solo per lei. Quando ho visto i primi
corrotti, quando ancora non mi ero risvegliata, nonostante loro avessero manifestato una forte
aggressività nei miei confronti, il mio istinto mi spinse a chiedere ad Aidan se non potessimo fare
qualcosa per salvarli. Quello che ho avvertito l’altro giorno alla Divisione sul confine è stato molto più
forte. È vero, mi sono avvicinata a quel corrotto come una stupida, senza pensare al fatto che mi
avrebbe potuto aggredire. Con te posso ammettere che era come se fossi in trance, desideravo solo
poterlo toccare, dovevo salvarlo. Ho realizzato oggi che, quando avverto quella sensazione, il mio
corpo agisce quasi da solo. Mentre ero nella cella con Erskine, senza rendermene conto, mi sono
attaccata alla porta che mi separava da Ailie. Ho realizzato cosa stavo facendo quando Erskine mi ha
spostato, intimandomi di fare attenzione. Io devo e posso fare qualcosa, Buonia, lo so».
«Tu, quindi, credi davvero di poterla portare indietro?» domandò Buonia.
«Io mi auguro che sia quello, ma devo provare. Non so nemmeno come, ma ormai sono abituata
a seguire quello che mi dice l’istinto, come la sera in cui ho invocato gli Spiriti a Gallaibh. Anche
allora ho tentato, spinta da una sensazione primordiale. Nessuno di voi credeva davvero in me, fino a
quando non avete visto quello che è successo. Ora è lo stesso», spiegò Celine.
«Se tu senti ciò che dici, devi provare dei farlo. Io non ho mai messo in dubbio le tue capacità,
ricordo bene quella notte e quello che è successo. Pensi di doverne parlare prima con Morwenna?»
chiese incerta.
«Assolutamente no!» inorridì Celine. «Sarà complesso convincere Erskine a lasciarmi tentare
ciò che voglio fare. Se coinvolgessimo Morwenna la cosa di sicuro mi sarebbe impedita e non posso
permetterlo. Devo tentare. In caso le racconteremo gli esiti dopo».
«Probabilmente hai ragione. Credi che Ailie tornerà una di noi?» la interrogò Buonia.
«Spero di sì, ma potrei anche solo liberare la sua anima da quel corpo ormai in possesso di
un’altra entità. Non so davvero cos’hanno in serbo gli Spiriti per me, magari non concluderò nulla e mi
sto solo facendo delle illusioni».
«Che cosa è accaduto questa mattina, prima che mi raggiungessi? Non ne ho fatto parola
davanti a Acheflow, ma sono certa che ci fosse qualcosa che non andava in te», domandò Buonia, che
ci vedeva lungo.
Celine le raccontò della discussione che aveva avuto con Aidan e delle accuse che lui le aveva
rivolto. Celine si aspettava che Buonia inorridisse, invece la vide scoppiare a ridere. La guardò
interrogativa.
«È buffo pensare a quanto lui si sia sforzato di tenerti distante e a cos’ha fatto per riuscirci, se si
osserva il suo livello di gelosia e lo si paragona alla freddezza che tu gli riservi in merito alla sua
avventura con Kaina. Tu, che ti sei sempre fatta in quattro per trovare il modo per stargli vicino, sembri
quasi quella meno interessata dei due», spiegò Buonia.
«Resti dell’idea che la sua avventura con Kaina sia solo un modo per tenermi a distanza? Io,
però, non riesco a credere che lui non ne sia attratto. Poteva scegliere una chiunque delle ragazze
di Gallaibh, sono certa avrebbero fatto la fila per lui, ma ha cercato proprio lei, con cui era anche già
stato. Un motivo deve esserci per forza. Non riesco a credere che non nutra nessun interesse», disse
Celine torcendosi le mani.
«Qui c’è qualcuno che ha bisogno di usare i suoi poteri e scaricare un po’ d’energia», sentenziò
Buonia, separandole le dita prima che se le stritolasse.
«Già, hai ragione. Andrei di sotto con Aengus questa sera stessa, se non fosse che lui ha diritto
di riposare e che, se riesco a vincere la battaglia di domani, dovrò sicuramente usare molta energia in
ciò che voglio provare a fare», rispose Celine, fissandosi le mani. Le dita le tremavano, aveva davvero
bisogno di scaricare l’energia. Il giorno seguente, se non fosse riuscita a convincere gli altri, si sarebbe
dedicata ad allenare i suoi poteri, per scaricarsi.
CAPITOLO 10 ~ LA CURA
Sabato 13 gennaio
Celine fece in modo di arrivare a colazione per prima. Appena tutti i suoi compagni fossero
sopraggiunti, avrebbe spiegato cosa desiderava fare. Aidan, Acheflow e Hewie non ci sarebbero stati:
sicuramente in quel momento erano a riposare, perché Ermer aveva dato loro il cambio nella
sorveglianza. La mancanza di Ermer e Aidan era sicuramente una fortuna. Celine era certa che
sarebbero stati tra i più grandi sostenitori di Erskine, nel tentare di dissuaderla dal portare avanti il suo
piano.
Quando vide che all’appello non mancava più nessuno, richiamò l’attenzione di tutti alzandosi
in piedi. «Desidero che mi raggiungiate tutti nella stanza delle mappe, vorrei esporvi una cosa e ho
bisogno del vostro aiuto. Prima terminate pure la vostra colazione», disse, avviandosi.
Avrebbe parlato con tutti anche lì, ma davanti ai domestici era meglio evitare.
Quando gli altri si furono accomodati, Celine iniziò a spiegare le sue intenzioni ai presenti.
«Vorrei cercare di salvare Ailie, per poterlo fare devo entrare in contatto con lei fisicamente», disse
senza tanti preamboli.
Gli astanti la fissavano sbalorditi: probabilmente, a parte Buonia e forse suo zio, nessuno
credeva fosse possibile quello che diceva. Erskine prese, infatti, la parola.
«Che cosa intendi di preciso Celine? Io comprendo il tuo senso di responsabilità nei confronti
della ragazza, ma non è possibile curare i corrotti. Purtroppo non si può tornare indietro da quello
stato», disse esprimendo il pensiero collettivo.
«Se ti dicessi che so come agire o cosa ne verrà fuori, ti mentirei. Non lo so, però sono
consapevole di avere questo istinto, so di dover fare qualcosa per lei, e non solo. Ho avvertito la stessa
cosa alla Divisione qui in Finlandia, e ancora prima quando ho visto i primi corrotti a Venezia, anche se
allora il desiderio d’intervenire non era un bisogno come lo è adesso», tentò di spiegare Celine.
«Celine, mi rendo conto che tu abbia questo desiderio, umanamente credo che lo abbiamo tutti,
ma non è una cosa possibile...» la contraddisse nuovamente Erskine.
«Non sto chiedendo il vostro permesso!» esclamò Celine, che stava perdendo la pazienza. Non
voleva imporsi, anche se poteva, ma a volte giungeva al punto di doversi far rispettare. «Vi sto
informando di cosa voglio fare. Io ho bisogno di toccare Ailie, quello che verrà dopo lo scoprirò solo in
quel momento», concluse decisa.
«È troppo pericoloso. Ti aggredirebbe e ti farebbe del male, non posso permetterti di
avvicinarla», si oppose Erskine.
«Legatela, allora», ordinò Celine.
«È aggressiva, io davvero non penso sia il caso che ti avvicini a lei...» tentò di scoraggiarla
Erskine.
«Potrei stordirla con le catene di fulmini, a quel punto potremmo bloccarla su un sedia e tu
potresti entrare in contatto con lei senza grossi pericoli. Noi saremo lì, se avessi bisogno», intervenne
Mavi.
«Va bene, mi sembra perfetto. In caso dovesse succedere qualcosa che non vi aspettate, salvo
che la mia vita non sia seriamente in pericolo, non azzardatevi a toccarmi o a intervenire. Se la
legherete non potrà farmi nulla, quindi agite solo se si dovesse liberare, per altri motivi no. Chiunque
disubbidirà a quest’ordine ne pagherà le conseguenze».
Andarono tutti insieme nelle segrete. Ermer rimase stupita nel vederli arrivare e lo fu ancora di
più quando Celine spiegò cosa aveva intenzione di fare. Anche lei tentò di dissuaderla, ma non ci fu
nulla da fare. Celine voleva disperatamente tentare e niente l’avrebbe fermata.
Ora che era nuovamente davanti ad Ailie, percepì quella forza all’opera su di sé. Si sentiva
spinta ad avvicinarsi a quella ragazza, doveva toccarla a tutti i costi: vederla era come essere avvolta da
un campo magnetico che l’attraeva con forza brutale.
Ailie era sveglia, urlava e inveiva, sembrava un animale selvaggio. Mavi si collocò di fronte
all’apertura della cella e la artigliò con la sua catena di fulmini, mandando una scarica piuttosto elevata.
Dapprima Ailie urlò e si contorse, ma dopo poco smise di agitarsi e crollò, priva di sensi.
«Presto, le catene!» disse Mavi. «Non ho voluto esagerare per paura di ucciderla, si risveglierà
in pochi minuti».
Erskine e Brian la afferrarono, trascinandola su una sedia provvista di braccioli. Le
incatenarono prima le gambe e le braccia, successivamente anche il busto e il collo, in modo da non
potersi tendere in avanti. I corrotti spesso attaccavano anche con la bocca, mordendo e lacerando.
Quando Ailie si fosse svegliata avrebbe provato in tutti i modi possibili ad aggredirla, Celine ne era
consapevole.
Erskine ricontrollò le catene e, quando fu certo fossero perfette, l’autorizzò ad avvicinarsi. Il
cuore di Celine batteva all’impazzata, era come se nella sua testa ci fosse un rullo di tamburi che
scandiva inesorabilmente il tempo. Avrebbe finalmente saputo se poteva davvero fare qualcosa e
soprattutto avrebbe scoperto cosa si celava dietro il bisogno di avvicinarsi ai corrotti che avvertiva.
Pose una sedia difronte ad Ailie e fissò quel corpo inerte e devastato dalla corruzione. Sollevò
le mani dal grembo, per prendere tra le sue quelle della ragazza: il suo corpo agiva da solo, le stava
suggerendo cosa fare, lo sentiva.
Appena le loro mani entrarono in contatto, il mondo di Celine fu stravolto. La realtà non era più
la stessa. Sentiva, fisicamente, di essere seduta sulla sedia e di tenere tra le sue le mani di Ailie, ma
contemporaneamente era come se il suo universo si fosse scomposto e ricomposto. Avvertiva una
fortissima energia malvagia, la vedeva nitidamente, mentre attaccava la luce che aveva intorno a sé. In
mezzo a quel nero le sembrava di vedere il cuore di Ailie, era come avvolto da una sostanza scura e
vischiosa che, poco per volta, si stava sgretolando in tanti minuscoli pezzi, sembrava come un piccolo
mosaico in disfacimento. Quel flusso di malvagità sembrò artigliarsi a lei, la soffocava, stava entrando
in panico. Tutto attorno a lei vorticava, era sempre in quella stanza e non c’era più, il suo corpo era
troppo pesante, così pesante che sembrava la gravità la schiacciasse. Il sapore amaro di quel veleno le
saliva dalla gola fino al naso, sarebbe soffocata, doveva lasciarsi quel male alle spalle, doveva tornare
alla luce.
Avvertì come uno schiocco e fu avvolta da un fulgore accecante, come quando aveva evocato
gli Spiriti nei sotterranei del castello. Come allora non riusciva a distinguere le loro fattezze o i loro
corpi, guardarli faceva male agli occhi. Non poteva nemmeno distinguere le loro singole voci,
parlavano tutti insieme, come un’unica entità.
«Salve, Figlia della Luce», la salutarono in coro.
Celine si limitò a un inchino: non sapeva cosa fare o dire, non aveva nemmeno desiderato
incontrarli, doveva aver fatto qualcosa se era al loro cospetto, ma nemmeno lei sapeva bene cosa.
Anche se non poteva vedere le loro espressioni, sentiva che la stavano scrutando.
«Le cose si sono mosse ben più velocemente di quanto ci attendevamo, ma tu hai saputo
scoprire il tuo potere», dissero sibillini.
«Il mio potere?» chiese perplessa Celine. Si chiese a cosa si riferissero, il suo potere non era
l'essere in grado di padroneggiare tutti e quattro gli elementi?
«C’è molto di più di ciò che pensavi, Figlia della Luce. La profezia non ti era chiara? La storia
antica?» chiesero inquisitori.
«Certo, la conosco, mi è stata spiegata», rispose Celine intimidita.
«Allora saprai che tutto l’universo deve essere sempre in perfetto equilibrio e tutti i poteri
devono essere bilanciati. Tu possiedi il dono di poter usare tutti e quattro gli elementi, ma c’è di più nel
tuo sangue. La tua discendenza è la più pura di tutte, come lo sarà quella del tuo Prescelto. Voi
discendete direttamente dalle due forze cosmiche principali, Odio e Amore; in te risiede il dono di
Amore. Puoi ricacciare indietro il male, disponi della facoltà di salvare i corrotti. In te vi è vita, luce e
amore: questo è il tuo potere. Attenzione, ricorda che proverai pena per tutti loro, ma potrai guarire solo
quelli della nostra stirpe, coloro che sono stati presi dal male contro la loro volontà. Non potrai guarire
un umano che già era malvagio, puoi curare un male imposto, non un animo marcio», spiegarono gli
Spiriti, lasciandola attonita.
«E il potere del mio compagno quale sarà?» chiese Celine.
«Non ti è dato di saperlo, Figlia della Luce. Quando anch’egli avrà il suo risveglio, e sarà il suo
momento, lo scoprirà», risposero gli Spiriti senza ulteriori dettagli.
«Quindi avevo ragione? I sentimenti e le emozioni che avvertivo erano vere, non
m’ingannavano. Io potevo davvero curare Ailie?» chiese sbalordita.
«Sì, e lo hai fatto. Ti costerà caro ogni volta che lo farai: assorbi il male e lo estirpi, ma è il tuo
dono e devi usarlo. Quando tu e il tuo compagno sarete uniti tutti questi problemi diminuiranno, ma ora
dovrai portarne il peso delle conseguenze da sola», spiegarono gli Spiriti.
«Dove devo andare per trovare la Lama? Vi prego, aiutatemi almeno in questo!» chiese Celine,
sperando di trovarli più malleabili.
«Trovare la Lama è un compito che spetta a te, non ti sveleremo altro, Figlia della Luce. Adesso
torna al di là del velo, ti stanno aspettando», dissero coralmente.
Poi uno di loro si fece più avanti degli altri: non era riconoscibile, ma quando parlò Celine
comprese. «Il nostro prossimo incontro non è distante, Figlia della Luce, devi solo trovare in te la
strada, lo farai?» domandò Adhar, lo Spirito del Regno dell’Aria, in possesso di una delicata voce
femminile.
«Lo farò!» esclamò Celine.
Poi tutto scomparve. La gravità la schiacciò di nuovo, sentì il peso del suo corpo e una
stanchezza mai provata prima in vita sua. Buttò uno sguardo al viso di Ailie svenuta. I tratti erano
nuovamente distesi, il ghigno malvagio era sparito dal suo volto, sulle guance esangui iniziava a
riaffiorare un po’ di colorito, era davvero tornata in sé. Poi tutto divenne nero.
Freddo e luce la circondavano, era tutto bianco, ma non le sembrava di essere ancora nel
bianco accecante dei luoghi, o meglio non luoghi, dove s’incontrava con gli Spiriti. L’aria era fredda e
le sferzava il viso, le sembrava di essere in un luogo aperto, ma attorno a sé la visuale era quasi nulla;
era come se oltre la zona dov’era seduta non potesse vedere. Percepiva gli alberi, il rumore del vento,
l’odore della terra e della natura, ma non c’era niente in vista. Si sentì le mani umide e guardò verso il
basso. Le teneva entrambe poggiate in una pozza di sangue, in mezzo giaceva una daga dalla lama
affilata, sembrava riccamente decorata, ma non riusciva a distinguerne i dettagli poiché anch’essa era
immersa nel sangue. La lama sembrava mandare bagliori. Con orrore si accorse che quel sangue era
suo, eppure era sola, non c’era nessuno con lei. Nessuno la stava aggredendo. Che posto bizzarro era
mai quello? Dov’era? Era morta per via di qualche ferita e quello era il luogo di passaggio? Provò ad
alzarsi in piedi ma non si poteva muovere, tutto il suo universo era stretto in quel minuscolo spazio
bianco in cui stava seduta a terra. Il panico prese il sopravvento, iniziò a sforzarsi in tutti i modi per
spostarsi, ma non c’era niente che funzionasse, era in un nulla perpetuo. La sensazione di
soffocamento crebbe, insieme all’urlo che sentì montarle in gola.
Si svegliò di soprassalto.
«Celine!» esclamò Buonia, rassicurandola.
«È stato un incubo, Buonia, un sogno incredibilmente strano, ma perché sono a letto?» chiese
frastornata.
«Non ti ricordi?» domandò Buonia, scrutandola in viso. «Hai salvato Ailie! È tornata indietro,
non è più una dei nostri nemici! Poi sei svenuta, ci hai fatto spaventare a morte. Ti abbiamo portato
subito qui in camera, le tue pulsazioni erano al minimo. Adesso è quasi sera, ti sei svegliata ora da
stamattina e non hai un bell’aspetto. Ti farò portare la cena in camera».
«Ce l’ho fatta davvero, allora! Oddio, ora ricordo tutto! Scusa, Buonia, ho fatto un sogno
assurdo e mi ha davvero sconvolto, stavolta non riesco a trovarvi un senso, pensavo che quanto avessi
fatto con Ailie fosse parte di quel sogno», si scusò Celine.
«Non hai nulla di cui scusarti. Vado a chiedere che portino qualcosa da mangiare e poi tornerò a
farti compagnia».
Pochi minuti dopo Buonia riapparve. «L’annuncio del tuo risveglio ha creato parecchio
scompiglio, penso che presto qualcuno verrà a trovarti», esordì l’amica ridacchiando.
«Sono davvero sconvolta, non ho voglia di vedere Aidan, se viene digli che sto male e mandalo
via, non credo di poter sopportare una lite con lui», disse immediatamente Celine.
«Non credo voglia litigare, ha passato qui buona parte della giornata. Ha anche farfugliato
qualcosa sul fatto che tu sia stata alquanto furba a imporgli il turno di notte, sapendo cos’avevi
intenzione di fare il mattino successivo», spiegò Buonia.
«Se lo ha capito tanto meglio, almeno gli è chiaro che ho abbastanza cervello da prevedere chi
interferirebbe con quanto va fatto solo per tenermi sotto una campana di vetro. Lo avete già detto a
nonna?».
«No, Erskine dice che un annuncio del genere dovrai darlo tu. Farà convocare il Consiglio per
domattina, così potrai dirlo a tutti tramite le tele luminescenti», rispose Buonia.
«Va bene, da qui a domattina penso sarò in grado di affrontare nonna. Piuttosto come vanno le
ricerche per l’antidoto?» s’informò Celine.
«Oggi sono stata qui quasi tutto il giorno, non potevo lasciarti sola. Però è venuta Bhirginia a
farmi rapporto, hanno seguito le mie indicazioni e forse siamo vicine a una soluzione. Quando avrai
finito di cenare, le raggiungerò e ti lascerò riposare», rispose Buonia con piglio determinato.
Celine era felice della sicurezza che stava acquistando l’amica. Ogni giorno la vedeva sempre
più forte e meno dimessa, e questo la riempiva di gioia.
Due colpi secchi alla porta richiamarono la loro attenzione.
«Sarà la cena», disse Buonia andando ad aprire.
«Ciao, Buonia, vorrei vedere Celine», sentì dire da una voce che le fece saltare il cuore in gola.
Fortunatamente qualcuno aveva messo un paravento davanti al letto e lui non la poteva vedere.
«Celine ancora non sta bene, è meglio che mangi e continui a riposare, domani mattina potrai
parlarle», rispose Buonia.
«Ma avevi detto che si era ripresa», sbottò Aidan.
«Certo, rispetto all’essere svenuta da quasi dieci ore si è ripresa, ma non è il caso che veda
nessuno», rispose Buonia ferrea.
Celine non sentì risposta e udì richiudersi la porta.
«Non mi sembrava molto contento», osservò Buonia.
«Non è che me ne importi molto, sinceramente sono più le volte che mi irrita rispetto a quelle
che mi fa piacere vederlo», rispose Celine, incrociando le braccia sul petto.
«Stai mentendo», la prese in giro Buonia, «in realtà sei sempre felice di vederlo, anche quando
ti fa arrabbiare, solo che sei troppo testarda per ammetterlo a te stessa».
Celine stava per rispondere, quando altri due colpi alla porta le interruppero. «Ho pensato fosse
un bel gesto portare io la cena e venire a vedere come stava la nostra regina», sentì dire a Maheloas.
«Fallo entrare, Buonia, sono certa che mi farà bene un po’ di compagnia», disse Celine in
direzione della porta.
Buonia a quel punto fu obbligata a lasciarlo passare e la fulminò con lo sguardo da dietro le
spalle di Maheloas. Celine sapeva che si stava nuovamente comportando in modo infantile, ma non
aveva saputo resistere. Era certa che Aidan avesse incrociato Maheloas: se lo conosceva abbastanza
bene si sarebbe fermato in corridoio per vederlo tornare indietro dopo poco. Ma questo non sarebbe
avvenuto.
«Buonia, adesso sto meglio e Maheloas mi farà compagnia, vai pure a continuare il tuo lavoro
sull’antidoto, sono certa che merita molta più attenzione di me», disse, raggiungendo il tavolino
dov’era posato un cabaret.
«Va bene, Celine, passerò prima di andare a dormire a vedere come stai», rispose Buonia tra i
denti.
Quando furono soli, ringraziò Maheloas per il gesto, in effetti sarebbe stato scortese farlo
andare via, considerato che era venuto a portare la cena lui stesso.
«Mi sembrava il minimo visto quello che hai fatto oggi, un vero e proprio miracolo, non credo
una cosa del genere sia spiegata in nessun libro che abbia mai letto», rispose Maheloas con tono
incredulo.
«Penso che gli Spiriti abbiano tenuto molto per loro stessi. Credo che il loro motto sia che ogni
cosa vada guadagnata. Come dar loro torto? Sarebbe stato troppo facile se ci avessero reso la pappa
pronta», rispose Celine scherzando.
«Già, chissà quante delle cose che crediamo sono invece differenti... A proposito... Ho
incontrato Aidan mentre venivo qui. Non sembrava di buon umore», lasciò cadere il Sovrintendente
con falso tono indifferente.
«A proposito di che cosa? Stavi parlando di cose differenti da ciò che sappiamo sulla nostra
storia e poi hai tirato in ballo Aidan», rispose Celine, mettendosi sulla difensiva. L’appetito le era
completamente passato.
«Celine, io capisco che tra noi non vi sia grande confidenza. Perdonami, se mi permetto di
parlare, ma so benissimo cosa prova quel ragazzo per te. Oso immaginare che per te sia lo stesso, anche
se non comprendo il tuo recente comportamento, ma non sono fatti miei», rispose Maheloas franco.
«Ti sbagli, Aidan non è innamorato di me...» tentò di glissare Celine.
«Puoi negare ciò che provi tu, ma non puoi parlare per lui. La sera in cui ti sei sentita male a
causa del cibo contaminato, i suoi sentimenti mi sono stati subito chiari», rispose Maheloas.
Celine lo fissò interrogativa, non capiva a cosa si riferisse. Così Maheloas le raccontò di come
Aidan lo aveva aggredito e di cos’aveva letto nel suo sguardo. «Ci sono occhiate che parlano più di
mille parole, Celine, e quello non era lo sguardo di una guardia sospettosa: quell’occhiata era una
promessa di morte», concluse Maheloas.
Celine tuttavia non sapeva cosa dire. Non capiva i sentimenti di Aidan, o meglio non riusciva a
crederci. Le aveva detto mille volte che la respingeva solo per ciò che era, che quello che provava per
lei era così forte che non sarebbe mai più riuscito a guardare un’altra, poi, però, era andato subito a
cercare conforto tra le braccia di Kaina. Non riusciva più a distinguere cosa fosse vero e cosa no.
«Sai, anche se ti sarò sembrato un dongiovanni impenitente, anch’io ho amato una volta. Era un
amore che difficilmente si ripete. Ormai è passato un anno, ma non c’è giorno che io non mi penta della
mia scelta», disse Maheloas, che aveva capito quanto lei fosse restia a parlare di cosa provava.
Celine lo guardò interrogativa. «Ero innamorato di una ragazza del villaggio, si chiamava
Eilidh. Suo fratello era un guerriero, lei una guaritrice. I suoi genitori possiedono l’emporio di pozioni.
Quando suo fratello ha iniziato le ronde attorno al perimetro del Regno, lei è voluta entrare a far parte
dei membri delle spedizioni per potergli stare vicino: la conobbi così. M’innamorai del suo coraggio e
della sua forza, anche se era una semplice guaritrice era molto più coraggiosa di tanti signorotti viziati
che si vantavano dei loro grandi poteri, per poi rifugiarsi nelle ville di famiglia anziché combattere.
Dissi a mio padre che la volevo sposare e lui si oppose. Non poteva accettare che io sposassi una
ragazza qualunque, oltretutto una donna che non si poteva rigenerare. Sapeva che avrei smesso anch’io,
per invecchiare con lei, e questo per lui era inaccettabile. Fece di tutto per farmi cambiare idea, mi fece
sentire in colpa verso di loro e verso le responsabilità che avevo nei confronti del popolo, così la
lasciai. Avrei voluto continuare a stare con lei anche senza sposarla, ma non sarebbe stato giusto. La
mia vita è infinita, i suoi giorni invece scorrevano, li avrebbe consumati con me. Aveva diritto di farsi
una famiglia, una vita normale. Una settimana dopo morì. Si era precipitata ad aiutare mio padre che
era stato ferito. Incurante del pericolo, era corsa per tentare di trarlo in salvo. Nel frattempo accorsero
anche altri guerrieri, ma Eilidh  fu la prima. Un corrotto l’afferrò e le spezzo il collo, poi la lanciò
contro un albero come se fosse stata uno straccio vecchio. Io non c’ero, me lo raccontò mio padre e,
almeno in quella circostanza, il suo tono mi disse quanto si vergognava della scelta che mi aveva
imposto. Non esistono persone più alte o più basse di rango, non esistono differenze nell’amore. Lei era
una guaritrice di umili origini, ma il suo animo era il più nobile che avessi mai percepito. Da allora il
mio rapporto con mio padre decadde quasi del tutto, il giorno in cui è scomparso non lo avevo neppure
salutato», terminò Maheloas, lasciandola a bocca aperta.
Mai avrebbe immaginato una storia tanto toccante. Aveva intuito che lui era molto più di ciò
che mostrava, ma non credeva fosse così profondo.
«Mi dispiace molto per la tua perdita. Anche io la penso come te, proprio per questo incoraggio
i guaritori che vogliono tentare di superare la prova della rigenerazione, come Buonia. Tutti hanno gli
stessi diritti, sia guerrieri sia residenti. Siamo un’unica razza», disse Celine, infervorandosi per
quell’argomento che tanto le stava a cuore.
«Infatti ho sempre saputo che tu sei diversa da tutto quello che ho sempre visto nelle caste
altolocate, per questo mi stupisce la tua attuale situazione. Hai l’amore ma lo rifuggi, perché? Credi
davvero ciecamente nella storia del Prescelto? Ti senti schiacciata dagli obblighi?» domandò Maheloas.
Celine fece un lungo sospiro e decise di condividere parte di sé con lui. Era un rischio e lo
sapeva, ma sentiva di potersi fidare: Maheloas era diverso dalle altre persone che conosceva.
«Hai ragione, tra me e Aidan c’è un sentimento molto potente. Credimi, non proviene da me la
scelta di non stare insieme. Ho tentato in tutti i modi di convincerlo ad andare oltre la barriera di ciò
che rappresento, ma lui non ha voluto sentire ragioni», confessò Celine.
«Eppure mi sembra sia lui a cercarti disperatamente e tu a respingerlo», osservò lui,
«permettimi di dire che sei anche piuttosto cattivella.  Inizio a temere per la mia incolumità, quando lo
incontro da solo in un corridoio», scherzò Maheloas.
«Aidan ha fatto qualcosa che non doveva fare: non so se lo abbia fatto perché aveva davvero
deciso di chiudere con me o se sia stato un gesto deliberato per tenermi lontana. A volte credo di aver
immaginato ciò che ero convinta provasse, altre invece mi ripeto che non è possibile che abbia fatto
quello che ha fatto. In ogni caso non riesco a perdonarlo. Non riesco a comportarmi come prima»,
ammise Celine.
«Capisco che tu non voglia scendere nei dettagli ma, se mai vorrai parlarne con qualcuno, sappi
che di me ti puoi fidare. In quanto al sentimento io non ho dubbi, ma capisco che un cuore ferito ne
abbia».
«In realtà c’è un altro favore che vorrei chiederti e spero te ne vorrai occupare», disse Celine.
«Non hai che da chiedere».
«Vorrei che ti occupassi della ripresa di Ailie. Domani mattina voglio iniziare a prepararmi per
visitare i luoghi in cui potrebbe esserci un contatto con gli Spiriti, ciò che è accaduto stamani era al di
là dell’impresa relativa al ritrovamento della Lama d’Aria. Non posso più indugiare, ma non voglio
lasciarla qui da sola. Quando si riprenderà, e si renderà conto delle cose che ha detto e fatto, non starà
bene. Tu hai una sensibilità particolare e penso potresti aiutarla», spiegò Celine.
«Sarò felice di esserti utile», rispose Maheloas.
«Bene, sarà meglio che ora riposi, domani sarà una giornata fitta d’impegni», disse Celine
alzandosi in piedi.
Maheloas la imitò, comprendendo che era il momento di prendere congedo.
«Grazie di tutto», disse Celine abbracciandolo.
Percepì immediatamente la differenza che c’era in quel semplice gesto. Aveva abbracciato
Maheloas spontaneamente, ma era un gesto affettuoso, verso un amico, una persona che le aveva dato
conforto e si era aperta a sua volta, qualcuno che rispettava, ma non vi era altro. Abbracciare Aidan era
sempre stato diverso, sin dalla prima volta.
In quel momento si aprì la porta.
La situazione era arrivata ai limiti del ridicolo. Buonia non gli aveva permesso di entrare a far
visita a Celine, ma quando quel damerino di Maheloas si era presentato con la cena lo aveva lasciato
entrare. Dopo poco, senza essere notato, aveva visto Buonia lasciare la stanza. Maheloas era in camera
con Celine da più di mezz’ora e lui era al limite della sopportazione. Stava troppo male per vedere lui,
ma per un incontro con quel damerino era sufficientemente in forze?
Prima di avere il tempo di rendersi conto di quello che stava facendo, aveva spalancato la porta
della stanza di Celine senza neppure bussare. La scena che gli si parò davanti lo paralizzò. In mezzo
alla stanza c’erano il Sovrintendente e Celine abbracciati. Si voltarono entrambi sorpresi, ma il
Sovrintendente non perse certo il suo contegno.
«Sarà meglio che io vada, Celine», disse, facendole il baciamano.
Quando gli passò a fianco per uscire dalla stanza, ci mancò poco che non lo sollevasse di peso e
lo mandasse a sbattere contro un muro. Appena superò la soglia, sfogò la sua ira sulla porta,
chiudendola talmente forte da far vibrare il vaso di fiori sul comodino che si schiantò sul pavimento.
Celine lo fulminò con un’occhiataccia. Aveva anche il coraggio di fare la sostenuta.
«Ero venuto a vedere come stavi, sono stato in ansia tutto il giorno, ma a quanto sembra non
c’era nulla di cui preoccuparsi. Buonia mi ha lasciato intendere non fossi sufficientemente in forze per
ricevere visite, se devo dire il vero mi sembra tu stia sin troppo bene», disse sarcastico.
«Forse non desideravo ricevere visite sgradite», ribatté Celine tagliente.
«Immagino che il Sovrintendente non lo sia quindi. Ma, dimmi, da quando non sei più in grado
di ragionare?» chiese con disappunto.
«Come ti permetti?» rispose Celine sprezzante.
L’indifferenza con cui lo trattava faceva raggiungere alla sua rabbia livelli incontrollati,
davvero non si capacitava di che cosa rischiava comportandosi in quel modo? «Ti rendi conto di come
stai agendo? Se si sapesse in giro che, appena arrivata qui, hai iniziato una storia con il Sovrintendente
saresti coperta di ridicolo. Tutti quelli che credono in te non ti vedrebbero più per ciò che sei...».
«Ti da più fastidio cosa penserebbero gli altri o che ci sia qualcuno che ha il coraggio di vivere
quello che prova?» lo interruppe Celine, lanciandogli un sorriso beffardo.
Non poteva credere a ciò che le era uscito di bocca. Allora aveva davvero una storia con
Maheloas? Con due falcate ridusse lo spazio che li separava, andando a piazzarsi di fronte a lei. «Sei
forse impazzita?» l’accusò scuotendola per le spalle. «Non puoi dire sul serio, Celine!».
«Io posso fare e dire quello che voglio», lo attaccò lei, « non hai nessun diritto di farmi
domande sulla mia vita sentimentale, non hai voluto farne parte e devi starne fuori!» terminò,
puntandogli contro un dito accusatore.
Quello che diceva era vero, era stato lui a respingerla e adesso si comportava come un marito
geloso, ma non poteva credere che Celine fosse stata così volubile, che già provasse qualcosa per un
altro. Immagini terribili gli passarono per la mente. Che cos’avevano fatto quei due nella stanza per
mezz’ora? Il cibo sul cabaret era intatto. Celine non aveva certo perso tempo a cenare.
Cogliendo il suo sguardo che vagava per la stanza, lei interpretò il filo dei suoi pensieri.
«Ognuno ha i suoi passatemi, tu pensi di poter avere Kaina e che io non abbia nessuno per il resto dei
miei giorni? Che io continui a spasimare per te, senza guardarmi attorno? Be', ti sei sbagliato!».
Non poteva credere che dicesse davvero, che tra lei e il Sovrintendente fosse accaduto quello
cui pensava, non era possibile.
«Perché dici cose così squallide? Queste azioni non ti appartengono, Celine, non riesco a
crederti. Che cosa vuoi da me? Che cosa devo fare con te?» chiese, afferrandole i polsi.
«Io da te non voglio più niente, a parte che te ne vada immediatamente da questa stanza»,
rispose lei, tentando di divincolarsi e indietreggiando.
Ma Aidan non aveva intenzione di lasciarla andare, se diceva sul serio lo avrebbe fatto
guardandolo negli occhi. «Va bene, me ne andrò, ma dimmelo mentre mi guardi in faccia!» .
Celine, desiderosa di dimostrare quanto diceva, fu lesta a piantare lo sguardo nel suo, ma
qualcosa in quel momento cambiò. Lo guardava con espressione stizzita, in silenzio, eppure le sue iridi
tradivano tutt’altri sentimenti. Un crepitio gli rimbombava nelle orecchie e quello strano senso di
appartenenza che avvertiva solo con lei prese il sopravvento.
«Io invece lo so cosa vuoi, poiché è ciò che voglio anch’io», disse.
Senza lasciarle il tempo di rispondere le liberò i polsi, per stringerla contro il suo corpo, e la
baciò con rabbia. Si era aspettato che lei tentasse di respingerlo, ma si era sbagliato. Appena le loro
labbra entrarono in contatto fu come se il resto del mondo esplodesse, Celine si strinse a lui con forza
rispondendo al bacio.  Aveva ordito piani assurdi per tenerla lontano e poi era caduto nel più stupido
dei tranelli, roso dalla gelosia si era avvicinato troppo e ora era totalmente perso in quelle sensazioni.
Sapeva di doversi fermare ma non ci riusciva, si era negato troppo. La rabbia provata in quei giorni, la
gelosia, i dubbi, si dissolsero in un secondo, il peso che gli levava il respiro in ogni momento della
giornata scomparve istantaneamente. Il suo cuore aveva ripreso a battere di nuovo.
La spinse sul letto e, incapace di fermarsi, le slacciò il nodo che teneva chiusa la vestaglia,
rivelando la profonda scollatura della camicia da notte di pizzo bianca. Si sforzò di spostare lo sguardo
dal suo corpo al suo viso, sperando di trovare la forza di allontanarsi, ma quando i loro occhi si
trovarono quello che vi lesse fu la stessa smania che avvertiva lui. Celine gli prese una mano e se la
portò sul petto, voleva fargli sentire il battito furioso del suo cuore, poi fece lo stesso con lui. Aidan era
consapevole che anche lei avrebbe sentito lo stesso rollio tempestoso, gli sembrava di avere in corpo
una farfalla che sbatteva furiosamente le ali, schiantandosi di qua e di là tra i vetri di un barattolo, ma
non gli importava che lei sapesse davvero cosa provava, non in quel momento. L’emozione di Celine,
avvertendo in lui quel palpito impazzito, sgorgò dai suoi occhi in due piccole lacrime che scorsero
silenziose sulle sue gote arrossate.
Si chinò nuovamente a baciarla e avvertì le mani di Celine muoversi sul suo corpo: ogni volontà
di fermarsi si dissolse. Scese a baciarle il collo, inebriandosi del profumo della sua pelle vellutata, fece
scorrere le labbra sulle sue clavicole delicate, poi le poggiò la testa sul petto per sentire ancora quel
battito frenetico, aveva appena preso tra le dita una delle spalline della camicia da notte di Celine,
quando una voce gli esplose nelle orecchie.
«Che cosa stai facendo? Lasciala andare immediatamente».
Aidan si tirò su di scatto, aspettandosi di trovarsi davanti fronte Erskine o Caswyn, non aveva
riconosciuto la voce, ma nella stanza non c’era nessuno a parte loro due, la porta era chiusa. Celine lo
guardava sorpresa e, in quel momento, si accorse di avere il fiato corto per lo spavento. I suoi occhi
schizzavano frenetici da un lato all’altro della stanza.
“Che cos’era stato? La sua coscienza?”. Era certo che qualcuno avesse parlato, ma così non
era.
«Aidan?» disse lei con voce interrogativa.
Riportare lo sguardo su Celine lo ricondusse alla realtà e si accorse di quanto fosse andato
vicino a perdere il senso di quello che era giusto, si domandò se fosse stato davvero sul punto di
spogliarla. La risposta la conosceva, sentiva ancora il desiderio crepitare nell’aria, si era di nuovo
avvicinato troppo, proprio lui avrebbe dovuto sapere che accostarsi troppo al fuoco faceva bruciare. Lei
lo riscosse nuovamente accarezzandogli il viso, era come se ogni cosa che li aveva tenuti distanti in
quei giorni si fosse dissolta. Non poteva darle una spiegazione, non poteva restarle vicino, doveva
andarsene. Con decisione le tolse la mano dal suo viso.
«Ecco di cosa avevi bisogno, sapere cosa si prova quando si sta vicino a qualcuno che si ama
davvero, non quando si finge. Non credo tu abbia permesso tutto questo a Maheloas e non penso
nemmeno tu lo voglia. Non sei Kaina, Celine, non dimenticarlo», disse, mettendo più sarcasmo
possibile nel suo tono.
L’espressione ferita che lesse nel suo sguardo sembrò lacerarlo, ma quella era l’unica strada per
allontanarsi immediatamente: se le avesse permesso di sapere cosa lo aveva fermato, non sarebbe
riuscito a cavarsela tanto rapidamente, soprattutto ora che lei sapeva quanto la voleva. Resse il suo
sguardo, mantenendo un’espressione di arrogante trionfo, fin quando lo schiaffone che gli arrivò
all’improvviso non gli fece ricadere i capelli sul volto.
«Esci subito da qui e non osare avvicinarti mai più a me!» gli urlò contro Celine.
Senza esitare prese le porta, scappando fuori da lì e da ciò che voleva davvero. Raggiunse la sua
stanza e corse alla finestra, spalancandola: l’aria gelida che lo investì non bastò a dargli pace. Aveva
trovato un modo davvero orribile per porre fine a quel momento meraviglioso, forse avrebbe dovuto
essere più delicato. Non era matto, aveva davvero sentito quella voce, l’aveva avvertita limpida e
chiara. Adesso i dubbi, però, gli rodevano nuovamente l’anima.
Era stato incapace di parlarle e di capire davvero cosa stesse facendo con Maheloas, non era
nemmeno riuscito a capire perché fosse scomparsa per ore con Aengus. La sua stupida gelosia aveva
preso il sopravvento e aveva sentito il bisogno di manifestare il suo possesso, di sentire se lei provava
ancora qualcosa per lui. Quello che c’era tra loro era inequivocabile, non solo per la risposta di Celine
alle sue azioni, c’era qualcosa di più, qualcosa che avvertiva ogni volta che le si avvicinava troppo.
Aveva bisogno di parlare con qualcuno, o sarebbe impazzito. Senza pensarci due volte si diresse verso
la camera del suo amico.
Varcò la soglia come una furia, senza preoccuparsi di bussare, sapeva che Bhirginia era
impegnata con Buonia nella ricerca di un antidoto per l’acqua del fiume. L’amico non batté ciglio.
«Che cosa posso fare per te?» chiese, poggiando il libro che stava leggendo.
«Sono stato con Celine fino a poco fa», iniziò, non sapendo bene da dove partire.
«Non so perché, ma lo avevo supposto», rispose Aengus con mezzo sorriso.
«Che cosa voleva da te Celine? Perché l’altro pomeriggio siete spariti entrambi per ore? La
verità», lo investì, senza preoccuparsi di trovare un modo più delicato di porre le sue domande.
«Aidan, spero tu stia scherzando, io amo Bhirginia, dovresti saperlo», rispose Aengus senza
perdere la calma.
«Allora non sarà un problema dirmi la verità», obiettò con l’intenzione di non farsi raggirare di
nuovo.
Aengus sembrò studiarlo per un tempo infinito, ma non si dimostrò offeso dal suo
atteggiamento.
«Va bene, ma prima vorrei sapere cosa ti ha sconvolto in questo modo, sembra tu abbia visto un
fantasma».
Ad Aidan non andava di parlargli di ciò che gli era sembrato di sentire, non in quel momento in
cui le sensazioni ancora lo stordivano. Raccontò all’amico di aver sorpreso Celine con Maheloas e di
ciò che era accaduto dopo tra loro.
«Quello che hai visto non credo provi nulla di strano, quello che hai fatto dopo non lo capisco,
soprattutto non dopo la tua comparsa al matrimonio con Kaina», rispose Aengus.
«Come ben sai era solo un modo per tenere Celine alla larga da me, non mi è mai interessata
Kaina, non c’è stato nulla con lei in quell’occasione, né mai ci sarà», ammise lui con sincerità.
«Lo so, ma questo ci riporta alla mia domanda: hai agito per tenerla lontana da te, ma stasera
hai quasi fatto l’irreparabile. Non puoi starle accanto, ma ti comporti come un compagno, prova anche
a immaginare la confusione che scateni in lei», osservò il suo amico.
«Hai ragione ma, nonostante questa consapevolezza, non riesco a immaginarla a fianco a un
altro, stasera ho perso la testa», ammise.
«E quando troverà il Prescelto che cosa farai?» domandò Aengus, che non intendeva rendergli
le cose facili.
«In quel caso sarebbe il compagno del suo destino, la persona giusta per lei. Me ne farò una
ragione», rispose Aidan, stringendo i denti.
«No, non lo farai. Stai mentendo a me e a te stesso, lo sai. Io in questo però non posso aiutarti,
l’unica soluzione sarebbe smettere di amarla, ma temo non esista un modo per obbligare il tuo cuore a
farlo. Se sapere cosa vuole Celine da me può servire a darti pace e a tenere in parte a freno la tua
gelosia, te lo dirò, ma lei non dovrà mai saperlo, o perderò la sua fiducia e inoltre tu perderesti la mia».
«Non dirò una sola parola», rispose Aidan impaziente.
«Non ne sarai contento», gli fece notare Aengus.
Aidan lo guardò con disappunto, ma non disse nulla, una parola sbagliata e Aengus avrebbe
cambiato idea.
«Celine mi ha chiesto delle lezioni supplementari. Si sente un peso in battaglia e voleva capire
come comportarsi. Non c’è altro, anche Bhirginia ne è al corrente», spiegò Aengus senza tanti giri di
parole.
«Voglio augurarmi che tu non le abbia fatto comprendere né più né meno di ciò che le è stato
insegnato a Gallaibh!» esclamò Aidan preoccupato.
«Immaginavo avresti avuto da ridire, per questo preferivo tenertene fuori. No, non l’ho presa in
giro. Le ho dato esattamente quello che voleva e so di aver fatto la cosa giusta. Non può essere lasciata
così indifesa. Alla Divisione, in mezzo a quella distruzione, non solo non era in grado di aiutarci, era
anche un pericolo per se stessa. È giusto che sappia come difendersi e lo sai anche tu», rispose
duramente Aengus.
Aidan stava per obiettare, ma si rese conto che l’amico aveva ragione. Se quel giorno lui non
fosse intervenuto per salvarla, forse, Celine sarebbe stata rapita. Certo, era terrorizzato all’idea che lei
partisse in quarta lanciandosi in una battaglia, ma era come diceva Aengus: che non fosse neppure in
grado di difendere se stessa era molto peggio.
L’amico lo lasciò riflettere senza incalzarlo per avere una risposta. Una delle cose che
apprezzava di più di Aengus era che sapeva come trattarlo. Non era come Erskine che si limitava a
imporgli i suoi ordini, Aengus era il solo capace di fargli capire davvero cos'era giusto.
«Hai ragione», ammise alla fine. «È migliorata?» chiese curioso.
«Sì, ho faticato parecchio a far venir fuori la rabbia, ma quando ho capito che tasto toccare mi
ha scatenato addosso l’inferno. Mi ha messo a terra, senza che nemmeno avessi il tempo di capire cosa
mi stesse facendo. Le sue evocazioni combinate hanno una forza incredibile, abbiamo bisogno di lei
per vincere, specialmente di fronte a quella nuova strana creatura».
Aengus gli spiegò del nuovo capitano ombra che si erano trovati ad affrontare, Aidan davvero
non sapeva spiegarsi come fossero possibili i poteri assurdi che aveva quell’essere. Stava per chiedere
ulteriori spiegazioni, quando entrò nella stanza Bhirginia. Se fu sorpresa di vederlo, non lo mostrò in
alcun modo.
«Avete trovato una soluzione?» volle sapere Aengus.
«No, anche se sono certa ci stiamo avvicinando sempre di più», rispose Bhirginia evasiva.
«Che cosa non mi stai dicendo?» la incalzò il marito.
Bhirginia lanciò uno sguardo in direzione di Aidan.
«Parla pure liberamente», la incitò Aengus.
«È sopraggiunta Celine, sembrava sconvolta. Ha chiesto a me e Acheflow di lasciare la stanza,
penso volesse parlare con Buonia da sola e non fosse lì per la pozione», spiegò Bhirginia.
«Probabilmente è così», disse Aengus.
Bhirginia li fissò entrambi, incrociando le braccia sul petto, era evidente che le desse fastidio il
silenzio del marito. Aidan non voleva essere motivo di contrasto tra loro due e sapeva che, se non fosse
stato lui a parlare, Aengus avrebbe mantenuto il segreto.
«Celine è fuori di sé per colpa mia», ammise, «questa sera è accaduto qualcosa tra noi, qualcosa
da cui per fortuna mi sono tirato indietro per tempo. Ho voluto giocare con il fuoco: so che devo starle
lontano, ma la mia gelosia nei confronti di Maheloas ha cancellato ogni forma di ragione», spiegò
rapidamente.
Bhirginia gli fece un sorriso. «Posso immaginare quanto sia difficile imporsi di stare distanti da
chi si ama, ma so anche che ci sono dei motivi più grandi del tuo egoismo personale che ti spingono ad
agire in questo modo. Ciononostante, secondo me, se guardi davvero nel tuo cuore, avrai le risposte
necessarie a placare la tua gelosia», disse Bhirginia, stringendogli una mano con affetto.
«Io non riesco a credere che le interessi davvero Maheloas, ma quando si comporta con lui
come se ci fosse qualcosa tra loro, qualcosa che io non so, tutto il mio buon senso viene cancellato da
una rabbia cieca».
«Allora risponditi con quanto hai fatto tu con Kaina e con cosa Celine pensa sia la verità»,
consigliò Aengus.
Poco dopo lasciò il suo amico e la moglie da soli, e si diresse verso la sua stanza. Sapeva che
avevano ragione, nemmeno lui riusciva a credere che Celine facesse sul serio con il Sovrintendente, ma
non era in grado di guardarla mentre riservava attenzioni a un altro, anche se per finta.
Celine aveva raccontato a Buonia tutto quello che era accaduto e l’amica la fissava a bocca
aperta.
«Non dici nulla?» la incalzò Celine.
«È un comportamento assurdo. Non riesco a credere che lo abbia fatto solo per ferirti e
umiliarti, come pensi tu. Ti ha preso in giro, questo è certo, ma non nel modo in cui credi».
«Che cosa intendi?» domandò Celine.
«La sua reazione improvvisa, prima che ti dicesse quella frase infelice, stride con tutto il resto,
io credo semplicemente che abbia capito di essersi spinto troppo oltre e sia voluto scappare», disse
Buonia.
«Non so davvero cosa pensare, Buonia, quella sberla mi è partita dalla mano senza che
nemmeno avessi la facoltà di accorgermi che lo stavo colpendo. È stato terribile sentirsi dire quelle
cose, avresti dovuto udire il sarcasmo che ha usato. Eppure fino a un attimo prima sembrava che stesse
guardando un fantasma: aveva uno sguardo terrorizzato, su questo hai ragione».
«Se è questo l’effetto che fai agli uomini povera te!» scherzò Buonia.
«La rabbia che ho provato per la storia con Kaina mi ha fatto dimenticare per qualche tempo
quanto sia forte quello che sento per lui. Non riesco a smettere di amarlo, è bastato che mi baciasse per
dimenticare ogni cosa. E adesso sono qui, punto a capo, a chiedermi cosa voglia, a domandarmi perché
se mi ama non voglia stare al mio fianco, tormentandomi. L’unica che può fare qualcosa a questo
proposito sono io. Siamo arrivati qui e abbiamo scoperto questo mio potere, forse, presto, in altri
viaggi, scoprirò altro su me stessa».
«Sei ancora dell’idea di arginare il ruolo del Prescelto e trovare un modo di stare con lui?» la
interrogò Buonia.
«Ora più che mai, ma...» rispose Celine dubbiosa.
«Forse non sai abbastanza di lui e del suo passato, o forse non ti sei interrogata abbastanza al
riguardo. Io credo che non solo Aidan sia bloccato da ciò che rappresenti, ma che lui comunque non si
ritenga all’altezza. Nonostante la sua arroganza e il suo modo di fare penso che la morte della sua
famiglia sia un trauma che si ripercuote su ogni sua azione», osservò Buonia saggiamente.
«Forse quando scoprirò di più su me stessa avrò anche le risposte a queste domande. Come va
l’antidoto piuttosto? Ho cacciato Acheflow e Bhirginia, ma mi rendo conto che forse avrei dovuto
attendere che aveste finito».
«Va come prima. Come ti ho detto lo abbiamo già annientato con più pozioni, purtroppo si
rigenera e non capisco come sia possibile. Se scoprissi cosa usare per distruggerlo definitivamente,
l’antidoto sarebbe pronto», rispose Buonia pacata.
Celine non sapeva cosa dirle, non s’intendeva certo di pozioni, tantomeno di erbe. Si mise a
giocare distrattamente con un coltello per sminuzzare radici, passandoselo da una mano all’altra mentre
rifletteva.
«Celine, fai attenzione, è molto affilato!» esclamò Buonia per avvertirla, quando si rese conto di
cosa stava maneggiando.
Purtroppo non fu lesta a sufficienza, nel momento in cui Buonia pronunciò la sua
raccomandazione, Celine avvertì come una stilettata nel palmo della mano. Si era tagliata per tutta la
lunghezza della linea della vita. Il sangue prese a sgorgare rapidamente, Buonia si affrettò a tamponarla
con una garza, ma Celine liberò la mano osservandola. Gli echi della voce degli Spiriti le
rimbombarono in testa.
“...C’è di più nel tuo sangue. In te risiede il dono di Amore. Puoi ricacciare indietro il male,
disponi della facoltà di salvare i corrotti. In te vi è vita, luce e amore: questo è il tuo potere...”.
Ignorando Buonia, Celine si diresse verso l’ampolla, dove l’antidoto stava perdendo la sua
battaglia contro l’acqua avvelenata, e fece sgocciolare al suo interno il sangue che sgorgava dal taglio.
Il contenuto prese a ribollire, Buonia le andò a fianco rapidamente. Il composto mandava strani
bagliori, era come se all’interno di quel liquido ambrato rimbombassero gli echi di una piccola
battaglia, poi lentamente la schiuma si dissolse e la pozione tornò ferma. Buonia la osservò con occhio
critico, ne prelevò un campione con un contagocce e iniziò ad analizzarla. Un urlo di gioia le sfuggì
dalle labbra, quando costatò quello che Celine già immaginava: il veleno era stato distrutto.
«Sia lodato il coltellino taglia radici», scherzò Celine, «se non mi fossi tagliata, non mi sarebbe
mai venuto in mente. Avresti potuto lavorare per anni senza mai trovare l’ingrediente che ti mancava».
«Non ci sarei mai arrivata», ammise Buonia sbalordita.
«Prova a versare una goccia di quel composto negli altri campioni avvelenati, vediamo cosa
accade», suggerì Celine.
Con grande gioia appurarono che bastava una minuscola goccia di antidoto, contenente il
sangue di Celine, per far sparire il veleno da ogni singolo campione.
«Andiamo a riposare, domani daremo la notizia agli altri e potremo iniziare a preparare le
spedizioni», disse Celine prendendo a braccetto l’amica.
CAPITOLO 11 ~ PERCORSI
Domenica 14 gennaio
Celine si alzò all’alba per recarsi in infermeria da Ailie. Buonia andava tre volte al giorno a
controllarla, ma per il resto del tempo se ne occupava il personale del castello. La ragazza non si era
ancora risvegliata, ma i suoi segni vitali erano buoni e poco per volta stava recuperando un aspetto
normale. Buonia diceva che probabilmente le ci sarebbe voluto altro tempo per riprendere conoscenza,
ma che non c’era da preoccuparsi, considerata la reazione positiva del suo fisico. Aveva spiegato ad
Acheflow e Hewie che era meglio le stessero lontani appena risvegliata, per Ailie sarebbe stato
scioccante riprendere conoscenza e rendersi conto di quanto aveva fatto e detto, trovarsi davanti le due
persone con cui aveva dato il peggio di sé non l’avrebbe aiutata. Fortunatamente entrambi compresero
alla perfezione cosa intendesse.
Raggiunse tutto il gruppo nella stanza delle tele luminescenti. Quando Maheloas attivò il
collegamento, si ritrovò davanti sua nonna, Davios, Corentin ed Helori. Erano passati pochi giorni da
quando li aveva salutati, ma le sembrava trascorsa una vita.
«Buongiorno, siamo stati avvisati che devi comunicarci qualcosa d’importante», esordì
Morwenna.
“Sua nonna sapeva bene come tenere sempre un comportamento formale e non manifestare
altre emozioni”, rifletté Celine.
Decise di essere diretta, senza perdersi in tanti giri di parole: ora che l’antidoto era pronto
dovevano muoversi rapidamente.
«Durante una spedizione al fiume, per prelevare campioni d’acqua avvelenata, Ailie è stata
trasformata in un corrotto dai nostri nemici», disse Celine, iniziando il suo racconto.
«È terribile, com’è accaduto? Che cosa diremo alla famiglia?» intervenne Helori
immediatamente.
«Questo è un vero disastro, verrà a galla immediatamente lo strano potere dei nostri nemici nel
tramutarci in corrotti, dovremo mentire e dire alla famiglia che è stata uccisa in battaglia», disse
Davios.
«Calmatevi», li ammonì Celine, «non ho terminato il mio racconto, adesso vi dirò tutto, vi
prego di stare in silenzio fino al termine».
Celine spiegò quanto era accaduto in quei due giorni nei minimi dettagli, quando rivelò di
averla guarita dalla corruzione vide l’espressione scioccata dei loro volti.
«Adesso Ailie è in fase di recupero in infermeria, non ha ancora ripreso conoscenza ma, quando
tornerà in sé, le chiederò se i nemici le hanno detto qualcosa. Soprattutto voglio chiederle notizie su
quello strano capitano ombra. Non posso però attendere il suo risveglio, intendo iniziare subito a
visitare i luoghi più vicini e poi partire per quelli più distanti», concluse Celine.
«Non è mai stato scritto nulla su questo tipo di poteri dei Prescelti», disse Davios scettico.
«Penso ci sia molto che non è giunto fino a noi, Davios», lo rimbeccò Celine «Ti farà piacere
sapere che la spedizione di recupero per Ailie è andata a buon fine grazie a una guaritrice, tra le altre
cose», aggiunse con un sorrisino, per poi esporre un racconto dettagliato di quanto aveva fatto
Bhirginia.
Ovviamente tutti i presenti si complimentarono con lei, anche Davios fu costretto a farlo, con
grande divertimento di Celine.
«Celine, non voglio che tu ti metta in pericolo tentando a tutti i costi di avvicinare quelle
creature», disse Morwenna, andando al di là dello stupore per quanto avvenuto.
«Non lo farò, nonna, ma non voglio neppure che siano sterminati senza tregua come prima.
Quando possibile, i Custodi corrotti dovranno essere tutti catturati e condotti in celle di sicurezza»,
rispose Celine decisa.
«Non puoi pensare seriamente di andartene in giro per tutto il mondo a guarire tutti i corrotti, ti
prosciugheresti!» esclamò Morwenna.
«E non potrei comunque farlo. Questo dono vale solo per la nostra stirpe. Gli umani che si
fanno volontariamente trasformare in corrotti sono per lo più persone malvagie. Io posso riportare alla
luce qualcuno cui tutto questo è stato imposto, ma non posso farlo su persone che sono già marce
dentro da principio», la tranquillizzò Celine.
Morwenna sembrò calmarsi davanti a quella spiegazione. Il resto del tempo parlarono dello
strano capitano ombra che sembrava qualcosa di mai visto e di come Celine avrebbe proceduto con le
ispezioni dei luoghi da controllare. Quando chiusero il collegamento, tirò un sospirò di sollievo: era
andata meglio del previsto. Era spaventata che la riunione a distanza si protraesse per il resto della
giornata, invece c’era ancora molto tempo.
Subito dopo pranzo partirono alla volta di alcuni dei luoghi più vicini da esplorare. Erskine
aveva proposto il cimitero dietro il villaggio, ma Celine aveva deciso che sarebbero andati prima dalla
parte opposta. L’indomani, invece, sarebbe iniziata la spedizione vera e propria, avrebbero visitato il
cimitero, ma da quel lato vi erano sentieri che avrebbero potuto condurli anche altrove; dal versante
Ovest avrebbero potuto solo fare avanti e indietro, visto che il territorio a Nord era separato dalla parte
a Sud da una piccola catena montuosa.
Nonostante fossero in una zona sicura avevano deciso di andare tutti, Erskine aveva il terrore
che vi potessero essere dei nemici che si erano infiltrati in qualche modo. Celine non poteva dargli
torto, considerate tutte le stranezze che si erano trovati ad affrontare da quando erano arrivati in quei
luoghi. Erano tutti in sella ai loro cavalli, ma nessuno parlava, tutti erano attenti a ogni singolo rumore.
L’affiancavano Ermer ed Erskine, mentre subito dietro di lei c’erano Aidan e Murchadh, seguiti dal
resto della compagnia. Solo Maheloas era rimasto al castello a vegliare su Ailie.
Non aveva più parlato con Aidan dal giorno prima, evitava persino di guardarlo se poteva.
Voleva trovare il modo di avere un confronto con lui, ma sapeva di dover aspettare, ora c’erano cose
più importanti di cui occuparsi. Quando giunsero a uno dei piccoli ponti di pietra, che permetteva di
attraversare il fiume, Celine si riscosse dai suoi pensieri e fece vagare lo sguardo. Era proprio come
aveva detto Morwenna, la grande quercia Tomadach Darag Aonaranach svettava su tutta l’area
boschiva. Era uno spettacolo molto particolare, si vedeva tutto il bosco con le cime degli alberi coperte
di neve e poi, nel mezzo, svettava il tronco poderoso della quercia. Le sue chiome sempreverdi non
erano scalfite dal tempo, né dalle intemperie: sembrava al culmine del periodo vitale, non un solo
millimetro di neve era poggiato sui suoi rami.
Proseguirono per il sentiero indicato nella mappa e presto furono circondati dal silenzio del
bosco. Piccole creature bianche li osservavano, sbucando dalle loro tane. Evidentemente il rumore degli
zoccoli dei cavalli, in quel luogo di pace, li metteva all’erta. Erano splendidi esemplari d’ermellini che
li spiavano curiosi, ma senza avvicinarsi. Dopo lo scempio di cui aveva sentito raccontare da Erskine,
su tutti gli animali morti, era felice di osservare che ci fossero delle creature che se l’erano cavata.
Forse quelle piccole bestioline, anziché bere acqua dal fiume, ne bevevano in piccole quantità da pozze
di neve sciolta.
Addentrandosi sempre di più nel bosco, la poca luce presente svanì quasi del tutto: sembrava
notte fonda. Accesero le torce che si erano portati dietro per proseguire. Celine stava quasi pensando
che avessero sbagliato strada, quando gli alberi si aprirono all’improvviso svelando una meravigliosa
radura. Si trovava ai piedi della grande quercia.
Rimase a bocca aperta, lo spettacolo che aveva davanti a sé era da togliere il fiato: innanzi a
quella manifestazione di silenziosa solennità anche l’animo meno avvezzo a suggestioni immateriali
sarebbe rimasto sbalordito. Il tronco aveva un’ampiezza che avrebbe richiesto almeno una decina di
persone per poterlo abbracciare; le radici creavano un gioco d’intrecci tra i quali s’intravedevano acqua
e piccoli fiori multicolori; i rami svettavano fieri e carichi di foglie verde intenso, e piccole ghiande.
Celine era certa che quell’albero fosse caro ad Adhar, probabilmente era vera la leggenda che
raccontava lo avesse piantato lei. La sacralità del rapporto che i loro antenati intessevano con la natura
era evidente in quel luogo. Un microcosmo cresceva lì intorno, in quella terra tormentata dal freddo vi
era anche una vita potente e rigogliosa. L’albero sembrava emanare luce e calore, e la natura
lussureggiante che gli cresceva attorno ne era la prova. Dai rami più bassi pendeva edera frondosa; le
farfalle che vi danzavano attorno sembravano fiori magici; dalle tane ai suoi piedi spuntarono altri
ermellini; due renne, dal lato opposto, bevevano dalla piccola sorgente d’acqua, che scorreva ai piedi
dell’albero e andava scomparendo nel sottosuolo. Celine era certa che l’acqua in quel luogo fosse sana,
come lo era tutto il resto, ricco e pulsante di vita. Il potere diAdhar lì era troppo forte perché potesse
esservi qualcosa di contaminato. Il silenzio sbalordito dei suoi compagni le fece comprendere che erano
sconvolti davanti a quella maestosa cattedrale vivente.
«Tento di stabilire un contatto avvicinandomi all’albero, non intervenite, non potrebbe
accadermi nulla di male», disse Celine, scendendo da cavallo.
Lentamente s’incamminò verso il tronco, gli animali la osservavano, ma non sembravano
impauriti dal suo passaggio e non si allontanarono. Più Celine si avvicinava a quel maestoso albero e
più avvertiva l’energia che emanava, quando vi si trovò a fianco vi poggiò la mano sopra. Una
sensazione di calore interiore e pace l’avvolse da subito, le sembrò che il potere di quella magia potesse
regalare la gioia al mondo.
«La tua venuta a me, Figlia della Luce, mi riempie di gioia. Significa che presto tornerà la pace
su questa terra aggredita dal male», disse una voce nella sua testa.
«Adhar?» disse Celine con tono incredulo.
«No. Ella mi ha amato così tanto che mi ha regalato una vita, un cuore e un cervello pensante,
ma da molto tempo nessuno è più venuto qui a chiedere il mio consiglio, a parte gli animali:
sono Tomadach Darag Aonaranach. Non vi è necessità che parli ad alta voce, puoi anche solo pensare,
io sto parlando nella tua testa».
Celine era sbalordita, mai avrebbe pensato di parlare con un albero.
«Ero certa che non avrei trovato la Lama d’Aria in un luogo sicuro, sono certa non sia qui ancor
di più adesso, questo è un luogo di vita, non di battaglia», pensò Celine.
«E hai ragione, ma visto che sei qui ti consiglio di visitare tutti i luoghi di questa terra, ogni
posto potrà darti qualcosa, alcuni di più, altri meno, non trascurare nulla. Scaccia il male da qui,
riportaci la pace».
«Lo farò», promise Celine, staccando la mano dall’albero.
«Non è qui», disse rivolta ai suoi compagni.
«Vuoi procedere verso la miniera?» domandò Erskine.
«Sì, poi faremo ritorno al castello e ci prepareremo per domani», rispose Celine.
Poi notando la curiosità dei suoi compagni verso il luogo, spiegò loro il potere della quercia e si
ripromise di parlarne a Maheloas. Rientrarono nel fitto del bosco, riaccendendo le torce, e proseguirono
per un bel pezzo prima di giungere alla miniera. In quel momento non vi era nessuno e lo spiazzo
appariva totalmente buio, a parte i globi luminosi fissati attorno al perimetro e vicino all’ingresso.
«A quest’ora gli operai non ci sono», iniziò Erskine, «visti i ritmi di buio e luce, in questo luogo
lavorano dal mattino presto, per poi andarsene quando inizia a calare la luce dopo pranzo. Non che
all’interno faccia differenza, sono proprio i ritmi di vita a essere diversi», spiegò.
Scesero tutti da cavallo, era evidente che non l’avrebbero lasciata entrare da sola. L’ambiente lì
attorno aveva un che di surreale, sembrava di trovarsi in un luogo dimenticato da tempo, anche se i
carrelli ordinatamente in fila sulle rotaie e gli attrezzi lasciati lì attorno suggerivano che qualcuno
avesse smesso di lavorare da poco. Dietro l’ingresso svettavano le montagne da cui il popolo del Regno
dell’Aria estraeva metalli preziosi.
Celine e gli altri varcarono la soglia della Miniera delle Profondità, Mèinn an Doimhneach. Si
aspettava travi di legno penzolanti e oscurità, ma era stata tratta in errore. Le Miniere delle Profondità
erano illuminate a giorno dai globi di luce, proprio come la biblioteca sotterranea di Gallaibh. I corridoi
erano scolpiti nella pietra: i minatori avevano dato vita ad ampie vie costellate da colonne dall’aspetto
gotico e soffitti riccamente lavorati. Non vi era, però, bisogno di quadri o ornamenti, come in una
chiesa: quel luogo aveva un fascino naturale. I filoni di metalli rilucevano, le venature luminose
risaltavano nei punti giusti creando giochi di colore. Era nettamente distinguibile il percorso principale,
poiché gli altri corridoi erano più piccoli e ricchi di aperture ai lati, mentre la via da seguire per
addentrarsi in profondità era ampia e spaziosa.
Molto presto giunsero a un’ampia scala scavata nella roccia. Le ringhiere laterali erano alte,
lavorate a mano e intarsiate con gemme preziose. Gli scalini di marmo rilucevano pallidi, quasi come
se qualcuno facesse le pulizie tutti i giorni. La discesa fu lunga e silenziosa: a ogni piano partiva un
nuovo corridoio con un’infinità di diramazioni e le gemme preziose, che adornavano le ringhiere,
cambiavano. Celine ne dedusse che ogni piano avesse una sua particolare estrazione e che i minatori
avessero voluto indicarlo in quel modo.
Non osava immaginare cosa sarebbe accaduto se alcuni umani avidi avessero potuto avere
accesso a quel luogo: avrebbero depredato qualunque cosa pur di arricchirsi. Ringraziò mentalmente le
abilità degli illusionisti che tenevano distanti coloro che non facevano parte della loro razza.
Quando la discesa finalmente terminò, giunsero all’ultima stanza della miniera. Lì era stato
ricavato un altare in onore di Adhar: la sua statua raffigurava una donna esilissima, dal volto dolce e
con i capelli a caschetto che sembravano quasi dare l’idea di essere spettinati dal vento. Come per la
statua fuori dalla scuola per laoich, era stato scolpito un enorme blocco di ametista grezza trasparente,
con bagliori lilla e viola al suo interno: sembrava quasi una statua dentro la statua. La prima
trasparente, la seconda di tutte le sfumature del viola. La grandezza di questa, però, era più imponente, i
tratti del suo volto ben delineati, gli occhi sembravano quasi luminosi, dava l’idea di poterti osservare.
Celine si avvicinò, girandole intorno, e tentò di stabilire un contatto con lo Spirito
di Adhar, immaginando quel volto dolce e gentile e richiamandola alla mente.  Lo sforzo la stava
sfibrando, ma nulla accadeva. Tentò toccando la statua, cambiando posizione, inchinandosi davanti
all’altare, ma tutto taceva. Da quel luogo non giungeva nulla, se non il silenzio.
Sentiva che non aveva senso tentare oltre, in quelle profondità non vi era altro, a parte le
meraviglie che avevano visto. «Nulla neppure qui», disse, voltandosi verso i suoi compagni.
«Sarà meglio rientrare al castello adesso», suggerì Erskine.
«Certo. Se tutti siete in grado di visualizzare lo spiazzo fuori dalla miniera e pensate di averne
le forze, possiamo materializzarci lì. Guadagneremo tempo, non ha senso ripetere tutto il percorso al
contrario. Poi dal piazzale riprenderemo i cavalli e faremo ritorno al castello», propose Celine.
Nessuno fece obiezioni, quindi Celine si concentrò per raggiungere l’esterno della miniera. In
un lampo sentì il suo corpo come disfarsi, un battito di ciglia e l’aria fredda le sferzò il viso.
Immediatamente dopo di lei apparve Aidan, ma non vi fu spazio per le parole, poco per volta tutti gli
altri fecero la loro comparsa.
Durante il percorso a cavallo Celine, ripensò alle parole dell’albero sui luoghi da visitare.
Sarebbe potuto sembrare che la miniera non le avesse dato nulla, quando invece le aveva dato molto.
Non aveva neppure avuto necessità di arrivare fino in fondo per comprenderne il significato. In quei
luoghi erano sepolte ricchezze inestimabili, meraviglie che avrebbero sicuramente richiamato l’avidità
degli umani. Il messaggio di quel luogo era molto chiaro: i loro domini andavano protetti a tutti i costi.
Ora comprendeva meglio perché gli Spiriti vietassero loro d’intrattenersi con gli umani, di svelargli il
loro mondo, difficilmente avrebbe portato a qualcosa di buono.
Giunsero al castello quasi all’ora di cena e Celine decise di aggiornare Maheloas durante il
pasto, insieme a tutti gli altri.
«Mio padre non mi aveva mai parlato dell’albero in questi termini», osservò il Sovrintendente
stupito.
«Probabilmente nemmeno lui aveva dato peso alle leggende sul conto di quella pianta», suppose
Celine.
«O forse l’hai risvegliata tu», disse Maheloas.
«Non credo, il potere in quel luogo è molto forte. Semplicemente le antiche usanze devono
essere andate perse con il passare degli anni», rispose Celine.
«Oggi sono andato a trovare Ailie, vi farà piacere sapere che ha ripreso conoscenza per pochi
minuti, ma non abbiamo parlato, era ancora troppo provata. Le guaritrici hanno ritenuto opportuno
riposasse ancora, adesso sta dormendo profondamente», li informò il sovrintendente.
«Sta bene? Ne siete certo?» domando Acheflow preoccupata.
«Starà benissimo, poi ci sarò io a vegliare su di lei, in caso vi siano problemi manderò qualcuno
a cercarvi, ma non credo sarà necessario», la tranquillizzò Maheloas.
Il resto della cena trascorse tra chiacchiere piacevoli. Tutti si ritirarono subito dopo per
riposarsi, a parte Celine, Erskine, Ermer, Caswyn, Buonia, Aidan e Maheloas, che raggiunsero la stanza
delle mappe per parlare degli ultimi dettagli.
«Da ciò che ho capito come primo luogo, domani, andrete al cimitero», disse Maheloas.
«Sì, partiremo da lì per poi addentrarci nella restante parte del territorio», confermò Celine.
«Allora vi conviene uscire presto, gli abitanti del villaggio sicuramente si faranno avanti per
salutarti, perderete un po’ di tempo ad attraversarlo, vi accompagnerò sin lì in modo che vedano anche
me», propose Maheloas.
«Certo, sarà un piacere», accettò Celine.
«Per quanto riguarda le tende e le provviste, siamo pronti?» chiese Erskine.
«Certo, ho dato ordine al personale di portare tutto nell’atrio domani mattina all’alba. Vi
aiuteranno a caricare», rispose Maheloas cordiale. «Come pensate di procedere?» chiese poi.
«Andremo prima al Cimitero, poi sulla collina Sliabh Aonaranach, in seguito potremo
raggiungere la Riserva Abbandonata e accamparci lì. Il mattino seguente potremmo raggiungere il Loch
reòta e tentare la purificazione del fiume. Da lì, vorrei proseguire per la Torre Tùr an Crùn, arrivare al
pozzo Fuaran a Aisling e per finire al TempioTeampall an Gaoth Comhartaich. Ovviamente dipende
da quanto tempo sarà richiesto, da eventuali scontri con i nemici e da quanto impiegheremo a fare tutto
il giro, ma penso staremo via almeno due o tre giorni», spiegò Celine.
«Fate attenzione e in caso di pericolo tornate indietro, sarò felice di aggregarmi, se richiesto, e
di far partecipare i miei guerrieri», disse Maheloas.
«Non credo sarà necessaria la vostra presenza, non vorremmo mai possa accadere qualcosa
all’unico membro rimasto della vostra nobile casata», rispose Aidan.
«Non c’è di che preoccuparsi, se sarà necessario verrò», ribatté Maheloas, senza raccogliere il
sarcasmo.
Celine si sentiva in dovere di dire qualcosa, ma si trattenne, il comportamento di Maheloas era
stato ineccepibile, riprendere Aidan avrebbe dato più peso alla cosa.
«Buonia, tu sei pronta con i materiali per le pozioni, gli antidoti e quanto altro possa servire?»
domandò Erskine.
«Tutto pronto, Bhirginia e Acheflow hanno svolto un ottimo lavoro», asserì Buonia.
«Mi dispiace molto che non si possa verificare l’attività nemica con i sistemi di sorveglianza. Il
progetto prevede che controllino gli impulsi provenienti dall’esterno dei nostri confini e non dentro
essi. Non dispongo di nessuno in grado di modificarli», si scusò Maheloas.
«Non hai nessuna colpa Maheloas, i sistemi sono progettati così ovunque. Adesso cercheremo
di sistemare i problemi che affliggono queste terre, una volta terminato ci preoccuperemo anche di
questo», rispose Celine gentilmente. «Non penso vi siano altri argomenti da trattare, riposate tutti,
domani notte non avremo un letto e un posto sicuro», disse poi agli astanti, alzandosi in piedi.
Giunta in camera sua si tolse lentamente la divisa e indossò la camicia da notte. Vi sentiva
ancora sopra il profumo di Aidan, non se la sarebbe mai tolta di dosso. Faceva di tutto per evitarlo e poi
eccola raggomitolata nel letto, a inspirare quell’odore che le stordiva i sensi dalla prima volta che
l’aveva avvertito: profumo di buono, luce, liquirizia e prato bagnato dalla pioggia. Il sonno tardava ad
arrivare mentre nella sua, mente si rincorrevano pensieri agitati. Il calore della sua pelle, la sensazione
di sentirsi sciogliere tra le sue braccia, la morbidezza delle sue labbra piene. Era un’ossessione, doveva
smettere di pensarci o avrebbe attraversato tutto il castello per raggiungerlo.
Il suo cervello fece gli straordinari e si spinse fantasticando su cosa sarebbe accaduto se
davvero avesse avuto il coraggio di fare ciò cui stava pensando. Si sentiva il cuore stretto in una morsa.
Si complimentò con se stessa per i pensieri che si era spinta a fare, non sarebbe mai riuscita a dormire
in quello stato. Infilò la vestaglia, strattonandola, uscì in corridoio accingendosi a bussare a una porta:
quella della stanza di Buonia e suo zio.
Venne ad aprire Caswyn che la invitò subito a entrare. «Che cosa succede, Celine?» le domandò
preoccupato, facendole cenno di accomodarsi sulla poltrona.
«Avrei bisogno di qualcosa per dormire o non ce la farò mai», rispose sinceramente.
«Sei preoccupata per la spedizione?» indagò suo zio.
Celine scosse la testa, non aveva senso mentire, non con loro due.
«Allora che cosa?» la incalzò Caswyn.
«Marito, sei ottuso oltre che troppo curioso!» disse Buonia, uscendo dal bagno.
Aveva i capelli raccolti sotto un asciugamano e l’aria radiosa. Celine provò una fitta d’invidia,
non per l’amica in particolare, ma per tutte le coppie innamorate, si chiese come sarebbe stato poter
vivere quei momenti con la persona che desiderava. Niente di speciale o spettacolare, solo le cose
semplici di tutti i giorni: svegliarsi insieme, stare nel letto abbracciati, fare colazione sorridendosi senza
bisogno di parole.
«Celine?» la riscosse suo zio.
«Scusa, stasera i miei pensieri sono piuttosto agitati, non riesco a smettere un attimo di pensare
ad Aidan. Lo so che al momento le mie preoccupazioni dovrebbero essere altre, ma quando mi ritiro
nella mia stanza e m’infilo nel letto smetto di essere una regina e divento una normale ragazza. È tanto
sbagliato?» domandò imbarazzata.
«No, Celine, non lo è. Vorrei tanto poterti aiutare credimi», disse suo zio comprensivo.
Buonia le porse una tazza fumante.
«Che cos’è?» chiese Celine.
«La tisana che era a bollire sul fuoco, ma nella tua ho aggiunto alcune gocce che ti aiuteranno a
rilassarti. Bevila a letto, prenderai sonno a breve», rispose l’amica.
«Grazie!» esclamò Celine riconoscente.
Buonia volle riaccompagnarla fino in camera, incurante dei suoi dinieghi. Quando si fu
sistemata nel letto, le porse la tazza.
«Ho detto che per te ci sarei sempre stata e non intendo rimangiarmi la parola, Celine: per
qualsiasi altra cosa fai come stasera, non esitare a bussare alla mia porta, è questo che fanno le
amiche».
«Stasera non riesco proprio a smettere di dirti grazie», rispose Celine commossa.
«Non farlo, è una gioia per me starti accanto».
Quando Buonia la lasciò, la tisana era ormai finita e non appena sentì un leggero torpore si
lasciò andare sui cuscini. Il sonno scese su di lei come una coperta leggera, regalandole finalmente
l’incoscienza.
...
.
...
FINE Parte 1.